corriere.it, 9 settembre 2026
Vannacci espelle Luca Sforzini da Futuro nazionale
La direzione disciplinare di Futuro nazionale «ha deliberato l’espulsione dell’iscritto Luca Sforzini, a seguito delle sue ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito e di descrizioni del movimento del tutto infondate». Luca Sforzini, presidente del centro studi Rinascimento nazionale, era uno dei punti di riferimento per l’elaborazione politica e sociale del movimento di Roberto Vannacci.
Alla drastica decisione di Futuro nazionale, secondo gli uomini del generale in pensione, hanno preso parte lo stesso presidente, Roberto Vannacci, il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, il responsabile organizzativo Edoardo Ziello, e quello del tesseramento Annamaria Frigo. «Se qualcuno pensa di utilizzare Futuro nazionale per le proprie ambizioni personali, volte a saziare appetiti antichi che si prestano alle mire di chi vuole avvelenare e soffocare il partito dall’interno», hanno fatto sapere da Futuro nazionale, «deve sapere che qui ci sono degli anticorpi talmente forti da bloccare qualsiasi tentativo di sabotaggio».
Sforzini, classe 1973, nato a Broni (Pavia), già vicino alla Lega e dirigente Pri, ex presidente di Life (Liberi imprenditori federalisti europei), ex sindacalista della Cisl, è di famiglia agiata. Si presenta come imprenditore, mecenate, filantropo ed esperto d’arte, consulente per case d’arte e tribunali. Nel 2022 aveva acquistato a Castellar Ponzano dalle parti di Tortona (Alessandria) un castello di epoca medievale per restaurarlo e farne un «centro di elaborazione culturale e artistica per il territorio». E nel 2024 aveva fondato Rinascimento nazionale, think tank ispirato alla «rivoluzione culturale fondata sull’eroismo, la conoscenza di sé e l’azione. Il vero riscatto parte dalla consapevolezza del proprio valore e dalla capacità di vivere con responsabilità, creatività e coraggio». Quindi la folgorazione per Vannacci.
Ma, per quanto vannacciano, nel tempo Sforzini si era espresso su linee più moderate, più liberali, rispetto a quella radicale dell’ex capo dei paracadutisti. Sue frasi come: «In Futuro nazionale il clima è agghiacciante. Questo continuo richiamarsi al passato è deleterio. Non abbiamo avuto il bene di voltare pagina nella nostra generazione, dobbiamo lasciare questo fardello ai nostri figli?». Oppure: «Dobbiamo ricondurre certe spinte, anche estreme o di protesta, all’interno dell’ordine democratico. Questo deve essere il nostro compito. C’è un bacino potenziale che arriva al 30 per cento, ma la classe dirigente e le parole d’ordine che ne derivano devono riflettere questo elettorato, rappresentarlo». E ancora: «Un conto è proporre soluzioni, un altro è cercare per il tramite di queste problematiche di introdurre una sorta di sharia cattolica, combattere l’integralismo islamico con un altro integralismo». Sforzini aveva definito il «barone nero» Roberto Jonghi Lavarini «un nazista autentico». Il Foglio gli aveva chiesto: «C’è il rischio che Sforzini lasci Fn?», sentendosi rispondere da lui: «No, questa battaglia liberale voglio condurla dall’interno».
A suscitare l’ira del leader potrebbe aver contribuito anche la dichiarazione di Sforzini a caldo dell’esito del voto in Germania, in Sassonia-Anhalt, a vantaggio dell’AfD. «Questa Europa, nella sua configurazione attuale, ha impoverito i cittadini. La classe media, che era il nerbo portante di Paesi come Germania e Italia, ha visto il proprio potere d’acquisto gravemente colpito. Mentre l’Europa si arrovella sui tappi di plastica e sul calibro delle banane, il problema vero è che la gente non sta più bene economicamente – ha concluso – E quando questo accade, la frustrazione trova inevitabilmente uno sbocco politico».