La Stampa, 6 settembre 2026
Il memoir di Sonia Gandhi, censurata nella sua India
In una storia indiana viene spontaneo individuare gli ingranaggi del karma. E questa vicenda, più che del potere della censura, ci parla dell’efficacia dell’autocensura. Una leggenda della politica internazionale che nel 2010 fece il possibile per impedire la pubblicazione della sua biografia in India, 16 anni dopo deve difendere la propria autobiografia da un editore che non la pubblica perché vorrebbe farle omettere alcuni passaggi.
Quella donna è Sonia Gandhi, una delle politiche di origini italiane più potenti al mondo, per più di vent’anni presidente del Congress Party, vera anima progressista della politica indiana. Dopo una vita passata a difendere la vita privata, è il suo turno di narrare un percorso straordinario nel memoir Belonging: un viaggio d’amore (Rizzoli). Edvige Antonia Albina Maino nasce il 9 dicembre del 1946 a Lusiana, paese di antica parlata cimbra sull’altopiano di Asiago, nel vicentino. A tre anni si trasferisce fra Sangano e Orbassano, nel torinese, con le due sorelle, la mamma e il papà, muratore convintamente anti-comunista. Da lì, parte a 18 anni per studiare l’inglese in una scuola a Cambridge, trovando lavoro come cameriera al ristorante The Varsity, dove s’innamora del figlio di Indira Gandhi e nipote di Jawaharlal Nehru.
Il colpo di fulmine diventa un fidanzamento a distanza, epistolare. Il padre Stefano si oppone. Sonia la spunta tre anni dopo. Un matrimonio indiano con il sari rosso, il cognato Sanjay che muore in un biplano, costringendo il marito a raccogliere l’eredità dinastico-politica. Ma la suocera Indira viene assassinata, così il consorte Rajiv diventa primo ministro, ma viene ucciso anche lui. Sonia è dunque obbligata a raccogliere lo scettro dei Gandhi, guidando il Congress, ma nel 2004 rinuncia alla carica di premier e sceglie invece il primo sikh a guidare l’India, Manmohan Singh.
Nel 2008, lo scrittore spagnolo Javier Moro pubblica in Spagna la biografia romanzata Il sari rosso, bestseller anche in Italia nel 2009 con il Saggiatore. In India, per anni il libro di Moro venne bloccato su iniziativa degli avvocati del Congress, con richiesta di ritirarlo. Alcune copie furono bruciate in strada da giovani del Congress. Uscì solo nel 2015, dopo la vittoria della nemesi nazionalista, Narendra Modi. Moro accusò i legali di Sonia Gandhi di aver «terrorizzato» i suoi editori indiani. Il libro non fu mai censurato ufficialmente e nessuno fece davvero causa, ma si creò una situazione di minaccia che costrinse Moro a rinunciare. Così funziona l’autocensura: per intimidazione.
Ed ecco la legge del karma che entra in azione. Da New York, Knopf (parte di Penguin Random House) annuncia la pubblicazione il prossimo 10 novembre del prezioso racconto in prima persona. Esponenti del partito al governo nazionalista, il Bjp, reagiscono con auguri sarcastici. Ma la sede indiana di Penguin Random House rinuncia alla pubblicazione poiché l’autrice rifiuta le richieste di modifiche e cancellazioni per l’edizione indiana dei passaggi che narrano di incontri con Modi, di battute pubbliche su di lei, dell’Rss, l’organizzazione nazionalista indù, di incursioni cinesi al confine himalayano.
Il manoscritto resta bloccato al vaglio legale. L’editore indiano dice di essere ancora disposto a pubblicarlo, ma la leader risponde: «È la storia della mia vita e non cambio niente, l’autocensura interferisce con la scrittura». Per una settimana non si è saputo chi lo avrebbe pubblicato in India. Il 4 settembre HarperCollins India annuncia che uscirà il 10 novembre, lo stesso giorno dell’edizione americana e britannica. Nessuno ha detto se c’è stato un problema di tagli. Si saprà il 10 novembre, mettendo l’edizione indiana accanto a quella americana.
Resta da capire cosa si verifichi, esattamente, in un memoir: in un saggio o in un romanzo storico la fonte sta fuori dal testo, ed è materiale su cui un ufficio legale può lavorare. In un memoir, la fonte è chi firma. Non si scrive che le cose andarono così, si scrive di averle viste così, e se ne risponde con il proprio nome in copertina. Chi si ritiene diffamato ha un tribunale dove si decide la questione con l’autore, non nella stanza di un editore. Chiedere la verifica preventiva di un ricordo significa chiedere a chi l’ha vissuto di sostituirlo con la versione di qualcun altro. Cioè di scrivere un altro libro.
Questo testo nasce dalla promessa che l’italo-indiana fece nel 2014 al suo ex braccio destro del Congress che nella propria autobiografia, One Life is Not Enough, la dipinse come persona ambiziosa, autoritaria e implacabile. Sonia Maino Gandhi rispose pubblicamente dicendo che prima o poi avrebbe scritto la sua di autobiografia per raccontare come stanno davvero le cose. Quel libro è Belonging.
Il punto, ora, è che l’editore indiano, intimorito dal contesto che si è creato in India in questi anni, preferisce passare la mano su un bestseller garantito, che un concorrente si è preso poco dopo. È il clima di un’India che nell’indice sulla libertà di stampa di Reporters sans frontières è al 157° posto su 180, sotto a Pakistan, Bangladesh, Bhutan, Sri Lanka e Nepal. Rsf definisce la situazione dell’informazione in uno stato d’emergenza non dichiarato per la concentrazione delle proprietà in mano a pochi gruppi industriali, la pubblicità degli enti pubblici come leva di controllo e l’abuso di leggi antiterrorismo e di diffamazione contro i giornalisti.
Dal 2014 a oggi, l’elenco degli episodi di limitazione della critica è denso. Difficile dimenticare che gli indagati dell’assassinio nel 2017 di una giornalista critica dei fondamentalisti, Gauri Lankesh, sono a piede libero (uno è stato eletto consigliere comunale). O che Bobby Ghosh fu allontanato dalla direzione dell’Hindustan Times per pressioni politiche. O che molti giornalisti vengono imprigionati con processi lunghissimi, oltre a sospette incursioni fiscali nelle tv critiche come lo era Ndtv o nelle sedi indiane della Bbc.
La storia narrata dalla leader più autorevole dell’opposizione indiana non è stata respinta da una legge o da una sentenza, ma dalla prudenza preventiva del suo stesso editore. È così che la libertà d’espressione si restringe nelle democrazie in crisi: senza proclami né processi.
Alla fine il libro esce, in India. Ma per tenersi i propri paragrafi, la leader più longeva del Congress ha dovuto perdere l’editore che glieli aveva comprati. Nei saliscendi della storia, Il sari rosso di Javier Moro arrivò nelle librerie indiane solo quando il Congress perse il potere. Oggi che Sonia Gandhi non ha più la forza di impedire la pubblicazione dei libri altrui in India, ha rischiato di non avere neppure quella di far uscire il proprio.