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 2026  settembre 08 Martedì calendario

Merz: «Sconfitta drammatica Cdu scossa, ma non mi arrendo»

Se doveva essere una prova generale, mostrare i propri sentimenti – non nascondersi in un linguaggio e in slogan da «politico» —, Friedrich Merz ieri si è messo d’impegno. «Siamo scossi nel profondo», ha detto il cancelliere, per quel che è successo, per il trionfo oltre ogni previsione dell’AfD in Sassonia-Anhalt, accompagnato dal crollo della Cdu. Ha esordito così, quando è comparso davanti ai giornalisti alle 13.30 in punto per prendersi la responsabilità della sconfitta.
E quindi, secondo Merz, «non siamo riusciti a trovare un accesso emotivo alle persone». Manca il «sostegno emotivo della popolazione» e questo, ha proseguito, «non possiamo ignorarlo». Nessun tentativo di sminuire la sconfitta: «La Cdu ha perso in modo drammatico. Non possiamo semplicemente passare oltre e tornare all’ordine del giorno: non posso farlo io, e non può farlo neppure il governo federale».
Da qui in poi, Merz ha recuperato un piglio più combattivo: «Non è mai stata una mia opzione arrendermi», tanto per scacciare ogni dubbio che mediti di fare un passo indietro. Non succederà, non adesso. Poi arrivano le prime indicazioni su come intende affrontare l’AfD: facendo uso degli strumenti legali, se l’AfD – formando il governo in Sassonia-Anhalt – entrasse in rotta con le leggi tedesche o anche con il governo.
«Abbiamo una Costituzione forte – ha detto —, abbiamo tutti gli strumenti per difendere la Costituzione da un governo regionale di estrema destra». Tra gli strumenti della Costituzione forte c’è anche la richiesta di messa al bando di partiti anti-democratici. Merz finora si era sempre detto contrario a ricorrervi nel caso dell’AfD, come buona parte della Cdu, però stavolta ha accennato all’ipotesi.
Nella riunione del partito, una scelta pare sia stata presa: non ostacolare la formazione del governo dell’AfD, lasciarli provare. Lasciare che commettano i propri errori. Con la speranza che perdano parte «del fascino», per usare le parole di un politico del Brandeburgo, Jan Redmann. In serata, tutto il gruppo dirigente della Cdu in Sassonia-Anhalt si è dimesso.
La collaborazione con l’AfD è esclusa. Merz ritiene che l’estrema destra veda come principale antagonista proprio il suo partito, che voglia «la completa distruzione della Cdu». Infine, sul finire della conferenza stampa, il cancelliere ha ammesso che «la mia persona è stata continuamente al centro della campagna elettorale», e per questo «cerco le ragioni anche in me stesso». Quasi una seduta di analisi pubblica, un tentativo di essere onesto o di apparirlo, di uscire dalla torre d’avorio dei politici di professione.
C’è però in questo atteggiamento, una stortura che tutta la stampa tedesca ha notato all’istante. Merz ammette di avere problemi di comunicazione, di non riuscire a essere empatico, di volerci lavorare, benché a 70 anni non sia semplicissimo. Però è come se affermasse che si è soltanto espresso male, perché invece il lavoro del governo è buono, i contenuti sono lì, solo che nessuno li vede: saranno le sue riforme (pensioni, fisco, sanità, cure agli anziani) a far uscire la Germania dalla crisi. E così facendo, come spesso gli capita, ha finito per trasferire la colpa di nuovo agli elettori che non (lo) capiscono. E se invece il problema fossero anche i contenuti, un orizzonte politico mancante, una proposta che non c’è e che la Cdu non sa più formulare? Questo non sembra toccarlo.
Tanto per riportarlo subito dall’autoanalisi alla realtà politica quotidiana, il partner di governo Spd ha affermato che alcune riforme (come lo stop alla pensione a 63 anni) vanno riviste. Lui si è appellato alla responsabilità: «Non dovremmo dare l’impressione di lasciarci distogliere da riforme giuste». Ma questa è Berlino, la politica non può fermarsi. Lo choc, il mea culpa, la promessa di far meglio. Ma tutto resta un po’ sospeso: perché tra due settimane si rivota in due Land, Berlino compresa, e lì la Cdu potrebbe di nuovo essere «scossa fin dalle fondamenta», e forse i conti si faranno davvero.