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 2026  settembre 09 Mercoledì calendario

Regeni, le opposizioni a Tajani: “Ora smentisca gli egiziani”

Pace fatta tra Italia ed Egitto? Per le opposizioni quella raccontata dal Cairo dopo l’incontro tra Antonio Tajani e Abdel Fattah al-Sisi, e sui cui ha fatto luce Repubblica, è una provocazione, oltre che un pesante messaggio politico alla vigilia della sentenza del processo per il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni. Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e +Europa chiedono al ministro degli Esteri di chiarire immediatamente in Parlamento il senso del faccia a faccia con il presidente egiziano e soprattutto di smentire la versione fatta circolare dal regime.
Come detto, tra due settimane i giudici italiani dovranno pronunciarsi nel processo che vede imputati quattro appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani. Ora il Cairo accredita l’idea che la lunga crisi diplomatica aperta dalla morte del ricercatore friulano sia ormai alle spalle e che il dossier Regeni non rappresenti più un ostacolo nei rapporti con Roma.
La vicenda di Nessy Guerra
«Tutto questo, adesso, assume il tono di un’indebita e inaccettabile pressione», denuncia Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd. Una pressione, aggiunge, «aggravata dal fatto che quel processo è stato ostacolato con ogni mezzo dal Cairo, e dalla delicata vicenda, tuttora pendente, di Nessy Guerra». Italiana, originaria di Sanremo, da circa tre anni è bloccata in Egitto insieme alla figlia, oggi di tre anni. Per Provenzano un ministro degli Esteri dovrebbe sapere che «non ci può essere tutela dei propri interessi se si dà l’impressione che anche i principi costituzionali siano negoziabili».
Francesco Silvestri del M5S parla di «tradimento di una promessa verso una famiglia e un Paese che aspettano verità e giustizia per Regeni». E accusa Tajani di aver dimostrato ancora una volta «la sua inconsistenza diplomatica». Per Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde – Avs, dietro il riavvicinamento ci sono gli interessi economici: «Pecunia non olet. Il governo Meloni dimentica Regeni rispetto a ciò che sappiamo sul suo assassinio, ma in nome dei giacimenti petroliferi e degli interessi che ci sono dietro ci voltiamo dall’altra parte». Marco Grimaldi, anche lui di Avs, attacca: «Il governo va al Cairo a fare affari e a certificare che la crisi è finita. È uno schifo». E lega il caso Regeni alla vicenda di Nessy Guerra: «Sul sangue di Giulio, sulla pelle di Nessy e di sua figlia, Meloni e Tajani svendono verità e giustizia in cambio di gas, armi e accordi sui migranti. Questa non è diplomazia».
"Gravissimo e insultante”
«Gravissimo e insultante» è anche il giudizio di Riccardo Magi. Il segretario di +Europa vede nelle parole del Cairo «un messaggio devastante rispetto al tentativo di arrivare alla verità per Giulio Regeni», perché lascerebbero intendere che Tajani «abbia rinunciato a chiedere conto al Cairo della morte di Giulio». Ogni rapporto con l’Egitto, sostiene Magi, dovrebbe invece partire dal presupposto opposto: «Il dossier è ancora aperto, c’è una famiglia che piange un figlio e c’è un Paese che chiede verità».
È questo il nodo sul quale ora le opposizioni vogliono sentire il ministro: capire se quella “pacificazione” rivendicata dall’Egitto sia soltanto propaganda di al-Sisi oppure la fotografia, ben più imbarazzante per il governo, di un rapporto ormai normalizzato anche senza che dal Cairo sia mai arrivata piena collaborazione per fare giustizia sulla morte di Regeni.