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 2026  settembre 06 Domenica calendario

Italia, nell’estate del 2026 tornado più violenti

Un violento tornado (o tromba d’aria, è lo stesso) ha sconvolto venerdì la bella spiaggia di Scilla, in Calabria. In pochi minuti il cielo è diventato scuro e l’imponete colonna di aria in rotazione ha fatto volare in aria tutto ciò che si trovava a terra. Le immagini riprese con i telefonini da chi era presente mostrano ombrelloni librarsi in cielo come grossi uccelli. Fino a 30-40 metri d’altezza. Attimi di terrore per i bagnanti.
Un fenomeno simile si era verificato qualche giorno prima a Policoro (Matera), sulla costa jonica. Una tromba d’aria ha abbattuto alberi che sono caduti sulle auto in sosta. Diversi stabilimenti sono stati cancellati, tetti scoperchiati, segnaletica urbana distrutta, cavi elettrici tranciati e black out. Il sindaco di Policoro ha commentato: «Un disastro mai visto». Fenomeni (meteo) estremi che arricchiscono la statistica di quella che (per il momento) sarà ricordata come l’estate più calda di sempre, in Italia come in molti altri paesi d’Europa.
Una settimana prima un altro violento tornado aveva colpito alcune città della pianura Padana, come Brescia e Cremona. Anche in quel caso tanta paura e danni. E anche in quel caso, nel giro di pochi istanti, le condizioni meteorologiche sono rapidamente cambiate e dalla base di una densa coltre nuvolosa si è sviluppata un’imponente colonna d’aria in rotazione che ha guadagnato velocità.
In Italia la media dei tornado è di una quarantina l’anno (in Europa dai 200 ai 400). Un esperto come Mario Marcello Miglietta, che al Cnr studia proprio il formarsi di tornado e uragani nel Mediterraneo, spiega però che non è possibile stabilire statisticamente se questi fenomeni siano in aumento. «In Italia si è cominciato a raccogliere dati da una ventina di anni. Troppo pochi per formulare ipotesi». Curioso: la raccolta è stata avviata quando le persone hanno iniziato a postare i fenomeni su Internet. Miglietta però suggerisce che qualche lezione si può trarre dagli Stati Uniti. «Perché lì hanno iniziato ad accumulare e registrare numeri dagli anni ’50. Dalla loro elaborazione, gli studiosi hanno notato che la frequenza non cambia, cioè il numero totale è grosso modo lo stesso. È mutata però l’intensità. Eventi più concentrati ma molto più violenti. Ecco, direi che probabilmente in Italia è così».
Un altro esperto di clima come Dino Zardi, docente di Fisica dell’atmosfera a Trento, afferma che con i tornado dovremo fare sempre più i conti. «Se consideriamo i tre fattori che innescano le trombe d’aria – il forte contenuto di umidità, un gradiente verticale del vento e le alte temperature nei bassi strati e un contesto di cambiamento climatico – è possibile affermare che la loro frequenza è destinata ad aumentare».
Si tratta di fenomeni stagionali. «Tipicamente il loro periodo è l’estate – spiega Miglietta —. In generale, la fase di picco è tra maggio e agosto, mentre nel sud tra l’estate e il tardo autunno, fine novembre». Un periodo di picco è anche settembre quando il mare è ancora caldo e cominciano ad arrivare le correnti d’aria più fredde. «Il fenomeno naturalmente è favorito da un periodo di caldo estremo che spinge aria calda e umida. Condizioni che si sono verificate in questa estate (ricordiamo che siamo nel pieno della sesta ondata). Le alte temperature giocano a favore con l’arrivo di aria fresca».
In un’ipotetica mappa italiana dei tornado, l’esperto segnala le aree dove la frequenza è maggiore. «Una è la parte est della pianura Padana, in particolare la costa veneta. L’altra è la costa tirrenica (tutta). Poi Salento e Sicilia».