Corriere della Sera, 6 settembre 2026
Europa, Costa lancia l’allarme: intesa sul bilancio o fondi a rischio
«L’Europa non è in declino». António Costa sceglie il Forum Teha Ambrosetti per respingere l’idea di un continente avviato a un arretramento inevitabile. Ma non difende lo status quo. L’Europa deve diventare «più competitiva e più agile», perché «il mondo sta cambiando». Mario Draghi ed Enrico Letta hanno indicato dove intervenire. Ora, per il presidente del Consiglio europeo, è il momento di trasformare le diagnosi in risultati.
Il banco di prova sarà il bilancio europeo 2028-2034. «Non è semplicemente una questione di soldi, è una scelta politica», sostiene Costa. Bruxelles ha già ridisegnato le priorità attorno a competitività, trasformazione industriale, difesa, sicurezza e resilienza strategica, senza rinunciare a coesione e agricoltura. Tenere insieme nuove ambizioni e politiche tradizionali senza far crescere troppo i contributi degli Stati sarà uno dei passaggi più delicati. Costa chiede per questo un «pacchetto equilibrato e ambizioso» di nuove risorse proprie dell’Unione. L’accordo deve arrivare entro la fine del 2026, avverte, per evitare interruzioni dei finanziamenti nel 2028 ad agricoltori, imprese, studenti, ricercatori e innovatori. Ma il bilancio da solo non basta. Restano ostacoli che l’Europa conosce da anni. Il programma «One Europe, One Market» prevede 42 misure da completare entro il 2027. I progressi, sostiene Costa, vengono verificati a ogni Consiglio Ue. A più di 30 anni dalla nascita del mercato unico, tlc, energia e mercati dei capitali restano frammentati. «Il 2028 sarà l’anno in cui completeremo ciò che abbiamo lasciato incompiuto nel 1992», promette.
Il risparmio racconta bene il paradosso europeo: il capitale c’è, ma fatica a raggiungere le imprese che devono crescere. «I risparmi europei devono finanziare gli investimenti europei», dice Costa. Servono perciò mercati dei capitali più profondi e integrati. Anche la semplificazione entra nella stessa partita: regole comuni possono ridurre costi e ostacoli per le imprese che operano in più Paesi. Costa propone «meno direttive e più regolamenti» e sostiene il «28esimo regime», che permetterebbe alle imprese di scegliere, almeno nel diritto societario, un unico sistema europeo di regole invece di confrontarsi con 27 ordinamenti diversi.
Sull’energia, Costa torna alla crisi in Medio Oriente, che mostra quanto sia essenziale per l’Europa ridurre la dipendenza dall’esterno. Dove il prezzo dell’elettricità è determinato più spesso da fonti domestiche e pulite, osserva, l’energia costa meno; dove è necessario ricorrere al gas naturale importato, costa di più. Rinnovabili e nucleare diventano così anche una questione di autonomia e competitività. E sull’innovazione Costa rifiuta ancora una volta il racconto di un’Europa già sconfitta: «L’Europa non ha perso la corsa all’intelligenza artificiale. Al contrario, abbiamo tutte le ragioni per essere fiduciosi». AI, quantum, energia pulita e infrastrutture digitali, sostiene, determineranno chi guiderà l’economia nei prossimi anni. Ma servono capitali, imprese capaci di crescere e talenti che l’Europa sappia trattenere.
Costa guarda anche all’allargamento: l’ingresso di Ucraina, Moldova e Balcani occidentali è «il più grande investimento geopolitico» dell’Europa.