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 2026  settembre 04 Venerdì calendario

Kiev, sparatoria tra servizi segreti

Le storie di spie, per definizione, non sono mai bianche o nere. Brancolano nella zona grigia, a volte per decenni. Figuriamoci, poi, quando gli agenti segreti arrivano a spararsi addosso, per strada, in pieno giorno, per motivi inconfessati e in circostanze oscure. È quel che è successo la mattina del 2 settembre nel quartiere residenziale di Berezniaky, a Kiev, sulla riva sinistra, tra gli uomini dello Sbu, il servizio di sicurezza interno ucraino, e i colleghi del Gur, l’intelligence militare del ministero della Difesa.
Tre militari feriti nel marasma di divise e di 007 in borghese, mille punti interrogativi. A complicare un quadro già complicato, imbarazzante per Zelensky ma anche rivelatore degli aspri conflitti tra i due apparati di intelligence, si scopre che la causa dello scontro è il russo che abita di fronte al luogo della sparatoria: Stepan Kaplunov, vicecomandante dei volontari russi che combattono contro Mosca, un Corpo che risulta inquadrato nel Gur. Kaplunov dice di essere stato rapito, abusato, costretto a confessare contatti con Mosca che poi ha smentito, infine rilasciato. Un enigma nell’enigma.
Partiamo da lui per raccontare questa faccenda brutta, che può aver provocato la defenestrazione di Oleh Khramov, uno dei dirigenti apicali dello Sbu: responsabile del Dipartimento per la protezione dei segreti di Stato, cacciato ieri da Zelensky con un decreto scarno e non motivato. Dunque, Kaplunov racconta di essere stato catturato il 23 agosto nel cortile del suo palazzo da uomini dello Sbu che si erano presentati come poliziotti. Sostiene di essere rimasto «sotto sequestro» per nove giorni, bendato e ammanettato, e di aver subito pressioni per confessare di suoi rapporti con l’Fsb (il servizio di controspionaggio russo) e, soprattutto, per lanciare accuse che arriverebbero a coinvolgere Kyrylo Budanov, il potentissimo ex direttore del Gur, diventato capo dell’Ufficio presidenziale di Zelensky. Quindi i massimi livelli dello Stato ucraino.
Il video della confessione estorta è stato messo in Rete. Alcuni giorni fa Kaplunov viene rilasciato. Appena tornato a casa, gira da solo un altro filmato in cui smentisce tutto ciò che aveva affermato, spiegando di essere stato forzato con le minacce a dire quelle cose. Lo Sbu lo considera un doppiogiochista. Afferma di aver trovato nel suo telefono le prove dei suoi contatti con un rappresentante dell’Fsb, dal quale avrebbe avuto l’incarico di organizzare l’assassinio «di un leader dell’opposizone russa»: secondo i media, si tratta di Akhmed Zakayev, capo del governo in esilio della Repubblica cecena di Ichkeria, che si trovava in Ucraina il 24 agosto per i festeggiamenti dell’Indipedeneza.
Si arriva alla notte del primo settembre: agenti dello Sbu tornano nell’appartamento del russo per una perquisizione, ma questa volta trovano i colleghi dell’intelligence militare che si oppongono. Le immagini riprese con un telefonino la mattina del 2 settembre non consentono di individuare chi abbia aperto il fuoco per primo, ma si vedono tre colpi sparati dalle spie dello Sbu. E torna in mente un clamoroso precedente: 5 marzo 2022 l’agente del Gur Denys Kireyev, che aveva partecipato già a un paio di incontri negoziali coi delegati russi, viene ucciso a Kiev per mano, dirà Budanov, dei servizi segreti civili.
L’Ufficio statale investigativo ha aperto un’inchiesta sui fatti di questi giorni, indagando sia un agente dello Sbu, sia un militare del Gur, perché sospetta violazioni da entrambe le parti. Un episodio «assolutamente vergognoso», è il commento di Zelensky, già in difficoltà per le indagini sulla corruzione che stanno decimando il governo. «Ci saranno provvedimenti», ha aggiunto, «in Ucraina sparare contro gli occupanti russi è consentito solo per difendere il nostro Paese».