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 2026  settembre 08 Martedì calendario

L’avanzata degli Houthi per controllare Bab el-Mandeb

Agli Houthi non basta tenere sotto tiro il Mar Rosso: ora vogliono puntare al controllo della sua porta, Bab el-Mandeb. E sono partiti all’offensiva contro le forze governative a ovest di Taiz. Ad oggi sono oltre 300 le vittime.
Il movimento pro-iraniano ha preparato l’operazione nelle scorse settimane. Prima una serie di manovre, quindi i bombardamenti condotti con droni e missili. Secondo gli osservatori la spinta dei combattenti – mai stanchi di guerre – ha come target iniziali due punti sulla costa, Al Khawkha e Mocha. La seconda località è il porto diventato famoso per le prime esportazioni di caffè ed ora interessa ai militanti per fini ben più strategici. Perché è situata a circa 80 chilometri dallo stretto.
La pressione degli alleati di Teheran è stata intensa e hanno rivendicato successi sull’asse stradale che conduce proprio a Mocha, a ovest di Taiz. L’intenzione della milizia è quella di avanzare lungo direttrici diverse per mettere in difficoltà gli avversari che hanno subito mobilitato unità di rinforzo provenienti da altre regioni. Al loro fianco i sauditi, protagonisti di raid aerei.
Fonti ufficiose, a questo proposito, hanno segnalato la riconquista da parte dei governativi della base di al Jawf, nella regione di al Bayda. Foto satellitari, invece, hanno mostrato possibili danni alla raffineria saudita di Jazan, centrata da droni o missili dei filoiraniani.
Come per altre crisi c’è una buona dose di propaganda da parte dei contendenti. Vengono diffuse immagini che mostrano gli strike, i concentramenti di truppa, i militari che cantano vittoria.
L’assalto è parte del quadro fluido racchiuso tra la sfida su Hormuz e la parte meridionale del Mar Rosso. Gli Houthi stanno confermando il doppio ruolo di partner efficaci della Repubblica islamica e di attori protagonisti nel loro «cortile». Danno una mano ai pasdaran (che garantiscono armi e consigli), rappresentano un pericolo per il traffico marittimo «non amico», consolidano un progetto per allargare la sfera di influenza nella penisola arabica. Non vanno sottovalutati e nessuno lo fa. Perché hanno dimostrato di poter condizionare un’area importante usando in modo oculato il loro potere bellico. Infatti, hanno alternato fasi di attesa, giocando molto sulle minacce, a iniziative militari concrete. Sono selettivi, quando vogliono, nelle loro incursioni. Mantengono un volume di fuoco. Lavorano in autonomia, se lo ritengono necessario.
Di recente, notizie rilanciate dal Wall Street Journal hanno raccontato di un rapporto pragmatico con gli Shebab somali, guerriglieri rimasti fedeli al qaedismo. L’ideologia e il settarismo dovrebbero separarli, differenze messe da parte per esigenze pratiche.
I jihadisti della Somalia hanno bisogno di nuove armi e gli Houthi ne hanno da vendere. Nel vero senso del termine. Ecco allora la collaborazione, gli aiuti inizialmente coordinati da un facilitatore che è stato poi eliminato da un raid americano. Notizie non confermate aggiungono che sarebbero stati trovati i corpi di guerriglieri somali in alcune postazioni perdute dagli Houthi.
È evidente che agli sciiti yemeniti può tornare utile l’instabilità causata dalle operazioni degli Shebab perché rappresentano una mina nei confronti di Mogadiscio, assistita anche dagli Stati Uniti. E non saranno neppure dispiaciuti del ritorno della pirateria lungo le coste somale. L’allarme per gli abbordaggi si salda con l’insicurezza della rotta a causa del conflitto regionale. Dove sono sempre le navi ad essere un bersaglio.