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 2026  settembre 04 Venerdì calendario

Dall’Italia 160 mila visti ai russi per l’Europa

Dopo l’invasione su larga scala della Russia in Ucraina nel 2022, l’Unione europea ha drasticamente ridotto il rilascio di visti per i cittadini russi. Eppure Italia, Francia e Spagna continuano a essere i paesi che concedono più visti ai russi, da soli coprono nel 2025 il 75% di tutti i russi entrati nell’area-Schengen. Se un russo, per mille motivi, vuole entrare in Europa, entra da questi paesi. Dolce Roma, amata Parigi. L’Italia in particolare – per moltissime ragioni – è una specie di colabrodo. Secondo un ufficiale di una intelligence occidentale, la preoccupazione «molto fondata è che la Russia approfitti e infili» – in questo mare di legittimi turisti russi benestanti, o ricchi, che hanno case e proprietà in Sardegna, a Portofino o Forte dei Marmi – «un buon numero di agenti o asset dei servizi russi».
Visti russi legittimi dove può entrare di tutto, insomma, dalle spie alla figlia di Putin al semplice russo ricco. I due “turisti” russi che andarono a fare gli attentati a Skripal a Salisbury, agenti del GRU, erano passati tranquillamente, più volte, dagli aeroporti di Roma e Milano. Una delle figlie di Vladimir Putin, Katerina Tichonova, prima di finire nell’elenco delle sanzioni russe (con divieto di ingresso in Europa) dal 2015 a tutto il 2022 ha visitato molto spesso la Germania – dove veniva a trovare il suo compagno, l’artista russo Igor che dirigeva il Bayrische Staatsballet – grazie a un visto Schengen emesso dall’Italia oltre 20 volte, che non figurava neanche nei registri. Il bielorusso accusato dalla Germania dell’attentato a Lipsia è entrato con visto consolare ottenuto a Minsk. La tradizione continua. Non una tradizione gloriosa.
I numeri ufficiali forniti dalla Commissione sono eloquenti. Nel 2019, prima della pandemia, i cittadini russi avevano ottenuto circa 4 milioni di visti Schengen. Poi, dopo l’invasione di Putin in Ucraina del 22 febbraio 2022, grazie soprattutto all’impegno di paesi del nord e dell’est Europa, il numero totale dei visti ai russi è sceso rispettivamente a circa 600mila (nel 2022) e circa 500mila (nel 2023). Nel 2024 e nel 2025 si è verificato un leggero aumento, con 552.600 e 620.000 visti, rispettivamente. Ma in questa cifra il grosso passa da Italia e Francia (e subito, in terza posizione, la Spagna di Sanchez).
Nel 2024 l’Italia è stata nettamente la destinazione Schengen più richiesta dai russi: 161.401 domande, cioè circa il 26,6% delle 606.594 domande Schengen complessivamente presentate in quell’anno dalla Federazione Russa. Di queste l’Italia ne ha generosamente accettate 152.254, il 94,3%. Nel 2025, delle 170.511 domande di visti russi (tra consolati di Mosca e Pietroburgo) l’Italia ne ha accettate 163.908. A queste vanno aggiunti almeno i visti dal consolato di Minsk, dove i russi che chiedono, ottengono: 50.912 domande russe, 50.711 visti russi concessi.
Non ci piace dire no a Putin e Lavrov. Lasciamo stare (per ora) i visti concessi a russi attraverso consolati a Tashkent (Uzbekistan), Baku (Azerbaijan), Ashgabat (Turkmenistan).
La procedura con cui vengono concessi questi visti è sì tecnica (una volta entrati i cittadini fanno parte del meccanismo-Schengen e basta), tuttavia il problema politico c’è: come mai Italia Francia e Spagna sono così generose, e di gran lunga rispetto a tutti gli altri paesi, coi visti ai russi? Entrano in gioco orientamenti governativi che influenzano consolati e ambasciate. Non per caso, sono (e di gran lunga) i tre paesi che si oppongono all’inserimento di ulteriori restrizioni ai russi. Kaja Kallas, l’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, è tornata a chiedere più restrizioni non solo per i russi che sono stati nelle forze armate, ma anche per i turisti: «Quest’estate la Russia ha bombardato i civili a livelli record. Eppure i russi hanno continuato a entrare e a godere dell’ospitalità dei paesi europei. Questo non dovrebbe accadere. Oggi, tra i ministri degli Esteri, si è registrato un ampio consenso sull’introduzione di un divieto di ingresso nell’UE per gli ex combattenti russi e di restrizioni più severe per i visti destinati ai turisti russi». C’è già una proposta «in preparazione», dice il portavoce della Commissione europea, Markus Lammert, una restrizione ulteriore che riguarderà tutto il turismo russo: «Lo faremo quando rivedremo il nostro codice dei visti dell’Unione europea, che è in programma».
Poi c’è una questione che riguarda i visti russi illegali, o eventuali reati. L’ambasciatore italiano in Uzbekistan, il nobile Piergabriele Papadia de Bottini (che avrebbe agevolato anche diversi ingressi di russi per il padiglione russo alla Biennale di Venezia), è stato arrestato in primavera in un’inchiesta della Procura di Roma perché avrebbe venduto visti a russi a cifre impossibili per russi normali (da 4 mila a 16 mila euro a persona), ma assolutamente fattibili per due categorie: oligarchi, e siloviki, ossia gli uomini dei servizi russi. Papadia, stando alle carte dei pm, aveva inserito nel suo ufficio una russa di 53 anni, residente in Bulgaria, di nome Tatiana Tarakanova. Aveva già lavorato con lui al consolato italiano a Mosca. In questo modo sono entrati in Italia 97 nuovi russi, molti dei quali legati ai servizi di Mosca, e sotto l’attenzione delle nostre agenzie d’intelligence, ci dice una fonte. Insomma, non diciamo quasi mai di no all’amico russo: sia alle richieste legittime, sia purtroppo a quelle degli agenti russi mascherati da turisti.