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 2026  settembre 09 Mercoledì calendario

Bandire l’estrema destra? Anche la Cdu rompe il tabù

Proibire l’AfD? Alla fine, anche nelle file della Cdu il tabù viene rotto. Un politico cristiano-democratico di primo piano apre a questa ipotesi. È Hendrik Wüst, il presidente del Nord Reno-Vestfalia: e se è un nome che fuori dalla Germania dice ancora poco, basti sapere che Wüst è il candidato più accreditato per diventare cancelliere, dovesse saltare Friedrich Merz. Autorevole, potente, con forte seguito nella Cdu.
Wüst argomenta: «Metto in guardia da decisioni affrettate su un divieto dell’AfD, perché vietare un partito politico può essere soltanto l’ultima strada». Poi però continua: «Ora deve esserci una struttura nella quale queste questioni vengano esaminate con attenzione, professionalità e serietà dal governo e dai Länder». Per chiudere, lanciando un segnale a tutti: «Oggi ho detto una cosa che, credo, finora nessuno nella Cdu aveva detto pubblicamente: sono favorevole alla creazione di questo gruppo di lavoro».
Politicamente, è esplosa una bomba. Era inevitabile, dopo il clamoroso risultato dell’estrema destra in Sassonia-Anhalt: con il 44%, l’AfD è troppo forte per essere ignorata, e troppo forte per essere vietata. Però il partito di Ulrich Siegmund, che ha vinto domenica, è classificato dal Verfassungsschutz – i servizi interni, che sono i guardiani della Costituzione – come «sicuramente estremista di destra». E potrebbe dunque essere deferito alla Corte costituzionale, basata a Karlsruhe, chiamata a decidere se metterlo fuorilegge o no.
Il meccanismo
Dopo il 1945 e la sconfitta del nazismo – anche su spinta degli Alleati – la Costituzione è stata disegnata con strumenti forti per impedire il rovesciamento della democrazia. Una formazione è incostituzionale, secondo l’articolo 21, quando, per «i propri obiettivi o il comportamento dei propri aderenti», mira a sovvertire l’ordine liberal-democratico. Deve però, secondo precedenti sentenze di Karlsruhe, essere «attivamente combattente, aggressiva». E avere la «potenzialità» di sovvertire l’ordine democratico. Questo è il motivo per cui, quando nel 2017 fu chiesta la messa al bando dei neonazisti dell’NPD, la Corte la bocciò: non hanno i mezzi, scrisse, per sovvertire alcunché.
Il dossier AfD
In cinque regioni l’AfD è classificata come «sicuramente estremista di destra» dal Verfassungsschutz. E questo apre la via al potenziale bando: la mossa però spetta esclusivamente al governo, al Parlamento o al Bundesrat (la Camera delle regioni). Negli anni Cinquanta il divieto fu chiesto e ottenuto da Adenauer contro il Partito comunista e contro i postnazisti della SRP.
Le regioni sono quasi tutte nell’Est: la Turingia fu la prima, già il 15 marzo 2021; poi in sequenza toccò alla Sassonia-Anhalt (7 novembre 2023); alla Sassonia (8 dicembre 2023); al Brandeburgo (14 aprile 2025); alla Bassa Sassonia, l’unica ad Ovest (17 febbraio 2026).
Inoltre, il 2 maggio 2025 è stata classificata come «sicuramente estremista» anche tutta l’AfD nazionale, guidata da Alice Weidel, che però ha presentato subito ricorso. Il tribunale amministrativo di Colonia l’ha accolto, proibendo inoltre l’utilizzo della classificazione finché, al riesame, non arriverà la decisione finale in merito.
Agire o no?
La questione, dunque, è rimasta sotto la brace per anni. Politicamente, hanno smosso le acque Boris Pistorius (Spd) e Cem Özdemir (Verdi), uomini di punta dei loro partiti: si sono schierati per deferire alla Corte le AfD regionali e far decidere ai giudici. Tendenzialmente a favore del bando la Linke, i Verdi, buona parte della Spd; contrarie la Cdu e la Csu. Ma la mossa di Wüst spariglia le carte.
In realtà però si è scatenato un grande dibattito intellettuale, che sembra quasi un Historikerstreit – la disfida tra gli intellettuali sul nazismo degli anni Ottanta. È stato lo storico del nazismo Norbert Frei a cambiare la prospettiva di molti, forse anche di Pistorius e Özdemir. Frei ha difeso la tesi della wehrhafte Demokratie (democrazia capace di difendersi): la Repubblica federale è stata costruita – sostiene – sulla convinzione che Weimar avesse dimostrato che una democrazia non può limitarsi ad assistere passivamente mentre forze antidemocratiche utilizzano gli strumenti democratici per distruggerla. Il bando, quindi, non è un’anomalia anti-democratica: per Frei è ovvio che la democrazia vada difesa con la forza e con la spada.
Gli hanno risposto in molti. Il collega Martin Sabrow ritiene che non si può agire contro il partito con il maggior consenso popolare, così lo si trasformerà – argomenta – in un «collettivo di vittime»; René Schlott parla di democrazia «senza coraggio», se non si sente in grado di battere chi la sfida sul campo.
Due giorni fa, il cancelliere Merz ha accennato al tema, quando ha detto che «la Costituzione ha molti strumenti per difendersi». Bisognerà però decidere se, e quali, è il caso di usare.