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 2026  settembre 09 Mercoledì calendario

Telefonata di un’ora Trump-Putin

L’ultima volta che si erano parlati era il 29 aprile. Si è riattivata ieri la linea telefonica tra la Casa Bianca e il Cremlino, con una telefonata di un’ora tra i due leader, dopo la missione degli inviati di Donald Trump a Mosca e Kiev.
A un tycoon impaziente di risolvere la guerra, Vladimir Putin ha «illustrato ciò che gli americani potrebbero realisticamente fare per porre rapidamente fine all’azione militare», secondo il consigliere dello zar per la politica estera Yuri Ushakov. Parole che vanno lette alla luce del netto rifiuto posto dal Cremlino a ogni nuova proposta fatta dagli inviati, tra cui un cessate il fuoco che andasse oltre i tre giorni della visita di Steve Witkoff e Jared Kushner.
Poi il presidente russo ha rassicurato il suo interlocutore affermando di non aver alcun piano per aggredire l’Europa, ha elogiato gli sforzi della first lady, Melania Trump, per il ricongiungimento dei bambini russi e ucraini con le loro famiglie e ha concordato con la controparte di proseguire il lavoro sulle questioni umanitarie, compresi gli scambi di persone detenute e condannate, oltre ad appoggiare l’idea di un partenariato costruttivo tra i due Paesi.
A dichiarazioni di intenti così distese non corrispondono però, ancora una volta, i fatti. Nella notte tra lunedì e martedì, non appena Witkoff e Kushner hanno lasciato Kiev, il Cremlino ha ripreso a sganciare missili e droni sulla capitale ucraina uccidendo 5 persone e ferendone altre 25. «I russi hanno cercato deliberatamente di causare il maggior danno possibile alla vita umana: missili balistici, da crociera e antinave, Shahed a reazione», ha dichiarato Volodymyr Zelensky in un post sui social media. Parlando con i giornalisti più tardi in mattinata, il presidente, nonostante la ripresa dei bombardamenti, si è mostrato ottimista, affermando che gli inviati hanno proposto nuove idee, che sono «molto valide e meritano di essere prese in considerazione».
Senza approfondire queste nuove proposte, Zelensky ha annunciato che Kiev si preparerà a «facilitare un incontro trilaterale tra Ucraina, Russia e Stati Uniti» in autunno, «forse già a settembre», mentre il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Heorhiy Tykhyi, ha annunciato che il presidente ucraino e quello statunitense potrebbero incontrarsi, ad esempio, a margine dell’81esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 settembre. E se qualche spiraglio di negoziato si riapre fosse anche solo per le pressioni della Casa Bianca interessata a un risultato prima delle elezioni di midterm, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ieri ha respinto la proposta turca di interrompere gli attacchi nel Mar Nero, definendo tale iniziativa «irrealistica» e «impossibile da monitorare», sebbene fosse considerata il punto di partenza e la soglia minima di una trattativa più ampia.
In un quadro incerto e sempre più complesso per Kiev, Bruxelles ha dato il via libera all’Ucraina per l’acquisto di intercettori missilistici Patriot, utilizzando parte del prestito di 90 miliardi di euro concesso dai 27 Stati membri. Si tratta di «attrezzature cruciali per i sistemi di difesa aerea», ha dichiarato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Da Berlino il ministro della Difesa Boris Pistorius si è impegnato a inviare Patriot dalle scorte della Bundeswehr a Kiev invitando tutti i membri del gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina a fare lo stesso.
Un po’ di ossigeno per Kiev che potrà utilizzare la prossima tranche del prestito europeo, pari a 3,2 miliardi di euro. Tradotto, secondo il ministro della Difesa ucraino Yevgeniy Khmara sono in fase di conclusione contratti per la fornitura di circa 1.000 missili per i sistemi Patriot. «Tuttavia, la maggior parte di questi missili inizierà a essere consegnata solo nei prossimi anni, ed è per questo che vi chiediamo di fornirci i missili dai vostri arsenali già oggi», ha detto Khmara.
Mentre la diplomazia fatica a riprendere il ritmo di un dialogo interrotto ormai da mesi, a credere che il conflitto in Ucraina potrebbe protrarsi ancora per anni è anche il vice segretario alla Difesa statunitense, Elbridge Colby, che ieri ha dichiarato: «Dobbiamo prepararci a un conflitto di lunga durata e al fatto che le necessità dell’Ucraina continueranno a persistere nei prossimi mesi e anni». Parole che forse spiegano lo stato delle cose meglio di qualunque telefonata tra Trump e Putin.