Corriere della Sera, 10 settembre 2026
Israele: bando alle ong britanniche. Ma Londra incassa il «silenzio» Usa
Non accenna a placarsi lo scontro diplomatico fra Israele e la Gran Bretagna, dopo che Londra si è messa alla testa di una coalizione di 12 Paesi occidentali per imporre sanzioni contro le colonie ebraiche nella Cisgiordania occupata. Il ministro della Diaspora israeliano, Amichai Chikli, ha disposto ieri il bando a numerose organizzazioni britanniche, incluse Oxfam e Save the Children, dopo che martedì era stato chiuso il consolato di Londra a Gerusalemme (che serve principalmente i palestinesi) e vietato l’ingresso a 11 deputati di Westminster, fra cui l’ex leader laburista Jeremy Corbyn e tutto il gruppo parlamentare dei Verdi, accusati di «attività anti-semite».
Ma a un livello più profondo, la rottura è meno grave di quanto potrebbe apparire: l’intelligence britannica ha avuto assicurazione dai colleghi israeliani che lo scambio di informazioni continuerà come prima, poiché si tratta di una cooperazione di cui beneficiano entrambe le parti. È un po’ quello che si è verificato nei rapporti fra Londra e Washington, quando le recenti burrasche politiche non hanno minimamente intaccato la stretta integrazione a livello di deep state.
Ancora più significativo è il fatto che non ci sia stata finora una reazione negativa da parte della Casa Bianca. Al netto, come sempre, di imprevedibili pronunciamenti di Donald Trump, è stata notata la cautela di Marco Rubio, il segretario di Stato, che pur non appoggiando le sanzioni britanniche contro i coloni si è ben guardato dal minacciare ritorsioni. E il ministro degli Esteri britannico, Ed Miliband, si è detto convinto che gli Stati Uniti condividono almeno in parte la sua esasperazione di fronte alla riluttanza da parte di Israele a mettere un freno alle violenze dei coloni in Cisgiordania.
La svolta di Londra è stata il risultato di un lungo lavorìo diplomatico. La decisione americana di non opporsi apertamente alle sanzioni è arrivata dopo un colloquio telefonico, lunedì, fra Andy Burnham e Donald Trump, in cui il premier britannico ha anticipato e spiegato le intenzioni del suo governo. E per ammorbidire ulteriormente gli americani, i britannici hanno varato nuove sanzioni contro l’Iran.
Ma il vero colpo di teatro è stato portare dalla propria parte, per lanciare le sanzioni contro i coloni, anche Francia e Canada. La decisione di Parigi di unirsi all’iniziativa britannica è stata formalizzata solo la settimana scorsa, nel corso della visita a Londra del presidente Emmanuel Macron. In precedenza, la diplomazia francese aveva provato a spingere l’Unione europea sulla via del boicottaggio contro le colonie israeliane, ma si era scontrata con l’opposizione di Italia e Germania, oltre che con obiezioni della stessa Commissione di Bruxelles. E così alla fine Macron ha deciso di «saltare» sul carro britannico.
Ieri Burnham ha difeso la condotta del suo governo di fronte ai deputati: «La Gran Bretagna deve schierarsi per l’equità e contro l’ingiustizia – ha detto in Parlamento —. Quando la gente viene scacciata dalle proprie case, noi ci schiereremo sempre dalla parte di chi è svantaggiato».
Le sanzioni ai coloni hanno suscitato però reazioni critiche da parte della comunità ebraica britannica, soggetta a un crescendo di attacchi antisemiti. «Dobbiamo tutti fare di più per affrontare l’antisemitismo – ha affermato Miliband – ma io credo che possiamo fare questo e allo stesso tempo schierarci per i valori britannici».