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 2026  settembre 09 Mercoledì calendario

I lepenisti «demonizzano» l’AfD. Spaccatura tra i sovranisti Ue

Nella destra sovranista europea la voce apertamente critica sul trionfo della AfD è quella del Rassemblement national, sempre più impegnato nella ricerca di un difficile equilibrio tra proposte dirompenti (come la proibizione del velo islamico) e prese di posizione più moderate per allargare il bacino di voti. Il deputato lepenista in ascesa Jean-Philippe Tanguy si dice «scioccato perché gli elettori hanno votato gente che relativizza il passato nazista della Germania, che spiega che si poteva essere SS senza essere per forza una cattiva persona. È scandaloso».
Tanguy del resto conferma una linea del partito tracciata dal presidente Jordan Bardella già in occasione delle elezioni europee 2024, quando il RN aveva rotto con l’AfD dopo le parole del capolista Maximilian Krah, secondo il quale «non tutti i membri delle SS erano criminali». Lo stesso deputato Tanguy ha raccontato di avere incontrato alcuni deputati europei della AfD prima delle precedenti elezioni europee, nel 2019, e di essere uscito dal loro ufficio «terrorizzato»: «Con Nicolas Dupont Aignan ci siamo detti “questa gente è impossibile”». Anche nell’intervista di domenica al Corriere, prima del voto, l’aspirante premier Jordan Bardella ha ricordato che «abbiamo preso le distanze dall’AfD più di due anni fa, ritenendo che alcune posizioni e un certo numero di profili ci creassero problemi».
Sulla questione AfD, il Rassemblement national di Marine Le Pen, favorita nella corsa all’Eliseo a neanche otto mesi dal voto, assume una posizione da destra conservatrice più che da formazione antisistema. Come ha fatto in Italia la premier Giorgia Meloni, che non si è complimentata, al contrario dell’alleato del Rassemblement national in Europa, Matteo Salvini, che sabato sera ha cenato con Bardella dopo il forum di Cernobbio ma poi ha esultato per «un successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro».
L’atteggiamento nei confronti della AfD è un buon rivelatore delle dinamiche della destra europea: in Francia, il Rassemblement national a vocazione maggioritaria condanna; Eric Zemmour del partito Reconquête su posizioni più radicali invece gioisce: «L’ora della verità è venuta, e suonerà ovunque». La compagna e collega di partito Sarah Knafo teorizza che l’Afd «si melonizzerà» una volta conquistato il potere e accantonerà gli attuali eccessi perché «normalizzarsi non porta alla vittoria, è la vittoria che porta alla normalizzazione. Oggi Giorgia Meloni è la leader più rispettata in Europa». Su Le Point, il maggiore esperto francese di estrema destra, Jean-Yves Camus, obietta invece che «è una scommessa perdente, perché AfD e Fratelli d’Italia non sono partiti comparabili, i loro programmi non hanno niente a che vedere».
Come Zemmour e Knafo, come Salvini e Vannacci, mostrano soddisfazione anche gli altri leader dell’estrema destra antisistema: in Spagna Santiago Abascal, a capo di Vox, ha parlato di «risultato spettacolare, una grande speranza per la Germania e per l’Europa», e il collega portoghese André Ventura del partito Chega ha pubblicato su X una foto accanto a Alice Weidel con queste parole: «È una vittoria storica, anche i tedeschi aprono gli occhi sull’immigrazione illegale e incontrollata, la corruzione e il furto della nostra libertà e della nostra identità». Il leader del Partito della Libertà (PVV) olandese, Geert Wilders, ha espresso sostegno all’AfD con un messaggio di «congratulazioni» scritto tutto in maiuscolo.
Eloquente invece, in Svezia, il silenzio di Jimmie Åkesson capo dei Democratici, partito vicino a gruppuscoli neonazisti quando venne fondato nel 1988. In questi anni Åkesson ha rotto con le origini. Offre già all’attuale governo di destra un sostegno esterno, ma punta a ottenere un buon risultato alle elezioni legislative di domenica prossima, per entrare per la prima volta nell’esecutivo svedese e ottenere alcuni ministeri. Non è il momento di gioire per l’AfD.