corriere.it, 8 settembre 2026
Come sta la scuola italiana? Il confronto con Francia e Germania
I risultati dei quindicenni italiani sono in linea con quelli dei loro coetanei nel resto del mondo: non vedono la vetta neanche col binocolo, non sprofondano: galleggiano. Se la cavano meglio dei francesi e dei tedeschi nella lettura, vanno più o meno come loro in matematica e scienze. Non eccellevano prima, come per esempio i finlandesi, non sono crollati (come i finlandesi, appunto).
Se si guarda al passato prossimo, agli ultimi tre anni, i risultati della rilevazione Ocse-Pisa 2025 sono stabili: si registra un leggero calo in italiano e matematica, ma inferiore in media a quello di altri Paesi, compensato da un leggero recupero in scienze; e comunque gli studenti italiani restano intorno alla media Ocse. Una fotografia che fa dire al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che «in questa fase di diffuso arretramento internazionale il sistema italiano si è mostrato solido e ha saputo lavorare sulle criticità riuscendo a ridurre i divari storici tra Nord e Sud».
Fin qui i dati dell’oggi. Ma se si allarga lo sguardo e si considerano gli ultimi dieci anni, il rapporto che arriva da Parigi rappresenta un nuovo campanello d’allarme, dopo quello che era suonato a luglio quando erano stati presentati i dati delle prove Invalsi: in tutte e tre le discipline misurate, italiano, matematica e scienze (quest’ultima oggetto del focus di quest’anno) i nostri studenti hanno perso tra i dieci e i venti punti, è come se fossero indietro di un anno.
Troppe assenze
Non sono una novità le loro difficoltà con l’uso del digitale (nel rapporto del resto sia loro che i presidi lamentano la scarsezza di questi mezzi), mentre fanno riflettere alcune delle risposte dei ragazzi: uno su quattro si sente estraneo o addirittura escluso a scuola, confinando il nostro Paese al penultimo posto per senso di appartenenza. Forse sarà anche per questo che siamo in cima alla classifica dei campioni del marinare la scuola, con il triplo assenze e ritardi rispetto ai coetanei del resto del mondo.
Il calo
L’indagine Ocse-Pisa, la più grande del mondo, ha coinvolto lo scorso anno più di 760 mila studenti in 91 Paesi in una rilevazione a campione che rappresenta circa 33 milioni di quindicenni in tutto il mondo (per l’Italia di studenti del secondo anno delle superiori). Uno dei risultati più preoccupanti – spiega nel volume il direttore dell’Ocse-Pisa Andreas Schleicher – è la significativa diminuzione dei risultati nella lettura, che sono peggiorati in tre quarti dei Paesi tra il 2018 e oggi. Sicuramente c’entra il Covid e gli effetti della scuola interrotta o a distanza, se il calo medio registrato dalla maggioranza dei quindicenni in giro per il mondo equivale a un anno di scuola perso. I Paesi più colpiti sono quelli che prima andavano meglio. L’Italia in lettura ha perso circa dieci punti (mezzo anno scolastico) in dieci anni, ma il crollo risale già al 2018, segno che forse nel nostro Paese di un vero e proprio effetto Covid non si può parlare e la causa del peggioramento va cercata altrove.
La matematica
In matematica, come sempre, la situazione è più grave. Dal 2018 si sono persi 21 punti: un intero anno di scuola. Solo in scienze le cose sono andate in controtendenza: rispetto a prima del Covid abbiamo guadagnato ben quindici punti, anche perché partivamo più indietro che nelle altre materie. Nelle competenze digitali (computational problem solving) va addirittura peggio visto che la scuola italiana offre una preparazione che è al di sotto della media Ocse: presidi e studenti lamentano la scarsità e la cattiva qualità dei mezzi a disposizione, anche se il Pnrr dovrebbe aver migliorato le dotazioni.
La difficoltà di emergere
Solo il 4 per cento dei ragazzi raggiunge i livelli più alti della scala Ocse-Pisa in lettura e scienze (contro una media internazionale rispettivamente del 6 e del 7 per cento). In matematica i super bravi sono quasi il doppio, il 7 per cento: la media degli altri Paesi è pari all’8, ma è meglio evitare il confronto con le cosiddette Tigri asiatiche dove più della metà degli studenti a quindici anni ottiene il punteggio massimo in matematica (l’85 per cento in scienze).
Distratti in classe ma attenti alla disinformazione
La rilevazione dell’Ocse-Pisa ha misurato anche altri parametri del sistema scolastico. I nostri quindicenni se la cavano piuttosto bene, paragonandoli anche ai loro coetanei in altri Paesi, nella gestione delle informazioni e delle fake news: quasi il 90 per cento sa che deve cercare da fonti attendibili e molteplici per verificare le notizie. Sono anche consapevoli che l’uso degli strumenti digitali rischia di distrarre invece che di aiutare nelle lezioni scolastiche. Purtroppo però non sentono un forte senso di appartenenza, tutt’altro: circa uno studente su quattro si sente un estraneo nella propria scuola e questo ci mette in fondo alla classifica mondiale (davanti soltanto ai lituani). Per uno studente su cinque la scuola è addirittura una perdita di tempo. Il 40 per cento degli studenti italiani lamenta un clima rumoroso in classe. Il 63 per cento ammette di aver fatto almeno un’assenza da scuola nelle due settimane precedenti la prova Ocse-Pisa: il triplo che negli altri Paesi (22 per cento).
Gli studenti e l’AI
Come tutti i ragazzi del mondo, anche gli italiani si servono dell’AI per studiare e fare i compiti e non fanno fatica ad ammetterlo: uno su due dichiara di fare uso di chatbot almeno una volta alla settimana, il 39 per cento si serve dell’intelligenza artificiale per fare delle ricerche (media Ocse: 31 per cento), uno su tre la usa per farsi fare dei riassunti dei testi da leggere (36 per cento contro una media Ocse del 31 per cento), il 30 per cento si fa scrivere una prima bozza di elaborato scritto. O almeno così dichiara: non è stato rilevato se e quanto poi ognuno ci metta del suo. Quelli che sostengono di non fare mai uso di chatbot ormai sono una piccolissima minoranza: meno di uno su dieci.