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 2026  settembre 05 Sabato calendario

Faye Dunaway parla di sé e della sua carriera

«Di cosa sono più soddisfatta? Di mio figlio, di mio nipote, dei film che ho fatto, quando sono venuti bene e quando ho avuto l’impressione di aver fatto un buon lavoro. E poi, naturalmente, di vivere la vita». La fierezza è quella di sempre, inossidabile, anche adesso che ha 85 anni e può infischiarsene di tutto, felice di aver recitato con i registi più bravi e con gli attori più fascinosi, pronta per un nuovo impegno cinematografico, piena di ricordi che la fanno sorridere: «Queste situazioni – sorride Faye Dunaway, al Lido per ricevere il premio Kineo alla carriera e – sono sempre molto movimentate, anche se le conosco bene e ci sono abituata».
Ha avuto i partner più desiderabili, a iniziare da Robert Redford, nei Tre giorni del condor. Com’era?
«Tutti vogliono sempre sapere di lui, era una persona amabile, gentile, piena di talento, con cui era molto bello lavorare. Siamo rimasti in contatto anche dopo il film, pur vivendo in luoghi diversi, cosa che rendeva difficile vederci».

Ha rimpianti?
«Certo, è naturale. Non troppi, però li ho, ma non ho intenzione di raccontarli a lei. Ecco, posso dirle che mi dispiace non aver accettato certi ruoli, anche se sono grata per tutte le occasioni che ho avuto, per le cose che ho fatto».
Che rapporto ha con il tempo che passa?
«Vuol dire con il fatto che divento vecchia? Non credo che nessuno abbia una particolare relazione con questa realtà, penso sia molto peggio quando il tempo finisce. E comunque mi piace molto avere ancora modo di imparare, capire, conoscere tante cose che prima non sapevo, parlo proprio di quegli insegnamenti che vengono dalla vita».
Qual è stato l’incontro più importante della sua esistenza?
«Quello con mio figlio. È una persona davvero molto saggia, capisce i miei problemi, mi aiuta molto, è particolarmente sensibile, è stato la mia più grande rivoluzione».

È più saggio di lei?
«Certo che sì, ha la saggezza della gioventù. Non credo che col tempo si diventi necessariamente più saggi. Con gli anni si guadagna esperienza, si conoscono più cose, ma questo non comporta l’essere più saggi».
Pensa che le donne abbiano fatto davvero progressi sul piano della parità?
«Sì, sicuramente oggi c’è più uguaglianza, abbiamo molte più possibilità di realizzarci e di andare avanti nelle nostre carriere, di essere messe sullo stesso piano dei maschi».
Che cosa pensa del MeToo e del momento in cui tante donne dello spettacolo hanno cominciato a denunciare le violenze subite?
«Sono episodi molto drammatici e tristi, credo anche che, chi li ha vissuti, debba cercare di superarli e andare avanti».
Lei ha mai subito molestie?
«No, mai, ma credo che quel tipo di situazioni si verifichino spesso, persone in età, che hanno un gran potere e si comportano in modo sbagliato, rozzo, con gente giovane che inizia. Non mi è successo, ma so che accade, eccome».
Con l’Italia ha avuto sempre un rapporto speciale. È stata diretta da Vittorio De Sica.
«Un regista magnifico, un uomo molto dolce, amichevole, e poi così divertente. Aveva in pugno la direzione del film, ma lasciava anche gli attori liberi di fare il loro lavoro».
E poi c’è Marcello Mastroianni, compagno di lavoro e per un periodo anche di vita. Si diceva nel mondo del cinema italiano che quando decise di lasciarlo, lui fosse veramente disperato. Come andò?
«Era divino, non so se sia vera questa storia che lui piangesse per me, comunque sa com’è, le persone nella vita cambiano, e poi lui era ancora sposato, era questo il problema, insomma, non era una situazione che poteva andare avanti per sempre. Però Marcello era veramente stupendo, incredibile, su questo non ci sono dubbi, mi dispiace che a un certo punto non abbia più funzionato, ma devo dire che con lui sono stata veramente felice».

Se dovesse descrivere se stessa quali aggettivi userebbe?
«Mi piace pensare di essere intelligente, sveglia, gentile verso gli altri. E poi direi che Faye è molto grata per tutto quello che ha avuto nella vita».
Nella carriera di un’attrice la bellezza può essere un problema?
«Sì, può succedere che per l’aspetto fisico la gente si aspetti di più da te, e anche che, vedendoti bella, non si preoccupi di andare in fondo e di capire veramente chi sei e cosa puoi dare sul piano umano. Però, certo, averla non è una brutta cosa».
Ha in programma un nuovo film, di che si tratta?
«Si chiama Prima, è diretto da due fratelli, Luca e Alessandro Morelli, sono molto contenta di aver avuto questa occasione».
Qual è tra i tanti che ha girato, il suo film preferito?
«Forse Gangster Story, ma anche Il caso Thomas Crown».
Che cos’è l’Italia per lei?
«L’Italia è Mastroianni. Si somigliano molto. L’Italia è un Paese bellissimo, gentile, fantasioso, intelligente, proprio come lui. L’Italia ha molta personalità».