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 2026  settembre 07 Lunedì calendario

Hunter Biden in tv: “Potrei candidarmi”

Nonostante i Padri Fondatori abbiano fatto di tutto per stabilire il potere non sul sangue ma sul voto – proclamando che “nessun titolo di nobiltà verrà garantito negli Stati Uniti” – la politica americana è da sempre questione di famiglia. Anzi, di famiglie. Ci sono stati gli Adams, i Rockefeller, i Roosevelt, i Bush, i Clinton, i Kennedy. A giudicare dalle ultime notizie, il familismo politico Usa potrebbe arricchirsi di un altro nome. In un’intervista al conduttore radiofonico John Catsimatidis, Hunter Biden, figlio dell’ex presidente Joe, ha affermato di “non aver ancora preso una decisione” su una sua possibile candidatura alle presidenziali 2028. “Se me lo chiedi tu, comunque, lo faccio”, ha aggiunto scherzando Biden. Non ci sarà, ovviamente, una candidatura Biden nel 2028. Fare il candidato è una cosa seria, risultato di anni di lavoro, relazioni, raccolta di una montagna di soldi e Hunter Biden tutto questo non l’ha fatto.
Nell’intervista il figlio dell’ex presidente dice comunque la sua su diverse cose. Tra i probabili candidati dem alle presidenziali, quelli veri, cita tre governatori: Gavin Newsom, Andy Beshear e Jb Pritzker. Spiega che il prossimo presidente dovrà impegnarsi a rispettare lo stato di diritto. Ricorda la sua lunga battaglia contro le dipendenze. Non è la prima volta, in queste settimane, che Hunter Biden fa parlare di sé. È stato lui a dare la notizia che il cancro alla prostata del padre si è diffuso alle ossa. È stato ancora lui, in un’intervista, a dire quello che tutti a Washington sapevano ma nessuno diceva e cioè che il senatore repubblicano Lindsay Graham, morto a luglio, era gay. Sono uscite pubbliche in cui sembrano dissolversi gli echi degli scandali che hanno accompagnato gran parte della sua vita: il ruolo nel board dell’ucraina Burisma Holdings; la dipendenza dal crack; i guai con le tasse. È una vita spericolata che ha costretto il padre Joe a regalargli un perdono generalizzato, prima di lasciare la Casa Bianca, e che appare appunto lontana. Hunter Biden lavora oggi per un gruppo a difesa dei diritti degli inquilini. Ha assunto il ruolo del portavoce di famiglia. Va in tv e radio a dire la sua. Sicuramente, non diventerà presidente. Non ne ha né la stoffa né i mezzi. Ma nell’America che precipita ogni giorno di più in un gorgo di esplosiva follia, Hunter Biden esprime improvvisamente qualcosa di non più così comune. Una certa, disarmante, normalità, che è poi ciò che terrà i Biden al riparo dalle dinastie.