Domenicale, 6 settembre 2026
L’instant book? È nato a Milano
Che bell’ingegno quell’Antonio Stoppani, autore centocinquant’anni fa, nel 1876, del primo bestseller dell’editoria italiana postunitaria: Il Bel Paese. Sull’onda della curiosità per la sua biografia mi sono imbattuto nel particolare ruolo da lui avuto durante le Cinque giornate di Milano (18-22 marzo 1848). In quel frangente sta per completare il quarto e ultimo anno di teologia al Seminario Arcivescovile di Milano, situato nell’attuale corso Venezia 13, dove è anche il referente del gabinetto di fisica.
Quando scoppia l’insurrezione antiaustriaca, a cui aderisce parte del clero, i seminaristi si attivano partecipando alla costruzione delle barricate. Contemporaneamente ai combattimenti nel dedalo delle vie vi è la necessità di superare l’isolamento di una città presidiata dall’esercito all’esterno delle porte e delle mura, informando e chiedendo aiuto agli abitanti delle campagne circostanti e delle città vicine. Il ventitreenne Antonio Stoppani, ingegnoso fin da ragazzo, progetta e con l’aiuto dei compagni realizza con carta robusta e colla d’amido numerosi palloni aerostatici gonfiati ad aria calda prodotta da piccoli bracieri posti alla base. I palloni, alti dai due ai quattro metri, contengono un involucro con manifestini a stampa e volantini manoscritti ricopiati di propaganda firmati dal Consiglio di guerra composto da Cattaneo, Cernuschi, Terzaghi e Clerici.
Le cronache coeve registrano l’originale stratagemma così come ne resta traccia visiva nei quadri e nelle stampe dell’epoca. Carlo Cattaneo, anima della rivolta, annoterà che i croati, accampati sui bastioni, si stupivano vedendo «l’aerea posta superare le lor linee d’assedio, e traevano vanamente ai palloni de’ colpi di fucile». I messaggi, pur nella casualità della loro destinazione finale, contribuiscono al rapido diffondersi delle notizie, a episodi di mobilitazione nelle campagne e alla sollevazione delle principali città lombarde. L’esercito austriaco il 23 marzo batte in ritirata verso Lodi e poi si attesta nelle fortezze del Quadrilatero, fino al rientro vittorioso di Radetzky a Milano il 6 agosto, dopo la sconfitta e la capitolazione del re Carlo Alberto intervenuto con le sue truppe.
L’utilizzo dei palloni, replicato presto in altre zone della città, non rappresenta solo un tassello importante dell’insurrezione milanese, ma costituisce un’autentica invenzione nel campo della comunicazione aerea politico-militare. È la prima volta in Occidente (in Oriente esistevano fin dal III secolo dopo Cristo le “lanterne volanti” cinesi che svolgevano la funzione di mezzi di informazione militare), avvenuta con largo anticipo sui celebri ballon monté dell’assedio parigino 1870-71. Va anche ricordata Venezia, insorta il giorno prima di Milano e proclamatasi Repubblica di San Marco il 22 marzo 1848, che resiste più di un anno fino al 22 agosto 1849 e vede l’esercito austriaco utilizzare a sua volta, ma senza gran successo, nelle ultime settimane di assedio palloni aerostatici incendiari o muniti di piccoli ordigni a miccia lunga. È dunque l’Italia a sperimentare gli albori della futura e quantomai attuale guerra nei cieli.
Tornando a Milano, il suo primato non nasce per caso, si inserisce in una storia in cui la città protagonista già all’inizio del 1784 con il conte Paolo Andreani del quarto e quinto volo assoluto al mondo in mongolfiera nella località di Moncucco, voli che seguono i precedenti avvenuti tutti e tre in Francia alla fine del 1783 e all’inizio del 1784. Il giovane Antonio Stoppani conosceva quella storia e l’ha messa a frutto. Oggi il primato è riconosciuto da una cerchia ristrettissima di specialisti in aviazione, ma è ignorato dai più, mentre invece spiega una precoce attitudine a inventare forme di modernità nella politica e nell’informazione.
La scoperta ancora inedita è un’altra, e riguarda l’editoria. Dopo la cacciata delle truppe di Radetzky esce un volumetto di 84 pagine, stampato dalla Tipografia Patriotica Borroni e Scotti: Gli ultimi cinque giorni degli Austriaci in Milano. Relazioni e reminiscenze del cittadino Ignazio Cantù, giornalista e prolifico scrittore, fratello del più celebre Cesare. Al frontespizio la sorprendente data di pubblicazione: “Milano 28 marzo 1848”, appena sei giorni dopo le Giornate. È evidente che si tratta di un libro coevo agli avvenimenti riportati in ordine cronologico giorno per giorno, ora per ora con dovizia di episodi, nomi, documenti, addirittura recensito in prima pagina l’1 aprile dalla «Gazzetta di Milano». Insomma, è un instant book, anzi è il primo instant book della storia editoriale mondiale, almeno fino a nuove scoperte.
Le indicazioni che offrono le fonti disponibili riguardo a questa tipologia editoriale, ancora scarsamente studiata, collocano nel Novecento i primi esempi. Per l’Italia, prima della pubblicistica politica degli anni 70, viene segnalato Reliquie, a cura di Mario Guarnieri, una raccolta di scritti di Giacomo Matteotti pubblicata dalle Edizioni Corbaccio nell’agosto 1924 subito dopo il suo assassinio avvenuto il 10 giugno. Per quanto riguarda gli Stati Uniti il debutto ufficiale è attribuito al libro Franklin Delano Roosevelt: A Memorial, a cura di Donald Peter Geddes, pubblicato da Pocket Books pochi giorni dopo la morte del presidente americano il 12 aprile 1945. Ma esistono anche opere istantanee pubblicate dopo l’incendio di Chicago del 1871 e dopo il disastro del Titanic nel 1912. In ogni caso Milano anticipa tutti.
Il volumetto di Ignazio Cantù è un caso fortuito e isolato? Niente affatto, è in buona compagnia. Esclusi a priori periodici e opuscoli, vi sono almeno altri cinque libri documentati e ricchi di pathos che rientrano a pieno titolo nella categoria. Sono tutti stampati prima del 6 agosto, ossia prima del ritorno della censura e del forzato esilio per i protagonisti dell’insurrezione. Anche il secondo primato conferma la vocazione milanese a primeggiare nel campo dell’editoria e ad anticipare il futuro. Resta da capire e colmare la lacuna esistente nella storia dell’editoria italiana e internazionale sugli instant book. Sono convinto che le insurrezioni del 1848-49 nelle principali capitali europee (Parigi, Vienna, Budapest, Berlino e aggiungiamo Venezia e Roma) abbiano lasciato il segno anche nei libri e che altre scoperte si aggiungeranno.
Chiudo con la curiosa origine dell’attuale scoperta: è il frontespizio del volume di Ignazio Cantù inviatomi dal collezionista di storia del volo Stefano Zucchi per le mie ricerche su Stoppani in vista di una mostra autunnale a lui dedicata. Il frontespizio indicava platealmente e in modo inusuale il 28 marzo 1848 come data di pubblicazione. Il meccanismo psicologico innestato ricorda da vicino La lettera rubata (1844), il celebre racconto di Edgar Allan Poe: la lettera rubata alla Regina, che la polizia parigina cercava con accanimento, era lì in bella vista nella casa del ladro, ma ci voleva l’investigatore Auguste Dupin per vederla.