Corriere della Sera, 10 settembre 2026
Il petrolio torna sopra i 100 dollari, il gas tocca i massimi da fine 2022
I venti di guerra in Medio Oriente soffiano anche sui mercati internazionali del petrolio e del gas, con le quotazioni che ieri hanno superato due soglie psicologiche: i 100 dollari al barile per il greggio e gli 80 euro al megawattora per il gas in Europa. Ad aver superato i 100 dollari è stato il Brent, il prezzo di riferimento per la gran parte del petrolio scambiato prevalentemente a Londra, balzato fino al +3,5% a 101,36 dollari al barile. Andamento simile per il West Texas Intermediate (Wti) scambiato a New York, salito del 3,6% a 96,35 dollari. Non siamo ancora al picco di quest’anno, quando il Brent il 30 aprile toccò i 122 dollari, ma la tendenza al rialzo da inizio agosto è praticamente ininterrotta. Siamo però ancora lontani dalle previsioni più nere fatte da diverse banche d’affari, che ad aprile prevedevano il greggio a 150 dollari se lo Stretto di Hormuz – da cui prima del 28 febbraio transitavano 20 milioni di barili pari a poco meno di un quinto del greggio commercializzato in tutto il mondo – fosse rimasto chiuso, cosa che in parte si sta verificando. Certo, una certa quantità di petrolio esce comunque, via terra attraverso gli oleodotti e via mare passando al largo dell’Oman. Ma chi ha fatto da stabilizzatore del mercato finora è stata la Cina – osservano diversi analisti – che ha ridotto i suoi acquisti di oltre 5 milioni di barili al giorno sfruttando le sue riserve.
Per cercare di tamponare le ricadute sui cittadini, a Roma il consiglio dei ministri potrebbe decidere di prorogare il taglio delle accise sul diesel che scade oggi.
Quel che preoccupa di più è il gas, con lo Stretto di Hormuz che era la porta di uscita del 20% del gas naturale liquefatto che arrivava sui mercati mondiali, soprattutto dell’Europa e dell’Asia, che ora si contendono altre forniture, come quelle dagli Usa e Australia. Il Qatar, uno dei fornitori principali del nostro Paese, ha sospeso alcune spedizioni e dichiarato forza maggiore nei confronti di Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. Il Ttf di Amsterdam, mercato di riferimento in Europa, con un +6,8% ieri ha sfiorato gli 81 euro, prezzo che non si vedeva da fine 2022. Per il presidente Usa Trump, peraltro, le quotazioni non scenderanno almeno «fino a dopo le elezioni di midterm perché l’Iran è disperato nel provare a influenzare il voto»
A far schizzare il prezzo non sono solo le tensioni tra Usa e Iran, ma anche la situazione delle scorte: l’Europa ha livelli di gas nei depositi tra i più bassi degli ultimi due decenni: al 67% rispetto all’82% di un anno fa.