corriere.it, 9 settembre 2026
Lagarde si prepara a lasciare in anticipo la Bce: cosa rivela e che effetti collaterali ha il suo libro di memorie
Giovedì 10 settembre la Banca centrale europea alzerà i tassi d’interesse in condizioni tutt’altro che ideali. La guerra in Iran è tornata a intensificarsi, con il Brent che ha appena superato i cento dollari al barile dal 23 luglio scorso. La guerra fra Russia e Ucraina ha chiuso come mai prima le rotte dei cereali dal Mar Nero, con un aumento del grano del 41% dall’inizio dell’anno.
Intanto la presidente della Bce prepara, in anticipo di nove mesi sulle scadenze, la sua prossima vita da privata cittadina.
Il libro di Lagarde
Il 28 gennaio Christine Lagarde pubblicherà per Atlantic Books il suo libro di memorie, Lady First, appunto nove mesi prima della fine del suo mandato alla guida della seconda banca centrale più importante al mondo. Scritto con il giornalista tedesco Marc Hujer «nel tempo libero», dunque senza che l’autrice sottraesse energie al suo lavoro alla Bce, Lady First presenta in copertina una grande foto di Lagarde in quello che sembra essere un abito di tweed di Chanel che generalmente va sul mercato – nuovo – a un prezzo fra seimila e novemila euro. La sintesi del volume spiega il titolo: «Christine Lagarde è una donna di prime volte: prima leader donna del Fondo monetario internazionale, prima presidente donna della Bce (…). Lagarde racconta i successi, i passi indietro, la sua lotta contro il pregiudizio»; un’autrice che «supera i limiti e persistentemente sfida lo status quo».
Lagarde ha molto da raccontare con comprensibile orgoglio. Come già il suo passaggio al Fondo monetario internazionale, il bilancio del suo mandato a Francoforte è positivo: ha riannodato con sapienza i legami e ridotto le cicatrici in un Consiglio direttivo della banca centrale che si era lacerato durante la crisi dell’euro; ha offerto una risposta all’altezza sia durante la pandemia che, nel complesso, durante la fiammata d’inflazione che ne è seguita; ora sta navigando con equilibrio l’attuale, difficilissima fase di instabilità geopolitica.
Le dimissioni anticipate
La data della pubblicazione delle sue memorie, tuttavia, suona come un annuncio di dimissioni anticipate. Il mandato della presidente scade a fine ottobre 2027, dopo otto anni. Lei stessa durante la sua ultima conferenza stampa ha assicurato: «Non mi vedrete andare via prima del 2027», senza precisare quando.
Ma nessun massimo responsabile di politica economica nel mondo pubblica la propria biografia prima di aver portato a termine il lavoro più importante della vita, dunque sembra probabile che Lagarde programmi di lasciare entro il giorno di uscita del libro: il 28 gennaio prossimo, tra poco più di quattro mesi. Per l’appunto quel giorno cade la settimana dopo il prossimo World Economic Forum di Davos e la coincidenza dei tempi rende più credibili le voci che indicano Lagarde come prossima presidente dell’organizzazione svizzera, dopo gli anni di leadership di Klaus Schwab.
I candidati alla successione
Impossibile dire se tutto questo accadrà, perché nuovi fatti o crisi in corso possono infilarsi anche nei migliori piani e farli saltare. Tutto è aperto, finché tutto non sarà chiuso. È certo però che questo calendario editoriale abbia già mandato in fibrillazione l’intero sistema europeo delle banche centrali.
Si preparano anzitempo i candidati alla successione: in ordine di apparenti probabilità: l’ex governatore spagnolo e attuale presidente della Banca dei regolamenti internazionali Pablo Hernandez de Cos, l’ex governatore olandese Klaas Knot, il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, il governatore portoghese Mario Centeno. Chiunque di questi quattro ha le qualificazioni necessarie e le qualità per essere all’altezza.
Il dibattito sulla politica monetaria
Ma l’annuncio del libro di Lagarde ha comunque degli effetti collaterali. In primo luogo, proprio per la corsa alla successione, che si apre prima del previsto, paralizza il dibattito di politica monetaria in un momento di scelte delicatissime. I potenziali candidati né altri banchieri centrali vogliono creare divisioni e crearsi nemici, in questo momento. Tutti dunque restano coperti, in un momento in cui serve coraggio. Il mercato dei titoli di Stato è in forte tensione, anche in queste ore, con i rendimenti francesi ai massimi da quasi vent’anni sulle scadenze decennali e anche l’Italia sotto pressione. Intanto però la Bce, mentre alza i tassi per frenare l’inflazione innescata dalla crisi di Hormuz, continua il cosiddetto «quantitative tightening»: riduzione del bilancio, dopo anni di acquisti di titoli di Stato. Poiché la stretta è di parecchie centinaia di miliardi di euro all’anno, la Bce sta creando offerta supplementare di debito pubblico, proprio in un momento in cui il mercato fatica ad assorbirla e i costi in interessi per i governi salgono. Eppure nessuno ne parla, perché la Bce è assorbita dai temi delle sue nomine di vertice.
Le mosse di Lagarde
Non solo. Nel complesso, l’idea stessa di dimissioni anticipate di Lagarde sembra un sintomo di relativo declino istituzionale nell’Unione europea. Anche in questi anni turbolenti di Donald Trump, resta impensabile che un presidente della Federal Reserve lasci per andare nella società che organizza l’evento di Davos. Senz’altro Lagarde, ex ministro delle Finanze francese, pensa anche di offrire a Emmanuel Macron la possibilità di partecipare alla scelta di chi le succederà, prima che Marine Le Pen con la sua agenda di estrema destra abbia una chance per arrivare all’Eliseo in primavera; ma anche questa rischia di apparire ai nemici dell’Europa una concezione padronale delle istituzioni: Lagarde si dimette quando vuole – non quando scade il suo mandato – per dare a chi vuole l’opzione di orchestrare la nomina seguente.
Lei stessa vorrà probabilmente avere mani libere per sostenere i candidati europeisti nella campagna presidenziale francese. Ce n’è molto bisogno. Ma chissà se lei, nella sua eleganza impeccabile, si è chiesta se ha letto bene l’umore anti-élite che sale dalle piazze in Francia e non solo.