la Repubblica, 8 settembre 2026
I 101 errori ortografici che facciamo più spesso: “Ecco come evitarli”
Disfunzioni, inceppamenti di un meccanismo che dovrebbe essere naturale, comunque disturbi nella comunicazione. Chiamiamoli come vogliamo, ma gli errori di grammatica sono qualcosa che non dovrebbe esserci. Quando parliamo, e soprattutto quando scriviamo. Anche solo tralasciando certi “orrori” di ortografia, tante sono le sviste di italiano che funestano i nostri testi. Per la fretta che i ritmi sempre più veloci delle nostre giornate ci impongono, per l’influenza (negativa) dei social o l’aiuto spesso fuorviante dell’IA.
A darci una mano arriva ora per Ponte alle Grazie un manuale pratico ed essenziale, 101 errori di italiano che non farai mai più, dove Massimo Birattari ha messo in fila strafalcioni frequenti e soprattutto veri, suggerendoci come evitarli. Qualche esempio? “Eccessi” di rabbia al posto di “accessi”. Confondere mitomane con megalomane, fobia con mania, la dimissione (del paziente) con le dimissioni (di un lavoratore), “flotte” di giovani al posto di “frotte”.
E che dire di: adire alle vie legali? Il verbo è transitivo, quindi via assolutamente quella preposizione. Senza dimenticare usi regionali come “lo telefono”, “sparare qualcuno”, che in italiano però sono sbagliati. O quelle espressioni di uso nascente, per esempio “colloquiare i candidati”, che prima o poi potremmo vedere riportate nei nostri dizionari ma per il momento ancora non ci sono.
Il sottotitolo del libro è Un pronto soccorso grammaticale. Ma ne abbiamo davvero bisogno? «Non sono casi inventati, questi errori esistono, sono presi da testi scritti, dai giornali, dalle scuole e dai social, quindi sembrerebbe di sì», racconta sorridendo Birattari quando lo raggiungiamo in videochiamata. Il suo primo libro sulla grammatica è uscito nel 2000 e da allora colleziona i nostri “inciampi” linguistici. Traduttore, autore di romanzi didattici per ragazzi e di un manuale di grammatica per il biennio delle superiori, Birattari tiene seminari di scrittura e insegna Ortografia e grammatica alla Scuola Holden.
«Ho cercato di usare gli errori per far vedere come funziona la lingua. Padroneggiare la grammatica significa disporre degli strumenti più adatti per comunicare». Ma al tempo dei social, di whatsapp e dello scrolling, dove la velocità sembra contare più dei contenuti, è ancora importante non sbagliare la grammatica?
«Spesso molti di questi errori sono prodotti della correzione automatica: per esempio se scrivo “ce n’è”, il correttore ti fa mettere “c’è” con l’apostrofo. È importante spiegare ai ragazzi che c’è differenza tra scrivere un messaggio sul cellulare e un tema in maniera corretta. Si possono usare gli errori commessi per sviluppare una certa consapevolezza grammaticale. Alcuni poi molto probabilmente presto diventeranno usi accettati: è il caso di “tuttapposto”, che in questo momento è un errore, ma seguendo lo stesso procedimento che ha portato alla nascita di “apposta”, che adesso si scrive obbligatoriamente tutto attaccato, potrebbe diventare lecito».
Un’altra parola subentrata di recente, a partire dai giornali, è “complice” nel senso di “a causa di, per”. Ma per chi è questo libro? «Destinatario ideale è chiunque si trovi a dover scrivere per lavoro. L’ho pensato anche per studenti e insegnanti».
Uno di questi approfondimenti si intitola Apriamolo, questo benedetto vocabolario! Ma i ragazzi di oggi lo usano ancora il dizionario? O piuttosto preferiscono ricorrere all’IA? «Chiedere all’IA è più facile. In base alla mia esperienza, so che l’intelligenza artificiale mediamente scrive bene, quindi non fa errori, di solito. Però, non è bravissima a spiegare la grammatica. Il vocabolario invece è uno strumento estremamente raffinato, ma bisogna sapere come maneggiarlo. Cosa che sconsiglio è cercare su Google alla cieca, bisogna sempre vedere qual è la fonte, anche per stabilire se una voce verbale esiste, altrimenti escono fuori dei verbi che non esistono!».
«I correttori di computer e cellulari sono molto utili ma non sono infallibili» scrive Birattari. Allora che fare? Meglio non usarli? «La correzione automatica va bene sul cellulare quando scrivi velocemente. Andrebbe eliminata nelle mail o nei programmi di videoscrittura». A proposito dell’IA, ci aiuta a non fare errori o ce ne fa fare persino di più? «Sicuramente ce ne sono alcune meno affidabili di altre. In generale produce testi puliti, ma bisogna avere la capacità di intervenire e fare in modo che questi effettivamente dicano quel che vogliamo dire. Quindi come ausilio va benissimo, ma va usata in forma critica.
Ed eccoci arrivati all’ultimo consiglio: evitare la “congiuntivite”, nuovo male dei nostri tempi, l’abuso gratuito del congiuntivo nelle frasi dipendenti dove invece va l’indicativo. «Non è vero che non si usa più, spesso al contrario il congiuntivo si usa troppo». E male.