repubblica.it, 8 settembre 2026
Belgio, la corte Ue boccia l’uso del logo Ikea per il programma di estrema destra
Il famoso “dì qualcosa di sinistra” ha funzionato almeno per Ikea. Il colosso dell’arredo si è infatti ribellato ad un uso del proprio logoda parte dell’estrema destra. Vediamo cosa è successo nel dettaglio. La Corte di giustizia europea ha dato ragione a Ikea che in Belgio aveva contestato l’utilizzo del marchio da parte del partito fiammingo di estrema destra Vlaams Belang che nel 2022 aveva presentato il proprio programma politico intitolandolo: “Piano Ikea – l’Immigrazione può davvero andare diversamente” finalizzato alla riforma della politica di asilo e di immigrazione nel Paese.
L’uso improprio del marchio
Le proposte della destra erano accompagnate da illustrazioni contenenti segni corrispondenti ai marchi Ikea, nonché da personaggi simili a quelli che compaiono nelle istruzioni di montaggio dei prodotti della società. Inter Ikea, titolare dei suddetti marchi, aveva intentato dinanzi ai giudici belgi un’azione per contraffazione nei confronti dell’associazione Vrijheidsfonds, che aveva condotto la campagna del Vlaams Belang. Ed è finalmente arrivato il responso della Corte di giustizia europea: “Il principio della libertà di espressione non è un ’giusto motivo’ per un partito politico per utilizzare il marchio di una nota azienda nella sua campagna elettorale”. Tanto più che questa mossa “può arrecare un danno significativo alla notorietà di tali marchi e agli interessi del loro titolare”.
Il mancato consenso
L’associazione aveva riconosciuto di aver utilizzato i marchi Ikea senza il consenso del loro titolare, ma sostenendo di aver sfruttato la notorietà di tali marchi per rafforzare il proprio messaggio, argomentando che ciò costituisce un ’giusto motivo’, ai sensi della normativa dell’Unione, che tutelerebbe in tal modo la libertà di espressione, compresa la libertà di esprimere opinioni politiche e la parodia politica. Il giudice belga aveva rimandato la questione alla Corte europea.
A questo punto però la palla ritorna ai giudici belgi per verificare se l’uso del marchio Ikea da parte del partito politico “al solo scopo di trarre vantaggio dalla sua notorietà per rafforzare il proprio messaggio politico e aumentarne la diffusione, prevalga sui diritti e interessi del titolare di tali marchi”.