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 2026  settembre 06 Domenica calendario

Un parassita minaccia le pinete di D’Annunzio

Era l’estate del 1902, Gabriele D’Annunzio la stava trascorrendo nella sua villa La Versiliana. Il Vate passeggiava nella pineta assieme alla sua amata Ermione, la celebre attrice Eleonora Duse. Passeggiata interrotta da un temporale estivo, la scintilla da cui prese fuoco La pioggia nel pineto. «Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove su i pini scagliosi ed irti, piove sui mirti divini…».
Quei «pini scagliosi ed irti» 124 anni dopo sono minacciati da un insetto killer, la cocciniglia tartaruga. Un insetto alieno, originario del Nord America, volato dalla tenuta di Castelporziano, il buen retiro del Presidente della Repubblica, dove ha fatto strage di alberi. È passato per i pini di Tirrenia e poi avanzato senza incontrare barriere, volando sopra l’Arno fino alle migliaia di pini, che svettano nel Parco regionale San Rossore Migliarino Massaciuccoli, in Versilia.
È stato il presidente del Parco regionale di San Rossore a lanciare tre settimane fa l’allarme sul destino delle pinete dannunziane. «Ho chiesto aiuto al ministero dell’ambiente e all’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale – rivela Lorenzo Bani – perché estendano anche in Versilia la sperimentazione che stanno facendo nel parco della Mostra d’Oltremare a Napoli. La cocciniglia tartaruga minaccia di uccidere i nostri pini, può essere contrastata efficacemente con il coleottero Thalassa Montezumae, predatore naturale dell’infestante. Bisognerebbe rilasciare anche qui esemplari del coleottero per evitare che tutti i pini del parco vengano infestati».
Il presidente Bani, dopo aver chiesto aiuto al Governo, ha dovuto incassare la sarcastica risposta del sottosegretario all’Agricoltura e sovranità alimentare Patrizio La Pietra: «È stato sgradevole, ha risposto che la sperimentazione si farà a Napoli e solo in futuro si vedrà se estenderla altrove. Non possiamo perdere tempo e soldi, la situazione è allarmante. La cocciniglia si sta espandendo, ha colpito anche le pinete in Maremma. E non bastano le iniezioni sulla corteccia degli alberi per salvarli». Le pinete maremmane evocate dal presidente Lorenzo Bani sono altri luoghi letterari. Sono gli alberi anche di Roccamare, luogo caro a Italo Calvino, Carlo Fruttero e Pietro Citati. Il parco di San Rossore sta contrastando la cocciniglia con iniezioni sugli alberi attaccati. «Ma hanno un’efficacia limitata nel tempo. Abbiamo fatto le iniezioni su 1.700 pini, spendendo 60 mila euro. La cura è efficace per un anno e mezzo. Estendere l’intervento all’intera pineta costerebbe più di 600 mila euro all’anno, è un rimedio irrealizzabile oltre che temporaneo. Servirebbe un’autorizzazione governativa che estenda la sperimentazione del coleottero anche a San Rossore».
Pochi giorni dopo l’allarme, l’europarlamentare Dario Nardella, già sindaco di Firenze, ha presentato un’interrogazione prioritaria alla Commissione Europea per chiedere «un intervento urgente e coordinato contro la diffusione della Tourmeyella parvicornis, la cosiddetta cocciniglia tartaruga. Serve un coordinamento europeo e lotta biologica per salvare le pinete italiane».
Nardella parla di emergenza fitosanitaria che rischia di cancellare il paesaggio simbolo delle coste e dei parchi italiani. «Il parassita si è diffuso rapidamente lungo la costa toscana, colpendo aree di altissimo pregio naturalistico come le tenute di Coltano e Tombolo all’interno del Parco Naturale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. Colpite anche Lazio, Campania e Abruzzo. Non possiamo assistere inermi alla scomparsa dei nostri pini domestici, patrimonio identitario, paesaggistico ed ecologico del Mediterraneo – ha dichiarato Dario Nardella -. L’unica vera arma risolutiva sul lungo periodo è la lotta biologica con la coccinella predatrice Thalassa montezumae, individuata dal Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura, ndr) e recentemente autorizzata in via sperimentale in Campania. Serve fare presto: le pinete toscane e delle altre Regioni non possono aspettare».
L’eurodeputato Pd non è stato il solo: «In queste settimane – rivela ancora Lorenzo Bani – hanno presentato interrogazioni parlamentari anche in Italia, primo firmatario Marco Simiani e sono intervenuti anche diversi consiglieri regionali. Speriamo che Governo e Ispra ci ascoltino».