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 2026  settembre 05 Sabato calendario

Iran, negoziatori arabi al lavoro. Stretta Usa sulle banche

Ci sono gli uomini di Muscat, Doha e Islamabad che sono alla ricerca disperata di uno spiraglio fra Washington e Teheran. Devono rimettere insieme una tregua che ha la consistenza del cristallo: il punto è sempre Hormuz, semichiuso, con le navi in fila e il petrolio che fatica a uscire.
Eravamo rimasti al punto in cui Iran e Oman avevano trovato un accordo per gestire il passaggio, far pagare alle navi commerciali sicurezza e servizi ambientali. Il New York Post scrive invece che Muscat avrebbe «silenziosamente» respinto la proposta della Repubblica islamica. Mettere una tassa, per Trump, sarebbe stato un affronto: troppo pericoloso. Ieri il presidente ha detto che «praticamente controlliamo Hormuz» eppure meno di dieci navi al giorno transitano per lo Stretto. E lo stallo si sente fino alla Corea del Sud, che ora valuta se mandare uomini, aerei e navi a difendere la libertà di navigazione. Da Hormuz passa il 70% del loro greggio.
Mentre i mediatori parlano, le armi non tacciono. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, replica alla Giordania, che accusa Teheran di aver preparato da tempo i raid sulle basi americane e di aver usato il bombardamento Usa solo come pretesto. «Quanto avremmo dovuto aspettare prima di rispondere a un aggressore?», domanda. I droni e i missili del regime – risposta alle bombe di Trump – sono arrivati in Kuwait, Emirati, Giordania, Iraq e Bahrain.
Intano, a Teheran, da cinque giorni, si parla solo di Kuhestak, il porto sullo Stretto dove un raid ha colpito un matrimonio. La tv di Stato manda in onda la festa sventrata, i morti, il volto di Amir-Mohammad, quattro anni. E lo mette accanto a quello dei bambini della scuola di Minab, nella galleria dei lutti con cui racconta la guerra. JD Vance dice che Washington ha aperto un’inchiesta, ma resta scettico. «Sono cose che capitano», risponde.
La Casa Bianca continua a stringere dove può. Nell’Operazione Economic Outcast, ieri il Tesoro ha sanzionato la Golden Global, una banca turca, e due controllate accusate di aiutare Teheran a incassare pagamenti dalla Cina.
Intanto, in Yemen gli Houthi tornano a scontrarsi con le forze filosaudite, fra Taiz e Hodeidah. I morti sono almeno 129. A Mokha, sulla costa del Mar Rosso, un attacco avrebbe colpito un ristorante. Poi c’è la Siria: qui, l’artiglieria israeliana ha ripreso a battere le colline a ovest di Damasco.