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 2026  settembre 04 Venerdì calendario

Tensioni Usa-Francia: Trump blocca il nuovo ambasciatore

Le valigie sono pronte, ma Aurélien Lechevallier è ancora a Parigi. Il diplomatico scelto da Emmanuel Macron come nuovo ambasciatore di Francia negli Stati Uniti avrebbe dovuto insediarsi a Washington a settembre. Solo che l’amministrazione Trump, da luglio, non ha ancora concesso il gradimento indispensabile per assumere l’incarico. Lo stallo è una rappresaglia diplomatica contro le critiche francesi sulla scelta Usa di bloccare la riconferma di Volker Türk alla guida dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Washington si era ritrovata a votare insieme, tra gli altri, a Russia e Corea del Nord. «Gli Stati Uniti erano un tempo un faro dei diritti umani. Non più», aveva commentato su X la rappresentanza francese presso le Nazioni Unite a Ginevra, aggiungendo che ormai «il mondo non li ascolta più».
Dichiarazioni che hanno aperto una nuova crisi tra le due capitali dopo l’idillio di Versailles di giugno, quando Donald Trump era stato accolto con tutti gli onori e i due leader avevano mostrato una ritrovata sintonia. Il Dipartimento di Stato ha definito la retorica francese «irresponsabile e irrispettosa» e avvertito che Washington avrebbe risposto di conseguenza. La risposta sembra essere arrivata proprio sul dossier del nuovo ambasciatore. Il rifiuto, o anche soltanto il prolungato rinvio, del gradimento a un ambasciatore è un gesto diplomatico raro, ancora di più tra due alleati storici.
Lechevallier è un diplomatico di carriera e un uomo di fiducia dell’Eliseo. Attuale direttore di gabinetto del ministro degli Esteri, Jean-Noël Barrot, è stato ambasciatore in Sudafrica e conosce già bene Washington, dove ha lavorato all’ambasciata francese tra il 2007 e il 2010. Il contenzioso si aggiunge a quelli che negli ultimi mesi hanno incrinato il rapporto franco-americano, dai dazi alla difesa europea, fino alle accuse francesi di possibili interferenze americane nel dibattito politico ed elettorale europeo. Il rapporto personale tra Macron e Trump ha resistito alle divergenze. E il presidente francese è sempre riuscito, prima o poi, a ricucire con il leader americano.
Anche questa volta Parigi punta a evitare l’escalation. Macron arriverà tra qualche giorno a New York per l’Assemblea generale dell’Onu. Una fonte diplomatica assicura che sono in corso contatti per sbloccare la situazione. Washington pretenderebbe però delle scuse, o almeno una forma di pentimento per le parole pronunciate dalla rappresentanza francese all’Onu. Un passo che, per il momento, la Francia non sembra pronta a compiere. Nel frattempo l’attuale ambasciatore, Laurent Bili, potrebbe rimanere a Washington qualche settimana in più del previsto. O forse molto più a lungo perché negli ambienti diplomatici non viene escluso che il braccio di ferro possa protrarsi per mesi. Nella mediazione potrebbe intervenire anche Charles Kushner, ambasciatore americano a Parigi e padre di Jared Kushner, genero di Trump.
Nelle ultime ore è emerso un secondo fronte di tensione tra Parigi e Washington. L’amministrazione Trump avrebbe fatto pressione sulle principali aziende spaziali americane per non partecipare al Summit internazionale sullo spazio organizzato da Macron a Parigi il 9 e 10 settembre. SpaceX, Blue Origin, Stoke Space e Starcloud hanno così cancellato la loro partecipazione, insieme ad alcuni annunci congiunti tra imprese europee e americane. La Casa Bianca avrebbe fatto sapere alle aziende che la loro presenza poteva essere interpretata come un sostegno alle posizioni europee sulla politica spaziale. Il vertice, con Macron e Ursula von der Leyen, riunirà rappresentanti di circa 120 Paesi ed è anche una tappa della strategia europea per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti nei lanciatori e nelle comunicazioni satellitari, rafforzando l’autonomia industriale del continente.