corriere.it, 4 settembre 2026
Xu Peng, da attore super richiesto a verduraio
Ogni mattina, all’alba, è al mercato del suo villaggio nella provincia dello Shandong, penisola a sud di Pechino. Vende frutta e verdura. Ma è l’unico giovane tra le bancarelle ad avere una fila anomala di signore giovani e meno giovani (e anche qualche uomo) visibilmente emozionate e gongolanti in attesa: quando termina di pesare insalata e cavolfiori, germogli di soia e di bambù, soltanto a lui arriva la richiesta insieme al pagamento rigorosamente digitale: «Qinbi qianming? Mi fai l’autografo?».
Il verduraio Xu Peng, 30 anni, un viso perfetto, alto, un portamento regale non è un soltanto un «verduraio»: diplomato all’Accademia centrale di drammaturgia, è stato a lungo un attore super richiesto, capace di lavorare 16 ore al giorno interpretando ruoli nelle serie televisive più popolari in Cina. Xu ha vissuto il boom degli sceneggiati storici e romantici trasmessi soprattutto in streaming. Da Mio fratello è nella squadra di nuoto a Fiume di sangue, da Viaggio verso l’amore a La leggenda di Zhuohua, l’attore ha conquistato fama e cuori degli appassionati del genere.
Dunque perché ora vende carote e zucchine al mercato? Il punto è che in Cina, come sta accadendo altrove (per esempio in Corea del Sud), l’intelligenza artificiale applicata alla produzione televisiva e cinematografica ormai è una realtà consolidata. Xu Peng, nonostante la fama, era uno dei tanti attori che per mantenere il ruolo conquistato a fatica, in un ambiente incredibilmente competitivo, era disposto a lavorare giorno e notte. «Impossibile dire di no a una proposta, grande o piccola che fosse».
Ma con l’utilizzo dell’Ai, non più in fase sperimentale, le case di produzione hanno scoperto di poter risparmiare fiumi di denaro in compensi per gli interpreti umani: gli attori digitali, oltre a non avere problemi di orari o di richieste economiche, possono assumere qualunque ruolo senza fatica, il più delle volte – e questo è davvero un paradosso – grazie a fattezze e stili di recitazione assimilati dagli attori in carne e ossa.
Insomma, Xu Peng, alla fine, non riuscendo più a trovare lavoro, si è ritrovato un disoccupato, costretto a tornare al suo villaggio. «Un lavoro è un lavoro», ha commentato filosoficamente. «L’importante è guadagnarsi da vivere». Sarà, certo vederlo aiutare il padre al mercato, lo sguardo malinconico, fa un po’ dispiacere. Se non altro al pensiero di un giovane talento sprecato. Tuttavia, c’è anche un risvolto positivo: gli affari della bancarella di famiglia non sono mai andati così bene.