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 2026  settembre 09 Mercoledì calendario

In ritardo i treni francesi: “In Italia solo nel 2028”. Rfi minaccia la rottura

Il Tgv M francese – il nuovo treno veloce e a due piani di Sncf – frena prima ancora di partire qui in Italia. I francesi giustificano lo stop chiamando in causa l’innovativo convoglio: il costruttore – scrivono – lo ha fornito con ritardo. Rfi – la società di Fs che assegna gli orari di partenza ai diversi operatori – contesta a Sncf di aver comunicato fuori tempo massimo il rinvio del lancio del servizio nel nostro Paese.
In Parlamento, circola copia di una lettera che Sncf invia a Rfi il 24 luglio 2026. Nella lettera, Sncf spiega che nel 2027 si limiterà a confermare i collegamenti internazionali con arrivo «a Milano Porta Garibaldi» lungo la linea convenzionale.
Sncf lascia intendere che il via libera alle corse veloci in Italia con il Tgv M – in diretta competizione con Frecciarossa e Italo – è ora previsto «non prima del secondo trimestre 2028». Il debutto dei francesi sull’alta velocità italiana era atteso per settembre 2027, con almeno 18 “tracce orarie” tra Torino e Roma e tra Torino e Venezia, passando per Milano.
Il ruolo dell’Antitrust
Il momento dell’avvio del servizio, le rotte e gli orari: tutto questo era desumibile dagli impegni che Rfi ha assunto davanti all’Antitrust, custode delle corretta competizione tra i diversi operatori. Il Garante ha messo d’accordo le parti con non poca fatica. E adesso?
Nella lettera a Rfi, i francesi imputano il rinvio a «ragioni indipendenti» dalla loro volontà. La prima è il treno stesso. Il Tgv M, il convoglio a due piani scelto da Sncf anche per l’Italia, è stato prodotto con «dei ritardi». Così l’autorizzazione in Francia è arrivata solo nel maggio 2026.
Secondo problema: l’omologazione in Italia. Sncf sostiene che il percorso si è rivelato più «articolato del previsto» anche in ragione di «nuove interpretazioni regolatorie».
Gianturco e Nola
Infine c’è il problema di dove riparare i Tgv M, una volta entrati in servizio da noi. Sncf – che ambisce a usare l’impianto di Trenitalia a Napoli Gianturco e quello di Alstom a Nola – sostiene di non avere una soluzione «praticabile» per la manutenzione. Questo, «nonostante i procedimenti sanzionatori attualmente in corso dinanzi all’Autorità dei Trasporti», sempre a tutela della concorrenza.
La replica di Rfi è forte. Per prima cosa, la società italiana fa notare che Sncf avrebbe dovuto comunicare il rinvio entro il 14 aprile 2026. La lettera dei francesi, invece, è arrivata il 24 luglio. E questo slittamento, scrive Rfi, ha complicato il back-up con «aggravi ed impatti organizzativi» nella costruzione dell’orario ferroviario.
Rfi rifiuta poi la tesi secondo cui i francesi non hanno colpa alcuna. La disponibilità dei treni e le procedure di omologazione, sostiene il gestore italiano, sono «elementi fisiologici e intrinseci all’iniziativa imprenditoriale ferroviaria». Tradotto: prima di chiedere le tracce orarie e firmare un accordo per utilizzarle, Sncf avrebbe dovuto assicurarsi di avere i convogli in mano.
Il regolamento
Stesso discorso per la manutenzione. Secondo Rfi, disporre degli impianti per la cura dei treni è un «presupposto essenziale» dell’attività. E trovarli «rientra nella responsabilità» dell’operatore.
Da ultimo, Rfi ricorda che il regolamento della rete permetterebbe – ma in teoria – la risoluzione degli accordi se le richieste di una «azienda» come Sncf non sono «conformi alla capacità contrattualizzata».