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 2026  settembre 06 Domenica calendario

Lavitola sfrattato dalla compagna: “Non lo voglio più vedere”

L’indagine sulla bomba è costata a Valter Lavitola anche la casa. E stavolta i giudici non c’entrano. A chiudergli la porta è stata Natalia Potenza, la compagna che proprio grazie agli sviluppi dell’inchiesta sul faccendiere ha scoperto che nella vita di Valter c’era anche un’altra donna. La relazione è finita. E con lei anche la disponibilità ad accoglierlo in casa qualora riuscisse a lasciare Rebibbia.
Potenza lo ha messo nero su bianco il 26 agosto, presentandosi alla stazione dei carabinieri Gianicolense. Nel verbale non c’è traccia dell’amante, ma c’è la conseguenza. «A seguito dell’interruzione della relazione sentimentale», dichiara, revoca la disponibilità ad accogliere Lavitola nella sua abitazione romana. Non solo. Ritira anche quella a consentirgli – come raccontato ieri dal Tg1 – di lavorare per la società Baires, al ristorante Cefalù, nell’ambito di un eventuale affidamento in prova. E, perché non ci siano dubbi, precisa che il no vale anche per «ogni eventuale futura misura di detenzione domiciliare».
Una faccenda privata che rischia così di avere conseguenze molto concrete proprio alla vigilia di un appuntamento giudiziario decisivo. Domani Lavitola tornerà davanti al Riesame. I suoi avvocati stanno limando una memoria di sessanta pagine e l’obiettivo finale resta farlo uscire dal carcere. La casa di Potenza, però, non potrà più essere indicata come domicilio. Nulla impedisce alla difesa di trovarne un altro, ma nel complicato risiko della scarcerazione una casella è già saltata.
E non è certo il problema principale. Lavitola deve soprattutto convincere i giudici della nuova versione consegnata al gip dopo settimane di smentite: l’attentato contro Ranucci lo commissionò lui, sostiene, ma per proteggerlo. Avrebbe chiesto agli uomini reclutati attraverso Tavares un gesto dimostrativo, alcuni colpi contro un muro della villetta, non una bomba. Un’azione che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto convincere lo Stato ad aumentare la protezione del giornalista.
La procura non crede a quel movente e intanto continua a scavare nel telefono di Lavitola. Solo una parte delle conversazioni è finora confluita negli atti delle difese. Molte, spiegano fonti investigative, sembrano avere più peso politico che strettamente investigativo. Altre servono a ricostruire il rapporto con Ranucci e a capire se Lavitola, dopo l’attentato, possa avergli lasciato intendere qualcosa del proprio coinvolgimento. Finora non sono emersi elementi in questa direzione. Domani, dunque, Lavitola proverà a spiegare ai giudici perché avrebbe organizzato un attentato per proteggere un amico. Per convincere l’ex compagna a riaprirgli la porta, invece, il Riesame non potrà fare molto.