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 2026  settembre 06 Domenica calendario

Crisi del whisky scozzese: botti piene e consumi in calo.

Lo Scotch ha un problema. Tra crisi economiche, sovrapproduzione, calo dei consumi e dazi, il whisky scozzese sta affrontando una fase di forte difficoltà. Nei magazzini aumentano le botti piene: in dieci anni sono più che triplicate, passando da poco meno di 400 milioni di litri a 1,4 miliardi di litri. “Sufficienti a soddisfare il fabbisogno dei consumatori per i prossimi tre anni”, stimano due esperti del settore come Marvin Purvis e Duncan McFadzean nella loro popolare newsletter Commercial Spirits Intelligence. Se il mercato non torna a bere, almeno un quarto delle 160 piccole distillerie scozzesi è a rischio.
Le cause della crisi dello Scotch
Anche i due colossi Diageo e Pernod Ricard, che insieme controllano oltre la metà del mercato complessivo, hanno accusato il colpo. Il titolo di Pernod ha perso il 70% rispetto al picco del 2023, mentre Diageo ha deciso di sospendere la produzione a Teaninich. Ma hanno comunque le risorse e la profondità di bilancio per affrontare la situazione. Il Fincial Times ripercorre le principali crisi del settore dell’ultimo secolo, fino alle cause dell’ultima. Che inizia con quella finanziaria del 2008-2009, con un primo rallentamento della domanda. Poi il periodo Covid, con un boom delle vendite e le aziende che hanno inseguito la crescita degli ordini riempiendo i magazzini. Ma allo sprint iniziale è seguito un brusco calo, poi l’inflazione dal 2022 in avanti ha fatto il resto, deprimendo i consumi. E spostando le scelte dei consumatori verso marche e bevande più economiche. Poi l’anno scorso sono arrivati i dazi di Trump, e l’export di whisky scozzese verso il suo mercato più ricco, gli Stati Uniti, è calato in volumi del 15% da maggio e dicembre.
Le preferenze della Gen Z
A complicare le cose per il settore, le abitudini e gli stili di vita che cambiano. La socialità che si è spostata online, l’alcol che ha perso la sua centralità come sanno anche i produttori di vino e birra. Ma sulla “svolta salutista” della Gen Z che sarebbe la causa principale della riduzione dei consumi, gli analisti ora tendono a reinquadrare il fenomeno. Non tanto una scelta, quanto una necessità data dall’aumento e i prezzi e dalla bassa capacità di spesa.
L’ultima indagine condotta dall’istituto di ricerche di mercato Iwsr su 32mila persone nei 15 principali mercati degli alcolici ha rilevato che il 74% degli intervistati nati dopo il 1997 (e maggiorenni) ha dichiarato di aver bevuto negli ultimi sei mesi, in aumento rispetto al 66% di tre anni fa, avvicinandosi al tasso di consumo della popolazione adulta totale, pari al 76%. “Nel complesso, la tesi secondo cui la Generazione Z beve meno non costituisce una spiegazione primaria del calo dei volumi”, afferma Laurence Whyatt, analista di Barclays, citato dal quotidiano finanziario. E per intercettare un pubblico più ampio, giovane e femminile, le etichette non sono rimaste a guardare. Diageo ha lanciato una linea di bevande più fruttate, più dolci. E soprattutto, più economiche. Ingaggiando anche testimonial più d’appeal, come la cantante Sabrina Carpenter.
Segnali di ripresa
Ma anche se i numeri dei grandi marchi sono pessimi e un quarto delle piccole distillerie è a rischio chiusura, il settore sta mostrando in questi ultimi mesi alcuni segnali di ripresa. “È un’industria molto resiliente – assicura al Financial Times lo studioso Nicholas Mogan – Se si osservano i dati e i numeri di vendita di Johnnie Walker, ogni volta che il grafico scende, poi risale ancora più in alto, proprio come un pugile che si rialza dal tappeto e poi sferra un pugno”. Secondo McFadzean, la crescita dei volumi di esportazione e la riduzione dei costi nell’ultimo periodo riaccendono le speranze e potrebbero indicare che il peggio potrebbe essere alle spalle.
Gli analisti guardano a Oriente come il mercato che può crescere più velocemente. A gennaio la Cina ha dimezzato i dazi specifici sul whisky scozzese, portandoli al 5%, anche se nel 2025 il valore delle esportazioni ha subito un calo. È soprattutto sull’India, il Paese che ne consuma di più al mondo, che riposano le aspettative del settore. Il Regno Unito ha siglato un accordo commerciale con New Delhi che dimezza dal 150 al 75% le tariffe sul distillato, con successive riduzioni fino al 40% entro il 2036. La scommessa è quella di conquistare la classe media emergente di quel Paese e far crescere il volume degli scambi. Ma non solo, anche investimenti di capitali indiani nella filiera dello Scotch, ora che cresce l’interesse del prodotto nel subcontinente.