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 2026  settembre 05 Sabato calendario

Carenza di sangue negli ospedali. Il caldo frena le donazioni

Quando manca il sangue a rimetterci sono i pazienti. Lo conferma quanto accaduto all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, dove sono state sospese le attività chirurgiche e cliniche non urgenti. Pochi giorni fa, l’appello del Centro nazionale sangue (Cns) per la carenza di unità di globuli rossi, in particolare del gruppo 0+. La situazione più critica è infatti in Campania, ma anche in Lazio e Sicilia e il Cns ha chiesto alle associazioni di volontariato uno sforzo straordinario. Cosa sta succedendo? «In estate è fisiologico un calo di donazioni, perché le persone vanno in vacanza – spiega Luciana Teofili, direttore generale del Centro nazionale sangue —. Quest’anno, però, il problema è stato più marcato a causa del caldo estremo. C’è il timore che il prelievo di sangue possa accentuare il malessere dovuto alle alte temperature, anche se non ci sono studi che lo dimostrino».
Di solito la grande raccolta avviene entro luglio, per compensare il «deserto» agostano, ma i dati del Cns mostrano che in alcune regioni le unità prodotte sono inferiori a quelle dell’anno scorso. In Italia negli ultimi sette mesi sono state prodotte 1.419.000 sacche, nello stesso periodo del 2025 erano 1.436.000. «La raccolta è organizzata con una programmazione periodica – prosegue Teofili, che è anche docente di Malattie del sangue all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma —, che tiene conto delle necessità dei nostri pazienti. Per quanto riguarda le emazie concentrate (globuli rossi), negli ultimi anni siamo stati in una situazione di equilibrio, garantito dal fatto che le regioni con eccedenze riforniscono quelle carenti. Per esempio, c’è un accordo tra Piemonte e Sardegna per cui il primo invia regolarmente unità di sangue alla seconda, che ha il problema dei malati di talassemia, la cui forma grave richiede trasfusioni periodiche. Nel 2026, però, anche le regioni tradizionalmente in eccedenza hanno avuto un calo di donazioni, con effetto a cascata sulle altre. Va detto che, dopo il nostro appello, le associazioni si sono attivate e il problema è in via di soluzione».
Le donazioni devono essere costanti perché i globuli rossi possono essere conservati solo per una quarantina di giorni. Diverso il discorso del plasma, che viene congelato a bassissime temperature e rimane disponibile per mesi. «Sul plasma, che serve non tanto per le trasfusioni quanto per la produzione di farmaci come le immunoglobuline, l’Italia non è autosufficiente e quindi acquista medicinali plasmaderivati da altri Paesi, in particolare gli Stati Uniti».
I donatori italiani sono oltre un milione e seicento mila. Come convincere altre persone? «Occorre promuovere la cultura del dono fin dall’infanzia – chiarisce Luciana Teofili —. La donazione è solidaristica e non remunerata, garantisce controlli periodici gratuiti del proprio stato di salute e la legge riconosce un giorno di riposo dal lavoro. È anche un modo per essere, e sentirsi, buoni cittadini». Si può donare dai 18 ai 65 anni e c’è una leggenda da sfatare: non è vero che serve il digiuno. Unica accortezza, evitare i latticini prima del prelievo.