Sette, 7 settembre 2026
Intervista ad Alberto Repossi
«I quarant’anni di Repossi? Li abbiamo festeggiati pochi giorni fa al Ritz a Parigi. Tutto iniziò nel luglio 1986», sorride Alberto Repossi, al fianco la figlia Gaia, erede creativa della maison di principesse, regine e imperatrici. E il Ritz è dove scese Lady Diana quell’ultima notte prima della morte nell’estate del 1997.
«Già, Dodi Al Fayed entrò nella nostra boutique accanto al Ritz in Place Vendôme quel giorno, per ritirare l’anello Dis-moi oui. Così mi ritrovai nel pieno dell’inchiesta sulla morte di Diana: il 22 agosto 1997 avevo incontrato Diana e Dodi in segreto a Saint-Tropez, soli, senza bodyguard per discutere dell’anello della principessa. Davanti a me la donna più inseguita, amata, idolatrata degli anni ’90, un’emozione indimenticabile», sospira il gioielliere amico della principessa Caroline di Monaco e del fratello Alberto II, della sheika Moza, e di schiere di reali del Medioriente. «Non solo principesse, proprio a Londra un giorno ricevetti la visita della scrittrice americana Danielle Steel, l’inizio di una lunga amicizia, la più importante musa che abbia mai avuto».
Affascinante come un divo dell’Italia del boom, come si ritrovò a disegnare gioielli?
«Sognavo di fare l’artista-bohemién ma fui invece spedito al liceo scientifico a Torino, frequentai per due anni, prima di abbandonare. Mio padre mi aveva detto che potevo scegliere se fare il vero bohemién squattrinato o mettermi subito al lavoro nel laboratorio. Sono nato in una famiglia di artisti o forse sarebbe più corretto gioiellieri italiani, tutti un po’ stravaganti per la verità. Paolo, mio fratello, dirigeva già l’atelier fondato nel 1920, poi perso nella crisi del 1929 dal nonno Gian Pietro e riaperto grazie alla collaborazione di soci nel 1933. Nei ’50, finite le difficoltà della guerra, mio padre Costantino aprì la sua prima boutique a Torino, in via Lagrange».
Ma Repossi è diventata famosa a Parigi e a Montecarlo. Complice il legame con Royals di tutto il mondo che hanno intrecciato le loro storie con quelle di questi gioielli.
«Ranieri III di Monaco mi assegnò la patente come joaillier “fornitore ufficiale” dei Grimaldi, e ordinò una serie di regali per festeggiare i settecento anni della dinastia Grimaldi. Cadeaux per ogni coppia regnante della terra, dalla Svezia al Brunei che consegnai personalmente. Anche così è iniziata l’avventura con principesse e regine. E quando il principe Alberto si fidanzò con Charlène, lavorammo assieme per tre appuntamenti segreti per creare l’anello di fidanzamento, a cominciare dalla scelta del diamante e poi della sua montatura».
Carolina di Monaco è un’amica oltreché una cliente.
«Sua Altezza Reale la principessa Carolina mi chiese di realizzare la sua corona di zaffiri per il matrimonio del principe e anche di adattare spille di famiglia per la coiffure matrimoniale della futura principessa Charlène».
Royals e dive.
«Già, la Callas portò a mio padre dei diamanti per un collier. E lui mise la pietra più bella dietro alla nuca, il soprano non apprezzò affatto e si arrabbiò furiosamente. Solo in seguito, avendo ricevuto molti complimenti per la collana e l’originalità della posizione del maxi diamante, ringraziò mio padre con una lettera. Era così lui, un genio. E ritrovo oggi quella genialità fuori dagli schemi in mia figlia Gaia. Alla celebrazione al Ritz dei nostri 40 anni c’era anche Delphine Arnault, la madrina, la mèntore di Gaia».
Karl Lagerfeld è stato l’altro mèntore di Gaia Repossi.
«Era giovanissima e lui la chiamò la “mia collega” e non solo, cominciò a indossare suoi oggetti, la consacrazione di mia figlia fu completa».
A festeggiare i 40 anni di Repossi in Place Vendôme c’era anche Stéphane Bianchi il nuovo direttore generale di LVMH che oggi controlla Repossi. «Bianchi ha capito le antenne di Gaia capace di cogliere lo spirito dei tempi: ora è sulle tracce di rari diamanti colorati. Lauren Sánchez, moglie di Jeff Bezos una delle clienti Repossi come le Kardashian, ama i diamanti fancy. E Gaia sta cercando anche un prezioso brillante rosso, ma l’ho avvisata troverà quelli azzurri e rosa ma rossi sono un rarità».
Sceicche e armatori…
«La sceicca Moza Bint Nasser, madre dell’attuale emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, riuscì a sorprendermi. Dal nostro primo incontro dimostrò di saper scegliere con modernità, al punto che mi stupì quando volle un collier de chien in acciaio nero con dei piccoli pendagli in diamanti. E finì sulla prima pagina di tutti i giornali. Beh sì anche Stavros Niarchos, ricordo il fidanzamento di uno dei figli che poi sposò una Guinness. Quando lo accompagnò in boutique senza avvertire, arrivò vestito come sullo yacht e senza presentarsi. Scelse un anello, per caso mia moglie lo riconobbe. Altrimenti sarebbe stato simpatico vedere l’esito della vendita dato che Mr Niarchos, come tutti i miliardari di questo mondo, non aveva con sé alcun denaro».
Ma non ha mai dimenticato le radici e le amicizie di Torino.
«Oh sì, amo tornare nella nostra villa in collina nell’ antica capitale sabauda, dove un sistema aristocratico, esiste ancora oggi».