repubblica.it, 6 settembre 2026
Louvre, meno 200 mila visitatori per colpa del caldo
Ultimo arrivò il caldo. Che periodaccio per il Louvre. Quest’estate a funestare uno dei più importanti musei del mondo, visitato ogni anno da 9 milioni di persone (nel 2025 è stato il primo per numero di ingressi) è stato il cambiamento climatico con le temperature che hanno messo ko il turismo estivo. L’imponente collezione nel cuore di Parigi, ospitata in un monumentale palazzo reale, ha dovuto chiudere anticipatamente per undici giorni (alle 16 invece che alle 18) perdendo complessivamente un milione di euro e registrando un calo di presenze del 9 per cento rispetto all’anno scorso: 200 mila visitatori in meno. Colpa delle temperature infuocate e di un sistema di condizionamento che ha difficoltà a refrigerare uno spazio così ampio.
Hélène Vassal, direttrice responsabile delle collezioni, intervistata da Le Monde, ha ammesso che l’appeal del museo ha risentito della “perdita di interesse per i centri urbani troppo caldi”. Oltre al crollo delle vendite dei biglietti, l’ondata di caldo ha imposto misure eccezionali per salvaguardare la salute dei dipendenti. Il museo ha distribuito 2 mila ventagli, 243 borracce, 103 ventilatori portatili e, svela ancora Le Monde, anche un abbigliamento più fresco: bermuda, magliette traspiranti, cappellini. Neppure un anno fa, era il 19 ottobre, il Louvre era diventato un caso internazionale per il furto milionario di gioielli della Corona che ha portato alle dimissioni della direttrice, Laurence des Cars, sostituita da Christophe Leribault. Per proteggere le collezioni, il museo ha chiuso preventivamente le zone più esposte, come gli appartamenti di Napoleone III, le sale dedicate alla pittura francese e il cortile Puget, e ha messo al sicuro diverse sculture in cera, per esempio quelle di Antoine-Louis Barye (1795-1875).
Per Hélène Vassal, il Louvre è a una impasse: “Dobbiamo uscire da questa situazione di inadeguatezza”. Sull’iconico piazzale della piramide, per evitare le code sotto un sole cocente, il museo sta pensando di piantare più alberi e di installare tende da sole esterne. Un’ipotesi che però ha sollevato le polemiche di chi si batte per la tutela del patrimonio. “Ci troviamo ormai di fronte a scelte di investimento – insiste con Le Monde Hélène Vassal – scelte politiche”.
E in Italia? Di certo anche i grandi musei nostrani hanno sofferto: difficile mettersi in fila con temperature che sfiorano i 40 gradi. Agli Uffizi di Firenze la crisi è stata lambita a giugno quando al museo della Venere di Botticelli e del Tondo Doni di Michelangelo si è rotto l’impianto di aria condizionata e gli ingressi sono stati contingentati. Ai Musei Vaticani, numero due al mondo per numero di presenze, si boccheggia con i visitatori che sui social hanno lamentato il gran caldo. Ma sono in corso lavori di ammodernamento degli impianti che risolveranno – così assicura il Vaticano – definitivamente il problema garantendo le stesse temperature fresche della Cappella Sistina.
Per contrastare l’anticiclone molti siti culturali ad agosto hanno promosso aperture serali, per esempio il Colosseo, mentre le strutture ben climatizzate, come la Gam di Torino e i musei civici di Genova, si sono proposti come rifugi climatici. Resta da sperare che l’estate, anche nei musei, stia davvero finendo.