Corriere della Sera, 6 settembre 2026
Milano, chiazza di gasolio lunga 28 chilometri. Paura per il Naviglio
Il Naviglio Grande è diviso in due. Anzi in quattro. A segnare le porzioni, ci sono delle spugne assorbenti e delle reti arancioni profonde cinquanta centimetri tese da una parte all’altra del canale che, da quasi mille anni, porta l’acqua a Milano. Sono impregnate di un liquido oleoso. Idrocarburi, forse gasolio. Una scia inquinante nera che venerdì sera è stata avvistata in città. Quella chiazza lunga 28 chilometri – partita da Ponte Vecchio, frazione di Magenta (hinterland ovest) – è stata scoperta da alcuni operai durante dei lavori nelle fogne. Hanno solo potuto vedere la sostanza, che non doveva essere lì, invadere il Naviglio.
L’emergenza, durata poco meno di ventiquattr’ore, in città si è conclusa ieri sera. «Poteva essere una tragedia ambientale ed economica anche in città. Bisogna che tutte le istituzioni, a partire dalla Regione che ha le maggiori competenze sulle acque, si impegnino di più», ha commentato l’assessore alla Protezione civile di Milano, Marco Granelli. La chiazza venerdì sera era riuscita a penetrare, in piccola parte, anche fino alla Darsena. Nonostante fossero state posizionate quasi subito le barriere protettive. La bonifica è durata tutta la giornata di ieri, con paratie galleggianti, pompe per risucchiare i materiali contaminati e autobotti per i liquidi risucchiati e ora da trattare. Tutto per «costi elevati», ha chiarito Granelli.
L’ipotesi più credibile, al momento, è quella dolosa. Tradotto: uno sversamento illegale arrivato nelle fogne. Non un incidente su una tubatura durante degli scavi per la bonifica di un’area dismessa, com’era emerso nelle primissime ore. Quando avviene la rottura di un condotto, il gestore della rete nota un calo di pressione. Che non è avvenuto in questo caso, in cui tra l’altro lo sversamento si è esaurito da solo e non dopo la riparazione. Ma i punti da chiarire sono ancora molti. Per questo inizieranno delle video ispezioni nei tombini per capire dove e quando sia iniziato il problema.
«I danni diretti e le ripercussioni su fauna ittica e biodiversità sono davvero ingenti», aveva avvisato Claudio De Paola, direttore del Parco del Ticino. Ad essere contaminate sono state le specie a ridosso della superficie: alghe, insetti, ma anche animali. «Il cigno aveva un aspetto spaventoso: da bianco, era diventato nero. Cercava disperatamente di prendere il volo, ma non riusciva, perché quell’olio vischioso e maleodorante lo appesantiva», racconta Elio Orbelli, 42 anni, meccanico e barcaiolo per passione, che con suo figlio la scorsa notte ha salvato l’animale bloccato all’altezza di Castelletto di Abbiategrasso.
Il Naviglio, a Milano, è una delle zone preferite dai runner, dalle famiglie per una passeggiata coi bambini, oltre che essere un percorso per i battelli turistici e per gli atleti delle tre Canottieri milanesi. Ieri Arpa ha effettuato rilevazioni dell’aria lungo il corso del canale, non riscontrando però valori critici. L’allerta era anche stata estesa all’irrigazione dei campi agricoli: il Naviglio, infatti, «disseta» centinaia di ettari. Per questo, il Consorzio Est Ticino Villoresi aveva chiuso tutte le bocche che alimentano le rogge, così da evitare possibili contaminazioni.
Venerdì Arpa aveva prelevato dei campioni di acqua. Gli esiti delle analisi potrebbero già arrivare nei primi giorni della settimana. I risultati chiariranno quali materiali erano presenti nel liquido oleoso. Un passaggio importante, oltre che per le valutazioni di impatto ambientale, anche per risalire all’eventuale responsabile. «I quantitativi sono elevati, difficile si tratti di un privato cittadino – spiega Giacomo Gerosa, ordinario di Fisica dell’atmosfera della Cattolica —. Ogni azienda ha un registro in cui riporta i rifiuti che produce e smaltisce. Se a questo si aggiungono le indagini classiche e le analisi sull’acqua, sarà possibile capire chi è stato».