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 2026  settembre 05 Sabato calendario

Sigarette di contrabbando è boom di fabbriche illegali

Il quartier generale delle “bionde” di contrabbando segue regole precise: segretezza e tecnologia. Tutele necessarie per un mercato in continua espansione e che sottrae alle casse dello Stato, secondo le analisi dello studio di consulenza Kpmg, oltre duecento milioni di euro all’anno. In Europa l’evasione, tra Iva e accise, raggiunge i nove miliardi. Fabbriche di sigarette illegali con sofisticate linee di produzione, allestite in capannoni abbandonati o aziende in disuso, sono state scoperte in tutta Italia: diciassette le strutture sequestrate dalla guardia di finanza tra il 1° gennaio 2025 e il 31 maggio 2026. E se negli Anni 60 il commercio abusivo delle “bionde” era affidato ai corrieri di strada, adesso è affare di gruppi criminali internazionali. In particolare dell’Est Europa (Moldavia, Ucraina, Romania). La contrabbandiera napoletana interpretata da Sophia Loren in Ieri, oggi, domani, che utilizzava le gravidanze per evitare il carcere, lascia spazio a banditi 2.0 con articolate reti di contatti.
Le indagini raccontano di una filiera complessa con il tabacco importato dal nord Africa e poi lavorato in bunker sotterranei. Ad Ancona, la Guardia di finanza ha scoperto un opificio illegale che aveva una capacità produttiva di oltre sette milioni di sigarette al giorno, circa tre miliardi in un anno per un valore di vendita di oltre 900 milioni in dodici mesi. All’apparenza, la struttura di circa 3200 metri quadri appariva un deposito per la logistica. Dietro uno scatolone, però, una particolare combinazione di tasti su un telecomando elettrico azionava delle leve idrauliche che consentivano il sollevamento di una sorta di montacarichi: ecco l’accesso alla fabbrica segreta. Il sistema, sottolineano le varie inchieste, è sempre lo stesso: gallerie, illuminazione, impianti di areazione per impedire la fuoriuscita degli odori industriali legati alla produzione e macchinari all’avanguardia. In alcune strutture, come una scoperta a Torino nei mesi scorsi, gli impianti vengono alimentati con gruppi elettrogeni così da non rendere rilevabile, dai picchi di consumo dell’energia elettrica, la presenza di macchinari funzionanti a pieno ritmo. «Si tratta di vere e proprie fabbriche abusive attive h24», spiegano gli addetti ai lavori. Con posti letto, bagni, docce e sala da pranzo per la manodopera. Anche questa in prevalenza dell’Est Europa. A quanto emerge dalle inchieste, si tratta perlopiù di situazioni di sfruttamento in cui «gli operai lavorano con ritmi e condizioni proibitive, con divieto assoluto di uscire». Parola d’ordine degli opifici clandestini è riservatezza e, per evitare i controlli, spesso vengono abbandonati dopo quattro o cinque mesi per essere allestiti in altri bunker in zone strategiche vicine ai mercati di sbocco.
«I porti e gli aeroporti sono i punti di ingresso per il tabacco di contrabbando in Italia», raccontano gli inquirenti. L’approdo? «Quei paesi dove l’incidenza fiscale sulle sigarette è maggiore». Nel Regno Unito, ad esempio, un pacchetto di sigarette può costare 17. 80 euro, 13 in Francia, 8 in Germania, mentre «i costi di produzione di un opificio clandestino ammontano a poche decine di centesimi di euro a pacchetto».
Le industrie illegali di sigarette sono un fenomeno in crescita che travalica i confini e si muove tra le maglie delle diverse normative sfruttando i passaggi per quei paesi in cui il tabacco grezzo non è sottoposto a misure di tracciamento. E, come spiega il generale Giancarlo Franzese, capo del III reparto operazioni del comando generale della guardia di finanza, il faro degli investigatori va «ben oltre il sequestro della merce e degli opifici illegali. Tramite indagini economico-finanziare e utilizzando avanzati strumenti di cooperazione internazionale, si individuano l’entità dei profitti illeciti e i canali di riciclaggio». A Genova, gli investigatori hanno smantellato un’organizzazione criminale dedita alle sigarette di contrabbando con base operativa nel Regno Unito e con collegamenti in Europa, Africa ed Asia. Il tabacco, pare proveniente dall’Armenia, da Dubai e dalla Spagna, arrivava in Italia tramite il porto ligure dopo aver seguito rotte marittime e commerciali – Georgia, Kenya, Paesi Bassi, Turchia – studiate per eludere i controlli doganali. Dopo essere stato lavorato in fabbriche illegali, veniva smerciato all’estero. E sul web, tramite piattaforme di comunicazioni criptate per la vendita. Alcuni pacchetti fasulli, poi, arrivano a quei negozi che vengono senza licenza e punta ad evadere le imposte sui consumi.