Sette, 7 settembre 2026
Il miglior candidato premier per il centrosinistra sarebbe il cardinale Zuppi
Scrivo una cosa che, ormai, pensano in molti. Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, sarebbe l’ideale candidato premier del Campo largo.
A differenza di certi politici che, agendo in quel territorio con leadership più o meno riconosciute, ambiscono a Palazzo Chigi, questo meraviglioso pastore non è mai vago, leggero, banale, spregiudicato, inaffidabile, noioso, furbo, irriverente, provocatorio. Ogni sua riflessione, ogni presa di posizione è – invece – scolpita, ha un senso, è sempre sostenuta da una precisa idea di società, di giustizia, di bene comune.
Don Matteo, come continuano a chiamarlo in tanti, non racconta bugie. Non ha il culto del grottesco. Non è vigliacco. Non ha spirito polemico o ritorsivo: tiene in debita considerazione, è ovvio, lo Spirito Santo, ma senza mai farcelo pesare troppo.
Con un’espressione facciale solida, un fare diretto, il sorriso mai di circostanza, è incline alla pedagogia politica, alla mediazione: però sa distinguere le pecorelle smarrite dai pecoroni neri. Il nero è un colore che, a quanto s’è capito, non gli piace. Il suo zucchetto, del resto, è rosso. E per questo, purtroppo, non è candidabile.
Però, in un Campo largo dove la confusione è totale e l’opportunismo sistematico dilaga con forza efferata, le sue parole, i ragionamenti, i suoi moniti potrebbero essere presi e raccolti fino a diventare un formidabile programma comune. Capi e capetti stabilissero poi pure se andarsi a infognare in quella tremenda tonnara che sarebbero le primarie: intanto, però, si ritroverebbero con una serie di pensieri condivisi e condivisibili da una porzione importante di elettorato che, per capirci, potremmo definire democratico.Ho preso qualche appunto, la settimana scorsa è andato al meeting di Rimini e, sul tema dell’immigrazione, don Matteo ha detto: «Sulla questione migranti si assiste a una stupida e volgare polarizzazione. Ma salvare in mare tutti, non significa che entrino tutti. Servono regolarizzazione e legalizzazione». Elly Schlein e Giuseppe Conte avrebbero saputo dirlo meglio? Purtroppo per loro, no. Infatti farebbero bene a rileggersi, e copiargli, anche i discorsi su Ucraina e Gaza. Sui diritti civili. Su chi soffre, sugli ultimi (don Matteo non mi sembra il tipo da pretendere un Copyright).