La Stampa, 5 settembre 2026
Gioco d’azzardo, affari per 165 miliardi di euro
Centosessantacinque miliardi giocati nel 2025, una media di 3.340 euro a testa, con Comuni dove il conto per abitante sfiora i diecimila. Il gettito per lo Stato, invece, è fermo da quattro anni a poco più di undici miliardi. In mezzo, un milione e mezzo di famiglie toccate dalla dipendenza e un costo sociale e sanitario che nessuno ha ancora messo in bilancio: «Abbiamo chiesto ad alcune concessionarie di studiarne l’impatto, per avere una fotografia più chiara. Oggi non esiste». Sono i numeri attorno a cui ruota “Non è un gioco, è azzardo. Riflessioni, storie e numeri sull’azzardo (e non solo) in Italia”, il volume di Stefano Vaccari, deputato Pd e segretario di presidenza della Camera, pubblicato da Futura Editrice e curato da Marco Ciarafoni. La prefazione è del cardinale Matteo Zuppi, la postfazione di Luciano Gualzetti, presidente della Consulta nazionale antiusura. Il ricavato va alla campagna “Mettiamoci in gioco”. Il libro nasce da un’insofferenza. «Mi sono rotto le scatole dell’ipocrisia che da quattro anni avvolge questo settore», dice Vaccari. L’ipocrisia ha più facce. La prima è l’illusione del divieto di pubblicità, aggirato dalle squadre di calcio con artifici lessicali. La seconda è il gioco responsabile, «una copertura», campagne affidate a calciatori e attori per raccontare una partecipazione che non fa danni. La terza è la normalizzazione: l’azzardo che diventa quasi un titolo di merito. «Ricordiamo i giocatori di Serie A beccati con le mani nella marmellata a scommettere su piattaforme illegali. Giustificati dalla maggior parte della stampa sportiva». Poi c’è la tesi più solida da smontare, quella secondo cui il gioco legale sarebbe l’argine al gioco illegale. «Era vero all’inizio della legalizzazione, nei primi anni Duemila. Adesso non lo è più. E non lo dice Stefano Vaccari: lo dice ogni anno la relazione della Direzione nazionale antimafia al Parlamento», che documenta la presenza della ’Ndrangheta e di altri sodalizi dentro il circuito legale.
Il resto sono cifre che Vaccari snocciola a memoria. Cinquantacinque gratta e vinci giocati ogni secondo nel 2025, cinque milioni e mezzo al giorno. Le lotterie istantanee sono il fronte su cui ha sbattuto il naso da amministratore, prima sindaco e assessore provinciale, poi parlamentare. E l’online, cresciuto del 180 per cento in due anni dopo la riforma varata dal centrodestra. «Secondo me c’è qualcosa che è andato fuori controllo».
A pagare sono soprattutto i minori: i servizi di neuropsichiatria infantile dell’Emilia-Romagna registrano un aumento esponenziale degli accessi, con risorse sempre più esigue.
I segnali di speranza, chiude Vaccari, stanno nella rete a cui ha destinato il ricavato: la campagna «Mettiamoci in gioco», trentasei associazioni tra le più grandi del terzo settore nazionale – Caritas, Arci, Acli, Avviso pubblico, Papa Giovanni XXIII. «Tantissime associazioni che resistono a questa normalizzazione dell’azzardo e si occupano dell’impatto sociale che l’azzardo crea. È giusto provare a sostenerle, per costruire una rete almeno di sostegno della cura. Poi di resistenza culturale a questa tendenza».