Corriere della Sera, 5 settembre 2026
Troppe scommesse per il voto in Svezia
Tanto per cambiare, anche le elezioni svedesi del 13 settembre sono molto incerte. La coalizione di destra che sostiene il governo del conservatore Ulf Kristersson sta erodendo – secondo gli ultimi sondaggi – il vantaggio conquistato nei mesi scorsi dell’opposizione di centro-sinistra guidata dall’ex premier socialdemocratica Magdalena Andersson. Sarà probabilmente uno scontro all’ultimo voto. Ma i personaggi di cui si parla di più non sono Kristersson (che è sempre stato abbastanza scolorito) e Andersson (che deve fare i conti con le frizioni esistenti tra sinistra e centristi) perché gli equilibri verranno decisi dalla scommessa della liberale Simona Mohamsson, presidente del partito più piccolo della maggioranza, che in marzo ha abbracciato di fronte ai giornalisti il leader nazional-populista Jimmie Akesson annunciando che era pronta ad accettarlo come ministro. I Democratici svedesi, fondati nel 1988 da un gruppo di esponenti neonazisti, non fanno parte dell’esecutivo ma lo sostengono in Parlamento. Si sono fatti conoscere per la loro radicale politica anti-immigrati e anti-musulmani. «Senza i liberali non ci sarà nessuna coalizione blu e gialla», dice Mohamsson, riferendosi ai colori di moderati ed estrema destra. Trentuno anni, figlia di un palestinese di cittadinanza israeliana e di una libanese sciita (il vero nome della famiglia era Mohammed), la ministra dell’Educazione è terrorizzata: i liberali navigano sotto la soglia necessaria (il 4%) per entrare nel Riksdag. E Akesson, come sottolinea Le Monde, non ha intenzione di aiutare quelli che ritiene ancora degli «avversari» e scoraggia l’idea di un «voto utile» per salvarli. C’è chi sostiene che punti soprattutto a diventare premier nel 2030. Impossibile dire come andrà a finire. Molti cittadini hanno votato in anticipo, dimostrando interesse per i temi in discussione. Tra questi, la difesa dello stato sociale in un Paese che, ricorda il quotidiano francese, è diventato un «paradiso per i milionari». Gli «ultra-ricchi» sono cinquantuno, scrive Forbes: una percentuale alta rispetto alla popolazione. Troppi? Non per i liberali di Mohamsson che vorrebbero «raddoppiarli entro il 2036». Forse non tutto, in queste elezioni, è così complicato.