Corriere della Sera, 6 settembre 2026
Ucraina, tregua di 3 giorni. Witkoff e Kushner a Kiev
Vladimir Putin attraversa di volata la stanza, nel suo completo scuro con cravatta bordeaux e stringe la mano prima a Steve Witkoff – che nel salutarlo si mette una mano sul petto in segno di rispetto e gratitudine – e poi a Jared Kushner, il genero del presidente Trump. Poi nel sedersi al tavolo rotondo dove avviene l’incontro al Cremlino, il presidente russo, senza alzare lo sguardo, dice subito che certo «la situazione che dobbiamo gestire oggi certamente non’è semplice». Non esattamente parole di buon auspicio per l’ennesimo viaggio degli inviati di Trump a Mosca in cerca di un accordo di pace con l’Ucraina.
All’aeroporto è andato a prenderli Kirill Dmitriev, l’inviato di Putin per i negoziati con cui spesso si sono visti a Miami negli ultimi due anni. Hanno cenato in un lussuoso ristorante in centro, prima di recarsi al Cremlino. Sulla vetrata del ristorante c’era scritto: «Tutto per la Vittoria!».
Annunciando una tregua della durata di tre giorni dal 6 all’8 settembre, Putin si conquista i titoli di giornale, nonostante i russi abbiano pesantemente colpito l’Ucraina la notte prima e in particolare i due principali aeroporti. Zelensky dice su X che questa è la reazione russa «ai preparativi per la possibilità che gli americani usassero un aereo per recarsi in Ucraina» (tutti gli aereoporti civili sono chiusi sin dall’invasione russa nel 2022). Ma Witkoff e Kushner da Mosca hanno chiamato il presidente ucraino e gli hanno chiesto di aderire anche lui alla tregua, per cui Zelensky scrive su X che non intende ostacolare la diplomazia e aspetterà la prossima settimana per una rappresaglia aerea contro Mosca. Putin non ha accettato una tregua più lunga di tre giorni, come era stato proposto dagli ucraini. Nel video di Zelensky su X, si vede alle spalle del presidente ucraino, per terra, un quadro del Cremlino che brucia.
Mentre Witkoff ha incontrato Putin già otto volte, tre delle quali con Kushner, quella di oggi sarà la loro prima visita a Kiev. Se ne parlava da tempo e, secondo alcuni resoconti, la prima tappa avrebbe dovuto essere Kiev seguita da Mosca, ma sono state invertite. Secondo il Kyiv Independent Witkoff aveva «iniziato ad avere paura» di recarsi nella capitale ucraina, perché ambienti russi gli avrebbero detto che il viaggio sarebbe stato pericoloso. L’inviato di Trump non ha confermato questa ricostruzione, ma i media americani hanno parlato di preoccupazione americana per la sicurezza che ha portato alla richiesta della tregua. Seduto al tavolo, ieri sera, Witkoff ha detto a Putin: «Innanzitutto, grazie per l’ospitalità. Quando andremo in pensione, avremo incredibili storie e ricordi. E lei sarà in cima ad essi».
La visita a Kiev potrebbe influenzare Witkoff e Kushner emotivamente, ma molti ucraini non si aspettano che cambi in modo sostanziale le loro azioni. E Putin sembra prepararsi ad una aggressiva campagna invernale finalizzata a sottomettere i nemici. Venerdì Trump ha detto che i suoi due inviati avrebbero portato una «proposta per porre fine alla guerra»: i contenuti però non sono stati resi noti e il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha negato che si tratti di un nuovo piano: «Non si parla di nuove idee». Peskov ha elogiato «la buona volontà degli americani» nel mediare ma ha aggiunto che la Russia continuerà a insistere che l’Ucraina ritiri le sue truppe dalle regioni di Donetsk e Luhansk prima che possa esserci alcun cessate il fuoco, cosa che Kiev rifiuta di fare. I sostenitori di Trump parlano di un viaggio potenzialmente storico, mentre i critici dicono che vuole la ripresa dei negoziati per l’Ucraina, sospesi dall’inizio della guerra in Iran, per poterlo annunciare all’Assemblea Generale dell’Onu a fine settembre.