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 2026  settembre 05 Sabato calendario

L’inchiesta dell’Intercept su Marc Rowan, l’ad nel Board of Peace trumpiano

Marc Rowan siede al tavolo che deciderà il futuro di Gaza. Marc Rowan stacca gli assegni più cospicui per far perdere le elezioni a chi, in America, osa criticare Israele. E non è un caso di omonimia: è lo stesso uomo, lo stesso patrimonio intorno ai 10 miliardi di dollari, la stessa agenda. A raccontarlo per primo è un’inchiesta di The Intercept. Ma la rete di interessi attorno a Rowan va oltre quell’articolo. Rowan è amministratore delegato di Apollo Global Management, colosso del private equity, ed è membro esecutivo del Board of Peace, veicolo immobiliare e finanziario travestito da organismo internazionale, creato da Donald Trump per gestire la ricostruzione della Striscia. Su Gaza, Rowan ha già messo un prezzo: “115 miliardi di dollari” di valore immobiliare “da sbloccare e finanziare”, 50 dei quali solo per la costa. Piani da speculatore, non da mediatore di una pace già lontanissima.
Secondo The Intercept, nel 2026 Rowan, ebreo lui stesso, ha versato 1,5 milioni di dollari allo United Democracy Project (Udp), il super Pac di Aipac che ha trasformato la lobby filo-israeliana in una macchina da guerra elettorale: un milione a marzo, altri 500 mila il 23 luglio, più donazioni dirette a candidati filo-israeliani di entrambi i partiti. Soldi che hanno finanziato volantini contro candidati pro-Palestina in Michigan e telefonate contro l’ex deputata Cori Bush in Missouri, colpendo perfino Thomas Massie, mosca bianca repubblicana critica degli aiuti federali a Israele: ha perso alle primarie del Kentucky, il 19 maggio 2026, dopo che i gruppi filoisraeliani avevano speso oltre 15 milioni di dollari contro di lui. Finanziamenti che possono rivelarsi cruciali, alla vigilia della verifica delle elezioni di midterm che potrebbero rappresentare un punto di svolta, e forse l’inizio della fine, della presidenza Trump. Prima dell’accesso privilegiato nel Board of Peace, Rowan si era fatto notare intervenendo nel braccio di ferro fra l’amministrazione e le proteste studentesche contro il massacro di Gaza. Nel 2023 chiese le dimissioni della presidente della University of Pennsylvania per la gestione delle proteste pro-Palestina, minacciando di tagliare i fondi alla Wharton School, la sua alma mater. È stato tra gli ispiratori del Compact for Academic Excellence in Higher Education, una proposta dell’amministrazione Trump, poi respinta dalle università, che legava i finanziamenti federali all’allineamento ideologico degli atenei. Sulla sua reputazione pesa un’altra ombra: Bloomberg ha rivelato che Jeffrey Epstein valutò di comprare un jet privato proprio da Rowan. Dopo la pubblicazione degli Epstein files, alcuni azionisti hanno fatto causa ad Apollo sostenendo che il fondo abbia nascosto l’entità dei rapporti di consulenza d’affari tra Epstein e Rowan, che il miliardario nega, attribuendo quei legami esclusivamente al socio Leon Black. Apollo, dal canto suo, ha scritto ai clienti per rassicurarli. Lui liquida la vicenda dicendo che Epstein gli fa “perdere tempo anche dalla tomba”.
E c’è di più: nel Board of Peace siede anche Jared Kushner, genero di Trump, la cui Affinity Partners gestisce miliardi raccolti soprattutto da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati. Paesi da cui, come ha ammesso lo stesso Rowan, Apollo non ha mai subito ripercussioni, nonostante l’attivismo politico del suo ad. Potenza ecumenica del Big Business: lo stesso Kushner, ebreo, ha con Israele ogni sorta di legami: quelli familiari e ideologici; quelli politici, da mediatore di pace sbilanciato verso Gerusalemme; quelli d’affari, con investimenti e finanziamenti diretti, e quelli immobiliari, con il piano da 25-30 miliardi di dollari – che altre valutazioni portano a 112 – per una “Nuova Gaza” di grattacieli e resort di lusso. Nel Board c’è anche il business israeliano, rappresentato dall’immobiliarista Yakir Gabay, che ha proposto una “Riviera del Mediterraneo” con 200 hotel sulla costa di Gaza. Il 25 agosto i deputati dem Jamie Raskin e Gregory Meeks hanno scritto al segretario di Stato Marco Rubio chiedendo conto dei “conti opachi” del Board, dell’assenza di passaggi al Congresso e del conflitto d’interessi di Rowan e Kushner. La scadenza per una risposta ufficiale è l’8 settembre.