Il Messaggero, 6 settembre 2026
Salvo Sottile parla di sé, di Ranucci, e di politica
Prima con Milo Infante, poi con Sigfrido Ranucci, e infine giovedì scorso – con due inviati di Report, nel cortile della sede Rai di via Teulada a Roma, poco prima di presentare il “suo” Ore 14. Salvo Sottile nelle ultime settimane si è scontrato quasi ogni giorno con qualcuno. Insomma, da navigato uomo tv, ha fatto parlare di sé. Domani torna finalmente su Rai2 per condurre ogni giorno la nuova edizione del programma di cronaca nera guidato fino a giugno da Infante, mentre dal 24 settembre ogni giovedì sarà al comando della versione in prima serata.
Meno male che in giro dice di non essere fumantino, sembra il Cavaliere Nero del grande Gigi Proietti.
«Ma no... Sono molto migliorato. Rispondo se mi chiamano in causa».
Quelli di “Report” dicono che lei ha provocato: hanno ragione?
«"Come va?”. Questo ho detto a Bernardo Iovene e Luca Bertazzoni. Mi hanno risposto dandomi del “venduto” e del “pezzo di merda”. Dentro la Rai mi è sembrato un po’ esagerato, fuori magari ne avremmo parlato. Detto questo, non voglio che vengano presi provvedimenti disciplinari. Capisco che, avendo contestato la doppia morale del santone Ranucci, io debba finire al rogo come gli eretici. Ma io sono un giornalista che fa domande a tutti, di ogni tipo, e continuerò a farle».
I contrasti fra lei e Ranucci risalgono a quell’inchiesta di qualche anno fa in cui si fece il nome di suo padre, storico cronista palermitano, completamente estraneo ai fatti?
«Sì, anche. In quell’occasione, senza scrupoli, fece arrivare schizzi di fango su una persona completamente estranea ai fatti, citata solo come suggestione. E poi Ranucci ora si paragona a Falcone e Borsellino, a Giulio Regeni... Siamo nella mitomania più assoluta».
Un cronista noto e di lungo corso come lei perché ultimamente sui social si è messo a fare l’opinionista politico? Perché in vista ci sono le elezioni e in Rai bisogna in qualche modo serrare i ranghi? Per questo le hanno dato del “venduto”?
«Io nei miei video social commento sia la cronaca che l’attualità politica. L’unica cosa in questo senso è stata dire la mia sul caso Ranucci: ho posto un problema di opportunità e di metodo. Se lui e quelli di Report fanno domande per avere risposte, devono anche accettarle senza parlare di attacco alla libera stampa».
Ha detto la sua anche sul premier, che non supplica Trump, e su Bonaccini, che dà degli ignoranti agli elettori di destra, invitando la Meloni a ringraziarlo con i fiori perché, come tanta sinistra, lavora gratis per lei. È un cambio di ruolo, o no?
«Io faccio la rassegna stampa con le notizie del giorno, che poi spiego a chi mi segue. Non cambio mestiere se dico come la penso. Poi, ovviamente, tutto diventa politica».
Per questo l’hanno insultata?
«Evidentemente viene percepito questo, certo. Diciamo che io la chiamo libertà e loro no».
Strizzando di fatto l’occhio al Governo, però, uno smaliziato come lei sa che certe opinioni si prestano a letture di un certo tipo.
«È vero. Io non lo avrei mai fatto, perché non sono come loro, ma a parti rovesciate anche io allora avrei potuto dire a quei due di essere dei “venduti”. Per il resto, se ci fosse stato un episodio di cronaca con qualcuno di destra che diceva una cazzata come quella di Bonaccini, avrei fatto lo stesso il video».
Che ne è stato del Salvo Sottile che solo tre anni fa, quando faceva i “Fatti vostri” con Anna Falchi, diceva che gli sarebbe piaciuto fare una prima serata su Rai2 con un quiz?
«Sono sempre qui. Ho sempre cercato di fare anche altro, senza puzza sotto il naso, ma dopo tre stagioni ho capito che non mi divertivo più e sono tornato a fare il giornalista con Far West. Devo tanto a Michele Guardì perché quando il direttore di Rai3 Franco Di Mare (morto nel 2024, ndr) mi cacciò, fu l’unico a offrirmi un lavoro».
"Ore 14”, chi gliel’ha fatto fare?
«Sono sempre stato attratto dalla roulette russa: colpo vince, colpo perde. Mi piacciono le sfide. Sono fatto così».
Se è vero come ha detto lei a Milo Infante, polemizzando sul titolo non cambiato che per ritirare le maglie di una squadra bisogna essere Maradona, Baresi o Totti, è altrettanto vera una cosa: squadra che vince non si cambia. Perché ha mollato il suo “Far West”? Per gli ascolti in calo o perché troppo caro, 160 mila euro a puntata?
«La cifra più o meno era quella, sì. Dal 2023 è sempre andato bene, solo che la Rai ogni anno ha cambiato giorno della messa in onda. Il lunedì per fare posto a Giletti, il venerdì per contrastare Quarto grado, serata difficile, e il martedì contro Bianca Berlinguer, sempre battuta. Una flessione c’è stata: fidelizzare il pubblico così è difficile. Non l’ho mollato, ma congelato: non potevo fare due programmi contemporaneamente. L’azienda teneva al marchio Ore 14, anche per questioni pubblicitarie e hanno scelto me dopo aver consultato l’ufficio marketing».
È vero che guadagna 400 mila euro l’anno? Infante non arrivava a 240 mila.
«Molto meno. Lui, però, era un dipendente, vicedirettore, io sono un libero professionista. Se le cose vanno male, sono fuori».
Però il suo agente è Beppe Caschetto, uno dei più potenti e influenti dello spettacolo italiano.
«È vero, anche se non lo vedo da almeno tre anni. Io e lui ci sentiamo solo al telefono. E al momento non ho ancora firmato il contratto».
Dopo tutte queste polemiche la Rai le ha detto qualcosa o no?
«Il direttore Corsini mi ha detto di non esagerare ma non mi ha vietato nulla, avvisandomi che con Report tutto poteva essere strumentalizzato».
Di nuovo a “Ore 14” cosa ci sarà?
«Il mio modo di impostare le storie, le mie domande, il mio sguardo e la mia sensibilità. Con me ci saranno anche Barbara De Rossi, Davide Desario, Rita Cavallaro, l’avvocato De Rensis...»,
In conferenza stampa ha detto che nella versione serale ci sarà spazio per la politica: sa che all’inizio con la politica Infante faceva il 2,5 di share?
«Certo. Per offrire altro rispetto alla versione quotidiana faremo anche inchieste di attualità politica come faceva lui intervistando Salvini».
Insomma, le elezioni dell’anno prossimo peseranno?
«Questo lo dicono i giornalisti di sinistra».
Io faccio solo domande, come lei.
«Certo, era una battuta. Dipende come si affronta: io ogni volta darò spazio alla destra e alla sinistra, come sempre».
La politica le ha mai chiesto di schierarsi in prima persona?
«In passato, sì. Però non mi interessa».
Questa amministrazione Rai, criticata da più parti, le piace davvero?
«Sì. È un periodo complicato per tutti, ma è una Rai che mi ha dato la possibilità di fare delle cose, e l’ad Rossi quando mi hanno cacciato da Rai3, e lui era consigliere del cda, è stato l’unico ad aprirmi la porta quando tutti gli altri me l’hanno chiusa in faccia. Con lui ho un debito di riconoscenza».
"Chi l’ha visto?” su Rai3 l’avrebbe fatto condurre a Francesca Fagnani, al posto di Sciarelli?
«Certo. Francesca, un’amica, sa fare benissimo cronaca e intrattenimento. Non affidarglielo è stata una cazzata, ma è un mio parere personale, nel senso che se io fossi stato il direttore l’avrei messa in quel ruolo, ma non lo sono ed evidentemente ci sono delle logiche per cui hanno pensato che dovesse fare Belve. Francesca è un asset della Rai. Mi auguro che l’azienda non se la faccia scappare».
In passato ha detto che un suo grande errore fu andar via da Mediaset, nel 2013, sbattendo la porta. Se Mentana dovesse lasciare La7 e tornare Mediaset, cosa farebbe se la chiamasse?
«Non lo farà. Con Enrico, che mi ha insegnato tutto e al quale devo gratitudine eterna, c’è un rapporto di amore e odio. Ogni tanto ci scriviamo, per esempio, e ci mandiamo affanculo. Diciamo che lui è sempre il mio direttore, solo che io ho 54 anni non più 19...».
Si vede direttore, prima o poi?
«Non credo. Sono troppo fumantino... (ride, ndr)».
Diciotto anni fa ha scritto “Maqeda”, romanzo sulla vita movimentata dello chef Filippo La Mantia, che sembrava dovesse diventare un film di Roberta Torre e poi è saltato. Per caso ora ha una storia autobiografica che potrebbe diventare qualcosa di simile?
«Sì. Ne ho viste un po’ e mi hanno chiesto anche un libro. Il progetto c’è».
Se dovesse diventare un film qualcuno potrebbe dire che l’ha aiutata la sua compagna, il sottosegretario alla Cultura, con delega sul cinema, Lucia Borgonzoni della Lega, giusto?
«Certo. Infatti lo farei solo quando lei non sarà più sottosegretario».
Dopo “Ballando” ha imparato a danzare? Ogni tanto va in qualche locale, magari con la sua compagna?
«Per carità, mai».
Ho letto che ha cinque tatuaggi, fra cui un lupo che ulula alla luna: è così che si vede?
«In passato, sì. Adesso l’ho coperto con un tribale. Sento ululare qualcun altro, il mio era invecchiato: l’ho ucciso (ride, ndr)».