il Fatto Quotidiano, 8 settembre 2026
Rai, in vendita la sede di Venezia prima di avere l’ok del Ministero
Palazzo Labia, la prestigiosa sede Rai (e palazzo settecentesco) di Venezia messa in vendita ad aprile, è vendibile solo da pochi giorni. Se sembra un controsenso, è perché lo è. Un immobile pubblico vincolato dai beni culturali, come il palazzo in questione, ha infatti bisogno di un’autorizzazione formale all’alienazione – con precise prescrizioni – per essere venduto, ma Palazzo Labia non ce l’aveva. Tanto che, in fretta e furia, il Ministero della Cultura ha convocato una riunione, per lunedì 31 agosto, per concedere l’ok, ha appreso il Fatto.
Seppur legale, mettere in vendita un immobile vincolato senza aver avuto l’autorizzazione e le eventuali prescrizioni della Soprintendenza, è un atto quantomeno di disattenzione, quando non – tipico per i piccoli proprietari, non per un’azienda pubblica come la Rai – un modo per mettere pressione agli uffici del Ministero. Anche perché, nel caso di un palazzo come quello che la Rai vuole vendere in Laguna, le prescrizioni sarebbero parecchie: oltre al un ciclo di affreschi considerato il capolavoro di Giambattista Tiepolo, contiene tele, arredi, arazzi, tutti “pertinenziati”, cioè che si trovano lì e non possono essere mossi. La convocazione della commissione regionale che si occupa di alienazioni, con tutte le soprintendenze del Veneto, appositamente per trattare di Palazzo Labia lascia intendere che ci siano state richieste dall’alto. D’altronde la manifestazione d’interesse per i 15 immobili che la Rai vuole vendere in blocco si è chiusa il 22 maggio, e ci sarebbero diverse offerte sul tavolo per il pacchetto (la Rai punta a farci 200-250 milioni). Sarebbe stato sgradevole scoprire che uno dei pezzi più pregiati non fosse vendibile. Il Ministero lunedì ha dato l’ok all’alienabilità, con pesanti prescrizioni a tutela sia dell’immobile storico settecentesco, sia dell’attuale destinazione d’uso – la ristrutturazione degli anni ’70 per farne una sede televisiva all’avanguardia. Ma l’ok non sarebbe arrivato senza tensioni, tra dubbi di alcuni soprintendenti e soprattutto un parere contrario della Soprintendenza archivistica del Veneto che, a quanto risulta, ha intimato di non vendere nulla fino a quando non sarà chiaro quanti documenti (oltre agli archivi Rai, ci sono nel palazzo anche archivi dei secoli precedenti) siano lì conservati. La Soprintendenza, contattata, si dice “non autorizzata” a commentare. Il Ministero della Cultura d’altronde ha già detto che è disposto a comprarlo in prelazione e farne una sede espositiva, ma per questa procedura serve prima un’offerta privata (e l’autorizzazione ad alienare): un esito che porterebbe a un acquisto tra diverse amministrazioni pubbliche di cui possono beneficiare solo i bilanci Rai.
Palazzo Labia non è, a quanto risulta, neppure l’unica delle 15 sedi messe in vendita con il piano immobiliare di dismissioni (da Genova a Milano, da Firenze a Roma) che ha dovuto ottenere l’ok all’alienazione in queste settimane, dopo che gli immobili erano già in vendita da un pezzo. Ma senza dubbio è la più preziosa. Oltre alle già citate opere d’arte, si trova a due passi dalla stazione di Venezia Santa Lucia, una mecca per qualsiasi immobiliarista. Tanto che nella presentazione degli edifici per la manifestazione d’interesse si parlava esplicitamente di una possibile “valorizzazione con destinazione uffici di rappresentanza, ricettiva, residenziale di pregio”. Peccato che per farne uno spazio ricettivo servirebbe un cambio di destinazione d’uso, che non è mai stato richiesto e che il comune di Venezia più volte ha negato di voler concedere. Sul piano politico infatti nessuno, nell’arco partitico veneziano, si è mai detto favorevole alla vendita di Palazzo Labia e allo spostamento della sede Rai altrove. A febbraio il consiglio comunale all’unanimità aveva votato una mozione per chiedere di convocare la Soprintendenza per farsi spiegare quali fossero i vincoli esistenti e gli obblighi per l’eventuale compratore. Quella convocazione, complici le elezioni e un cambio di amministrazione a giugno, non è arrivata. Nessuno poteva immaginare che il Palazzo non avesse neppure l’autorizzazione alla vendita.