Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  settembre 09 Mercoledì calendario

Germania, all’assalto dello Stato: i giudici subito nel mirino dell’Afd

Ulrich Siegmund, il leader dell’Afd che aspira a governare la Sassonia-Anhalt, ha detto molto chiaramente cosa pensa della giustizia: «è politicizzata. E trovo sia un grandissimo problema». A orecchie italiane suona familiare, ma soprattutto a orecchie russe, ungheresi o polacche.
I regimi illiberali detestano la tripartizione dei poteri che fonda ogni democrazia. E detestano i giudici indipendenti perché rappresentano un potere autonomo che mal si concilia con il loro autoritarismo. Inevitabilmente, l’Afd in Sassonia-Anhalt ha già cominciato a prenderli di mira, come ha raccontato di recente Christian Löffler, giudice di Magdeburgo e presidente dell’associazione dei magistrati in Sassonia-Anhalt: «L’Afd sta attaccando la giustizia» ha detto a web.de. Ricordando che nel programma elettorale si leggono insulti a una presunta «giustizia peluche» che sarebbe «troppo di sinistra». È «totalmente falso», secondo Löffler, ma «a furia di ripeterlo, è un concetto che entra nelle teste delle persone». E nei piani dell’Afd il giudice ha rilevato passaggi «incompatibili con lo stato di diritto».
A maggio Sven Rebehn, capo dell’Associazione nazionale dei giudici, è stato ancora più esplicito: «È chiaro che la giustizia come istanza di controllo indipendente è un freno alla loro ambizione di “governare fino in fondo”». E la sua preoccupazione è che l’Afd riesca ad andare al governo e a nominare un ministro della Giustizia in Sassonia-Anhalt. In Germania, infatti, hanno un potere di indirizzo verso le procure. «Oltre a dare indicazioni generali su quali ambiti inquisire prioritariamente, un ministro può anche immischiarsi concretamente nei processi. E può spingere i procuratori a indagare in una direzione piuttosto che un’altra», ha sottolineato. Se l’Afd lo facesse, come ha già minacciato in campagna elettorale, «sarebbe la fine della giustizia».
Sicuramente l’insofferenza dell’Afd verso l’autonomia dei togati è uno dei motivi per cui oltre mille giuristi tedeschi – avvocati, giudici, procuratori – hanno firmato una petizione per vietare il partito. Ma l’appetito dell’ultradestra va ben oltre il controllo dei giudici: la Faz ha raccontato che il partito si prepara a occupare manu militari tutti i gangli della pubblica amministrazione. Quel “deep state” che I loro principali propagandisti prendono di mira ogni giorno. E, com’è noto, uno dei primi uffici che assalteranno sarà quello dei Servizi segreti, quello che ha “osato” bollarli nel 2023 come «di estrema destra».
Un effetto di questa annunciata svolta autoritaria già c’è. Una recente indagine dell’associazione “Jurafuchs” tra 1.737 studenti di giurisprudenza ha rivelato che quasi nessuno si trasferirebbe in Sassonia-Anhalt per ricoprire un incarico pubblico, se l’Afd andasse al potere. In generale. Il 57,7% sarebbe disposto a lavorare nel land per fare il giudice, il procuratore o per lavorare in un ministero o in un altro ente pubblico. Ma con l’Afd al governo, la percentuale crolla al 17,7%. Il 70% in meno. Interpellato da Repubblica, Carl-Wendelin Neubert, cofondatore di “Jurafuchs” spiega che «possiamo solo fare delle ipotesi sui motivi», ma l’Afd «ha intenzione ad esempio di creare una ‘milizia civile’ che affianchi la polizia o ha già accennato di voler esercitare pressioni su giudici o funzionari politicamente scomodi. Sono spunti che mal si conciliano con un potere statale dettato dal diritto e dalle leggi». Un’opinione condivisa anche dagli studenti: dall’indagine emerge che il 75,3% pensa che l’ascesa dell’estrema destra costituisca una sfida grave alla democrazia e allo stato di diritto.