Corriere della Sera, 9 settembre 2026
Appalti gonfiati e frodi costano all’Ucraina 1,2 miliardi
Un miliardo e 200 milioni di dollari bruciati in un solo anno, il 2024, tra frodi, sprechi e cattiva gestione. È il buco negli appalti militari ucraini che emerge dagli audit governativi riservati ottenuti dal New York Times, che svela un sistema in cui chi truffa o non consegna non viene punito, ma premiato con nuovi contratti. Perdite mai rese pubbliche, accumulate mentre Zelensky chiedeva agli alleati più armi e più fondi.
Sette delle dieci principali aziende appaltatrici della difesa ucraina hanno ottenuto nuovi contratti nonostante indagini penali in corso per frode, inadempienze o arresti di dirigenti. I revisori hanno individuato 18 aziende che hanno firmato accordi pur essendo inadempienti su contratti precedenti; sei non ne avevano onorato nemmeno uno. Circa 126 milioni di dollari sono andati persi ignorando offerte più basse.
Il caso simbolo è quello di Leonid Shyman, direttore della fabbrica statale Pavlohrad Chemical Plant, che ha venduto all’esercito 233.000 proiettili di mortaio inutilizzabili: al fronte cadevano dai tubi di lancio senza esplodere. Arrestato nell’aprile 2025 per una frode da 68 milioni di dollari, Shyman aveva ottenuto un contratto da 280 milioni mentre era in libertà su cauzione per corruzione. E anche dopo la scoperta dei proiettili difettosi, l’Agenzia per gli appalti della difesa ha continuato ad affidargli commesse, inclusa quasi tutta l’artiglieria da 122 mm per il 2025. Il mese scorso è stato condannato a cinque anni in un caso separato.
Secondo esempio: una gara del 2024 per artiglieria missilistica. Tre offerte per razzi identici, prodotti dalla stessa fabbrica turca, a 4.200, 4.600 e 5.100 dollari l’uno. L’appalto è andato al miglior offerente, una controllata del Czechoslovak Group, pagato come intermediario «senza alcuna giustificazione»: sovrapprezzo di circa 130 milioni. Gli affari ucraini hanno fatto del gruppo ceco, quotato in Borsa quest’anno, una potenza mondiale della difesa, e del suo azionista Michal Strnad il produttore d’armi più ricco della lista Forbes.
Terzo caso: l’acquisto di razzi di tipo sovietico da un produttore serbo tramite la statale Spetstechnoexport, già nota per contratti non rispettati e priva della licenza d’esportazione, con subappalto all’americana Regulus Global. L’accordo è saltato e a inizio 2025. Spetstechnoexport era il maggior debitore dell’agenzia; resta aperta una disputa su almeno 100 milioni di anticipi. Il direttore dell’agenzia appalti, Arsen Zhumadilov, si è dimesso senza commentare. Ma anche l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov sostiene di essere stato costretto alle dimissioni dai fornitori per aver tentato una riforma. E lo scandalo ha sfiorato la cerchia di Zelensky: il suo ex socio in affari Timur Mindich, registrato di nascosto mentre spingeva l’acquisto di giubbotti antiproiettile bocciati ai test, è fuggito dall’Ucraina.