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 2026  settembre 07 Lunedì calendario

El Niño, l’effetto devastante sulle foreste: assorbono meno CO₂

C’è un effetto di El Niño che non provoca immediatamente alluvioni, incendi o siccità e per questo rimane quasi invisibile. Avviene nelle foreste: quando caldo e mancanza d’acqua diventano estremi, la vegetazione può rallentare la fotosintesi e sottrarre meno anidride carbonica all’atmosfera. Il risultato? Gli scienziati lo definiscono «un paradosso climatico»: proprio mentre aumenta il caldo, uno dei grandi sistemi naturali che frenano l’accumulo della CO₂ può temporaneamente diventare meno efficiente.
Le osservazioni satellitari
A misurare il fenomeno è un nuovo studio pubblicato il 21 agosto su iScience, realizzato combinando osservazioni satellitari della NASA OCO-2, modelli della vegetazione, stime delle emissioni fossili e modelli oceanici. Gli scienziati hanno ricostruito il bilancio mondiale del carbonio durante l’El Niño 2023-24. Il primo numero è impressionante: tra luglio 2023 e giugno 2024 la concentrazione di CO₂ atmosferica aumentò a un ritmo di 3,66, più o meno 0,09 parti per milione all’anno, il maggiore incremento luglio-luglio registrato dal 1979.
Attenzione però: non tutto quell’aumento fu provocato da El Niño. Una volta eliminata la tendenza di fondo dovuta soprattutto alle emissioni umane, l’anomalia risultò di circa 1,1 ppm l’anno, paragonabile a quella osservata durante altri grandi episodi di El Niño. La spiegazione porta soprattutto sulla terraferma. Durante l’evento 2023-24, il pozzo terrestre netto di carbonio si indebolì di circa 2,24 miliardi di tonnellate di carbonio all’anno rispetto alle condizioni attese. Gli oceani compensarono soltanto in parte, aumentando il proprio assorbimento di circa 0,38 miliardi di tonnellate.
Le aree più colpite e gli effetti globali
Il dato forse più sorprendente riguarda la geografia del fenomeno: il 97,5% dell’anomalia terrestre arrivò dalle regioni tropicali. Le aree maggiormente coinvolte furono Amazzonia, Africa centrale e Sud-est asiatico. «Le siccità associate a El Niño possono indebolire l’assorbimento di carbonio da parte delle terre tropicali e accelerare la crescita della CO₂ atmosferica», spiegano gli autori dello studio pubblicato su iScience. L’analisi, aggiungono, mostra come «le recenti siccità di El Niño abbiano determinato l’elevato tasso di crescita della CO₂» osservato fino alla metà del 2024. La causa principale fu la siccità tropicale associata a El Niño. Un secondo studio sul 2023-24 ha individuato inoltre nella riduzione della fotosintesi il principale responsabile dell’indebolimento del pozzo tropicale, indicando nel caldo eccezionale il maggiore fattore climatico dell’anomalia. Ed è qui che il passato incontra ciò che sta accadendo adesso.
Il futuro: la grande incognita
L’Organizzazione meteorologica mondiale ha appena annunciato che l’El Niño 2026 è ormai «saldamente consolidato» e dovrebbe intensificarsi fino a diventare molto forte, raggiungendo il picco verso la fine dell’anno. La probabilità che persista fino a febbraio 2027 è vicina al 100%. Per settembre-novembre l’OMM prevede nella regione Niño 3.4 un’anomalia della temperatura superficiale del Pacifico di circa +3,6 °C. Sono inoltre attese temperature superiori alla norma sulla quasi totalità delle terre emerse e importanti alterazioni delle precipitazioni. «Questo non significa che quanto accaduto alle foreste nel 2023-24 debba necessariamente ripetersi nel 2026-27 – spiegano gli studiosi -. L’intensità di El Niño non determina automaticamente l’intensità della risposta del ciclo del carbonio: contano soprattutto dove cadranno le piogge, dove arriveranno siccità e caldo e come reagirà la vegetazione».
Gli autori sottolineano che il nuovo sistema di monitoraggio permette ormai di seguire quasi in tempo reale la risposta del ciclo globale del carbonio agli eventi climatici estremi. Il precedente del 2023-24 dimostra così quanto rapidamente una grande siccità tropicale possa lasciare un’impronta misurabile sulla crescita della CO₂ nell’atmosfera. Ma il precedente mostra il meccanismo che gli scienziati terranno sotto osservazione. Le attività umane continuano a immettere CO₂ nell’atmosfera. Foreste e oceani ne assorbono una parte e rallentano così l’accumulo atmosferico. Se per effetto di caldo e siccità le foreste tropicali ne catturano temporaneamente meno, una quota maggiore delle nostre emissioni resta nell’atmosfera. El Niño non provoca dunque il cambiamento climatico e il suo effetto sul ciclo del carbonio è temporaneo. Ma può premere per qualche tempo sull’acceleratore della crescita della CO₂ atmosferica proprio mentre il pianeta continua a scaldarsi.