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 2026  settembre 07 Lunedì calendario

Il giallo del Canton Ticino

Nome di battesimo Claudio, cognome Zali. Sì, lui. Di anni 64. L’apprezzato giudice ticinese adesso pluriimputato per due distinte inchieste a carico, l’uomo cultore massimo della privacy, in conseguenza d’una timidezza che mai s’è allentata o forse di un perdurante velo di snobismo verso il popolo, ora divenuto famoso, anzi divenuto un «caso», non per il suo passato da presidente del Tribunale penale cantonale – vent’anni di potere, regole e rigore —, no, nient’affatto, bensì per certe presunte condotte: le pressioni per aiutare un’amica ad alleggerire la posizione del figlio minorenne autore di sevizie bestiali su di un coetaneo (prima inchiesta), e gli audio dove rammenta violenze contro le donne vantandosi d’avere picchiatori a disposizione (seconda inchiesta).
Ma allora, di grazia, chi è davvero questo Claudio Zali?
Già presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino (il Governo cantonale), incaricato, come area di competenza, della centrale piattaforma giustizia-polizia, Zali è di destra (Lega del Ticino) fin da ragazzo, da quando giocava a ping-pong, che insieme alla Formula uno è passione addirittura sanguigna, con Marco Borradori (1959-2021), notaio, sindaco di Lugano, fra i primi negli anni Novanta a sostenere la Lega del Ticino. Amicizia fraterna. «Borradori è stata la voce più influente della mia vita».
A Zali abbiamo chiesto conto di una replica, e non ha risposto. Ai media svizzeri, cominciando dal Corriere del Ticino che quest’estate ha lanciato più d’uno scoop, ha inviato delle note per invitare al rispetto della «presunzione d’innocenza».
Non voleva dimettersi. Il partito, peraltro caduto in una parallela crisi pesante coi compari dell’Udc, ha ordinato di andarsene. A fine mese, Zali, rimasto consigliere di Stato, saluterà. E penserà a difendersi. Ha già iniziato. Al Corriere risulta che ha incaricato uno speciale pool di compiere accuratissime – sofisticate... – contro-indagini. Si ritene vittima d’una colossale trappola. Ordita da chi? Occhio al passato da giudice, consigliano a Lugano, più che una trappola potrebbe configurarsi una vendetta. Addirittura una vendetta. Quali le origini? È sotto ricatto, confidano fonti italiane. Tutte balle, tutte menzogne, dimostrerò appieno la mia innocenza, assicura Zali alle pretoriane e ai pretoriani, non pochi e non periferici, che lavorano nel «suo» Tribunale. Ha già assemblato delle denunce da presentare a tempo debito. Quando?
Vorremmo parlare col dottor Zali per domandare conto della povera donna di 52 anni, attivista (a protezione di causa palestinese, ambiente e cani), che, protetta da un nome di fantasia, aveva diffuso sui canali social il contenuto d’una chiacchierata al telefono col giudice medesimo, il quale le diceva: «Quando è venuta a casa mia l’ho pestata... Allora chiamo un mio amico di Milano, uno che non mi tradirebbe mai e mi aiuta a risolvere questo problema tramite quarte o quinte persone...». Tradire mai.
Il 18 agosto quella donna, amica di Zali, esperta nuotatrice, è morta nel lago di Lugano. Dieci giorni prima, aveva denunciato l’aggressione subìta da un uomo incappucciato, inevitabile il pronto soccorso. Due giorni prima, aveva cancellato il contenuto dei suoi profili social. Si sentiva seguita, narrava. «Era piena di alcol e benzodiazepine», si legge nel referto dell’autopsia; nessuna azione tale da «evidenziare un omicidio», pur sottolineando la «necessità di accertamenti». L’inchiesta prosegue, v’è massima curiosità investigativa per l’analisi del computer. Parecchio d’altro sarà esplorato dagli specialisti di Medicinale legale di Zurigo, gli stessi dell’autopsia: attendono la conclusione di ulteriori esami disposti.
A Zurigo, Zali ha incontrato l’età adulta, universitario nella prestigiosa facoltà giuridica, riconosciuta nell’intera Europa di lingua tedesca. La biblioteca domestica di volumi di giurisprudenza è colossale; gli piace immergersi in quegli spazi, dedica energia a che vengano mantenuti ordine e pulizia. Nel celebrarne cultura, prestigio e onore, a Viganello smarriscono il genetico aplomb: ah, il dottor Zali!
Viganello è un quartiere, fuori dal circuito classico, quello turistico, di Lugano; era un villaggio a sé, incentrato su quel luogo che il maggior narratore della Svizzera, che ci aiuta a comprendere la Confederazione – tre lingue, due religioni —, cioè Friedrich Dürrenmatt (1921-1990), invitava a esaminare per entrare nel territorio e nella gente: l’osteria. Luogo pubblico che rispetta le coordinate dell’apparenza, chi è signore lo rimane e chi è servo idem.
Claudio Zali, nativo giustappunto di Viganello (in famiglia generazioni di meccanici) è dotato di carisma, disciplina. Pare che gli inquirenti abbiano un elenco di quattro donne pronte a denunciarlo. Una quarta lo voleva denunciare salvo tirarsi indietro all’ultimo. In Procura.