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 2026  settembre 05 Sabato calendario

Dopo 40 anni “Autoritratto con orecchio bendato e pipa” di Van Gogh torna in mostra

Uno degli autoritratti più intensi di Vincent Van Gogh, appartenente a una collezione privata e mai più esposto al pubblico dal 1990, sarà la star della prossima mostra della Fondation Louis Vuitton a Parigi. La mostra, infatti, dedicata a Gustave Fayet e intitolata Gustave Fayet, collezionista-designer: Icone dell’arte moderna, si aprirà il 9 ottobre ( fino all’8 marzo 2027) e ospiterà infatti L’Autoritratto con orecchio fasciato e pipa dipinto dal grande olandese nel gennaio del 1889, tre settimane dopo che il pittore si era mutilato l’orecchio.
Un’altra versione, Autoritratto con l’orecchio bendato, sempre dello stesso periodo, è conservato alla Courtauld Gallery di Londra, ma il dipinto che arriverà a Parigi mancava dal circuito dell’arte da quasi quarant’anni. Anche sei i prestatori dell’opera alla Fondation Vuitton sono formalmente anonimi (nascosti sotto la generica dicitura “collezione privata”), si sa che la tela appartiene alla famiglia Niarchos, celebre dinastia di armatori greci. Fu il magnate Stavros Niarchos, scomparso negli anni Novanta, a comprare l’opera negli anni Settanta: si dice nel mondo dell’arte che, pagata allora tra i due e i tre milioni di dollari, sia oggi valutata in termini di assicurazione e indennizzo tra i 200 e i 300 milioni. Il suo valore si sarebbe quindi centuplicato nel giro di cinquant’anni. L’opera, di cui il grande specialista di Van Gogh Martin Bailey ha ricostruito la vicenda storica su The Art Newspaper, è uno dei prestiti più importanti della mostra parigina, tanto che la riproduzione farà da immagine guida per manifesto e catalogo.
Dipinta in un momento tragico della vita del pittore, rappresenta Van Gogh infagottato in un pesante cappotto verde, con un cappello in testa a coprire la fasciatura sull’orecchio, su un vivace sfondo ocra e arancione. Insolitamente, Van Gogh si dipinse mentre fumava la pipa, dettaglio che non compare nell’altro Autoritratto dipinto nello stesso periodo e oggi conservato alla Courtauld di Londra. L’ispirazione potrebbe essere venuta all’artista da una visita al museo di Montpellier, insieme a Paul Gauguin: vi si conserva infatti un Autoritratto con pipa di Gustave Courbet, grande realista che le generazioni successive degli Impressionisti e dei post-Impressionisti considerava una sorta di apri pista per il suo rifiuto dell’accademia.
Dopo il periodo arlesiano e il ricovero nel manicomio di Saint-Rémy-de-Provence nella primavera dello stesso 1889 (dove dipinse, tra gli altri, gli strepitosi Iris oggi al Getty Museum di Los Angeles) il le prime tracce dell’Autoritratto si trovano nel 1896, a sei anni dalla morte del pittore: il dipinto fu acquistato dall’artista Émile Schuffenecker, che lo vendette nel 1902 al collezionista Fayet, protagonista della mostra della Fondation Vuitton, il quale lo pagò 3.000 franchi francesi (all’epoca 580 dollari). Fayet divenne un appassionato collezionista dell’olandese: acquistò 16 opere del pittore e tenne con sé l’autoritratto fino alla morte, avvenuta nel 1925. Passato poi al collezionista ebreo francese Paul Rosenberg, nel 1939 fu da lui prestato al museo di Belgrado. Lo stesso Hermann Göring, il braccio destro di Hitler, lo fece prelevare dal museo per la sua collezione e solo nel 1945 fu restituito al legittimo proprietario, Rosenberg, sfuggito alle persecuzioni naziste. Venduto a un collezionista americano, passò di mano varie volte fino ad arrivare alla famiglia Niarchos negli anni Settanta. Ora sono in molti a pensare che dopo la sovraesposizione che il quadro avrà nei prossimi mesi sarà impossibile per i proprietari tenerlo in una residenza privata, e che forse verrà spostato alla fine della mostra in un caveau. Ecco perché l’occasione per vederlo a Parigi potrebbe essere unica.