Corriere della Sera, 5 settembre 2026
Voto in primavera, l’ipotesi divide
Agita i partiti l’ipotesi di anticipare il voto, accorpando quello politico con quello dei Comuni, alla quale lavorerebbe la presidente del Consiglio pare in asse con la segretaria del Pd, Elly Schlein. E agita in particolare il centrodestra.
I leader di Lega e Forza Italia, infatti, respingono per una volta con identica intenzione l’idea. «Non c’è nessuna data prevedibile. Per me è la fine della legislatura, quindi si vedrà», dice il vicepremier forzista Tajani. «Abbiamo tante cose da fare e abbiamo bisogno di usare bene tutto il tempo assegnato. Il governo andrà a scadenza», è l’opinione del leghista Salvini. Che si schiera anche apertamente contro l’election day: «Amministrative e politiche vanno tenute separate». Una posizione sulla quale lo punge la fronda interna: «Nel 2022 Salvini voleva accorpare il voto per risparmiare 200 milioni – scrivono in una nota dal Patto per il Nord – ora non gli importa?». Sull’altro fronte, Giuseppe Conte, leader del M5S, ostenta sicurezza: «Se si voterà in primavera saremo pronti. Già in autunno avremo un progetto condiviso».
A gettare il sasso nello stagno l’interlocuzione tra le due leader, Meloni e Schlein, sulla data del voto raccontata dal Corriere. A rendere l’argomento di stretta attualità, peraltro, è la corsa verso l’approvazione della riforma elettorale, in Senato. Dopo il voto favorevole della maggioranza per reintrodurre le preferenze, ieri la commissione Affari costituzionali tenuto una riunione lampo rinviando a lunedì la ripresa dell’esame degli altri emendamenti. Restano sul tavolo, per la prossima settimana, i due temi più spinosi: il ballottaggio e la soglia anticespugli. Il doppio turno è previsto in un emendamento a firma di Marcello Pera che andrebbe direttamente in Aula (il dibattito inizia mercoledì). Ma sembra destinato al ritiro, dato che i dubbi tecnici e politici su una modifica così significativa attraversano anche FI e FdI, oltre a essere avversata dalla Lega. «Non c’è la volontà politica di intestarsi la battaglia», garantiscono i meloniani. Abbassare la soglia sotto la quale una lista non elegge parlamentari è invece necessario: lo chiederebbe, sostengono i proponenti, il Quirinale. Gli azzurri che l’hanno voluta fissare al 3%, però, si oppongono ad abbassarla all’1%. Anche questo tema, con un possibile compromesso al 2%, dovrebbe risolversi direttamente in Aula. Da FdI garantiscono: «Non ci spaccheremo su soglie né doppio turno, dopo la fatica fatta per le preferenze». Del resto dopo la riforma elettorale si dovrà trovare un’intesa sulla data del voto. Anche due colonnelli del partito della premier, Lollobrigida e Donzelli, soffiano sul fuoco: «L’obiettivo di ogni governo è arrivare a fine legislatura». Si vedrà.