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 2026  settembre 09 Mercoledì calendario

Malagò presidente, no all’archiviazione sull’incandidabilità

Irragionevole. È il termine giuridico chiave utilizzato dalla Procura Generale del Coni nel respingere ieri la richiesta di archiviazione del procedimento nei confronti del presidente della Federcalcio Giovanni Malagò avanzata dal procuratore della Figc Giuseppe Chinè. È irragionevole che la mancanza di un requisito base dell’ordinamento sportivo (se vuoi essere eletto a una carica federale, devi essere tesserato prima del voto) venga bypassata perché, secondo Chinè, il non tesserato Malagò aveva comunque in potenza i requisiti per farlo e in casi analoghi precedenti (Abete e Gravina) si era chiuso un occhio.
Arrivata ieri sera sui telefonini dei giuristi sportivi italiani, la notizia è scoppiata come una bomba. A dire no all’archiviazione è l’ex prefetto Ugo Taucer, che Malagò aveva nominato nel 2018 custode della giustizia sportiva italiana al posto del generale Enrico Cataldi, detestato dai presidenti federali per il suo attivismo, quel Taucer considerato dai critici un «normalizzatore» capace di vidimare senza batter ciglio migliaia di decisioni federali anche discutibili.
Come da Codice di Giustizia Sportiva, Taucer ha chiesto a Chinè di giustificare la «ragionevolezza della sua decisione» visto che «non ci si può riferire all’essere in regola con il tesseramento senza prima essere tesserati». Chinè ha qualche giorno per rispondere in modo articolato, se non ci riesce scatta l’avocazione del procedimento: Taucer può tagliar fuori la Figc, nominare un procuratore di fiducia per indagare, raccogliere prove, deferire Malagò e fungere da pubblica accusa davanti al tribunale del calcio dove l’ex presidente del Coni rischia una clamorosa decadenza. Cosa stupisce i giuristi sportivi? Di sicuro Taucer non fa il gioco del Coni nella battaglia contro Malagò, come molti pensavano: l’ex prefetto è in scadenza di mandato e Luciano Buonfiglio non ha intenzione di confermarlo.
A complicare il caso c’è una giustizia sportiva alla deriva. Durante l’ultima Giunta Coni prima delle ferie, i membri del governo sportivo avevano la certezza di dover commissariare la Federdanza, squassata da un’inchiesta penale. A chiedere di temporeggiare sarebbe stato proprio Malagò (primo sponsor della presidente Lunetta, indagata), spalleggiato da Diana Bianchedi. La Giunta ha incassato con grossi mal di pancia. C’è poi il caso degli Sport Equestri: la Procura di Roma, escludendo fattispecie penali, ha fornito però al Coni materiale importante per indagare su presunte irregolarità legate all’elezione del presidente, il potente Marco Di Paola che non solo si è candidato a succedere a Luciano Buonfiglio al Coni ma presiede una commissione per la riforma della giustizia sportiva i cui lavori sono fermi da un anno, com’è ferma l’inchiesta sulla Fise. Anche qui disagio e malumori tra presidenti e dirigenti che non si riconoscono in questa inerzia. In questo contesto di veleni, fuochi incrociati e scheletri negli armadi, Ugo Taucer ha forse preso la decisione più saggia, impensabile fino a poco tempo fa: o ci spiegate perché l’elezione di Malagò è valida senza quel tesseramento richiesto anche a chi si candida alla presidenza provinciale del tamburello o Malagò va a processo.