Corriere della Sera, 5 settembre 2026
Raid russo sul palazzo degli 007. Trump: un piano per finire la guerra
Un drone russo in pieno giorno sull’ufficio del capo dell’Sbu, il servizio di sicurezza ucraino, nel cuore di Kiev: è la prima volta, dall’inizio della guerra, che la sede centrale dell’intelligence interna ucraina viene colpita in modo così diretto. L’attacco è avvenuto nel quartiere Shevchenkivskyi, di fronte alla cattedrale di Santa Sofia, che ha riportato danni, dopo l’allarme aereo scattato nel pomeriggio e le esplosioni udite circa mezz’ora più tardi. Il bilancio diffuso dalle autorità locali parla di almeno dodici feriti. Secondo il sindaco Vitali Klitschko, il raid ha danneggiato un edificio non residenziale, provocando anche un incendio, poi spento dai soccorritori, e lesioni alla parete esterna della struttura.
Il bersaglio era proprio l’ufficio di Oleksandr Poklad, capo ad interim dell’Sbu. Il Servizio di sicurezza ha confermato che il drone ha colpito deliberatamente quella sede, senza però raggiungere l’obiettivo operativo: Poklad non è rimasto ferito. Volodymyr Zelensky ha presentato l’attacco come un colpo diretto al cuore dell’apparato di sicurezza dello Stato e ha affidato allo stesso Poklad il compito di organizzare la risposta. Più tardi, dopo aver ricevuto un rapporto operativo, Zelensky ha aggiunto che l’Ucraina ha già deciso dove colpire in risposta e che resta da stabilire soltanto il momento migliore, «per il massimo effetto». Anche l’Sbu ha promesso ritorsioni, assicurando che «i russi riceveranno una dolorosa risposta ai loro colpi».
Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha legge il raid come un messaggio politico rivolto anche agli alleati occidentali, definendolo «un rifiuto della diplomazia» e sollecitando una nuova stretta di pressione su Mosca. È un passaggio che pesa perché arriva mentre Steve Witkoff e Jared Kushner sono attesi oggi a Mosca e domani a Kiev. Ieri sera, confermando il viaggio in due tappe, Donald Trump ha affermato che i suoi inviati porteranno con sé «una proposta per mettere fine alla guerra». E ha aggiunto che, nelle loro telefonate, Vladimir Putin gli ha garantito di non avere intenzione di attaccare i territori della Nato.
Circa la missione del duo Wiktoff-Kushner, ieri fonti citate dal Kyiv Independent riferivano che il primo «ha cominciato ad avere paura», mentre da più parti si insiste sul fatto che «i russi non vogliono che vengano qui a Kiev»: un elemento che misura già, di per sé, l’effetto politico e intimidatorio dell’offensiva russa.
Il quadro si è ulteriormente inasprito: Mosca ha infatti chiamato in causa direttamente l’Icao, l’Organizzazione internazionale per l’aviazione civile, chiedendole di condannare quelle che definisce «minacce dirette» dell’Ucraina allo spazio aereo russo e di adottare «misure per fermare queste azioni». La richiesta russa arriva dopo che Kiev ha segnalato alla stessa Icao che lo spazio aereo russo «non è sicuro» per effetto dell’aumento degli attacchi con droni ucraini. Zelensky ha però garantito che il suo esercito non lancerà attacchi durante la visita in Russia degli inviati americani.
L’attacco di ieri ha colpito una zona che molti a Kiev consideravano fino a oggi relativamente protetta. E tutto questo avviene mentre Putin continua a tenere alta la pressione militare e politica, nel tentativo di mostrare che la Russia può colpire il centro simbolico e operativo dello Stato ucraino proprio nel momento in cui si moltiplicano i segnali di nervosismo diplomatico e di attrito con l’Occidente. Questo colpo contro l’Sbu arriva dopo giorni di tensioni incandescenti dentro e attorno agli apparati di sicurezza ucraini, tra la sparatoria fra Sbu e Gur e l’eco dell’attentato a un generale russo ritenuto responsabile dell’ordine di colpire un ospedale pediatrico. È dentro questa cornice che va letto anche l’effetto sulla vita civile della capitale, che entra nel decimo giorno consecutivo di attacchi: una continuità di fuoco che non colpisce più soltanto infrastrutture e quartieri civili, ma ormai anche i simboli più sensibili dello Stato ucraino.