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 2026  settembre 04 Venerdì calendario

Gli Usa e l’effetto-Clark. La Wnba è diventata lo show dei record

Quando nelle business school si comincia a parlare diffusamente di un fenomeno commerciale, è meglio prestare attenzione. Quando economisti coniano un termine come «Clark Effect», effetto Clark, la rivoluzione è compiuta. Clark come Caitlin Clark, che quando giocava al college nelle Iowa Hawkeyes ha portato la squadra a demolire record di biglietti staccati allo stadio e di audience tv, con il Wall Street Journal – giornale finanziario poco incline all’enfasi – che, preso atto dei 9,9 milioni di spettatori per la «sua» finale universitaria, la definisce prima ancora di arrivare al professionismo «la goat degli ascolti tv», la più grande: a prescindere dal genere, nessuno come lei ha avuto un simile effetto.
Stessa cosa quando il draft l’ha portata nella Women’s Nba (Wnba), con le Indiana Fever: continua a stabilire record di spettatori. Proprio grazie a lei, prima scelta assoluta, il draft realizza una media di 2,45 milioni di spettatori, il dato più alto nella storia Wnba. Il debutto in regular season (contro le Connecticut Sun, 14 maggio 2024) è la partita di basket femminile più vista dal 2002 e la più vista di sempre via cavo. Da allora, un primato dopo l’altro: attira sponsor, copertura mediatica, una «bomba» da tre punti dopo l’altra.
Talento generazionale, Clark porta con sé l’ingrediente essenziale nell’era di Internet: la capacità di generare attenzione. Attenzione per una Wnba che prima di lei non entusiasmava e con lei non si pone più limiti, comprensibilmente. Peccato che la lunga marcia del campionato professionistico femminile verso il successo mediatico pareva arrivata finalmente a destinazione: la terra promessa degli ascolti e dell’attenzione del pubblico, dei contratti importanti. Clark resta il motore economico e di rating che ha cambiato la rilevanza del campionato: con lei le partite delle Fever attirano regolarmente da 1 a 2,6 milioni di telespettatori (con picchi più alti), demolendo i record d’ascolti del basket femminile. Più traffico on line, più presenze allo stadio. Più engagement. Ma l’engagement è un’arma a doppio taglio, perché – spesso – può confinare con la caciara.
Il prezzo del biglietto dell’attenzione (social) mediatica è doloroso: tutto fa engagement, e nel brodo digitale spesso torbido dei clic una prodezza atletica vale meno di uno sganassone, una partita combattuta all’ultimo secondo non produce minimamente come una polemica, che dallo sport passa alla politica.
Clark ha il dono della grande attrattiva «crossover». Il profilo così alto le è costato parecchie botte e colpi bassi: è stata bullizzata dalle avversarie normodotate nella generale indifferenza degli arbitri. Ecco allora che la compagna di squadra Sophie Cunningham ha cominciato a difenderla in campo e pubblicamente, senza fare sconti a nessuno. E così l’America si è accorta anche di Cunningham, estremamente fotogenica, che sforna con bravura «meme» – l’espressione gelida e il dito puntato contro un’avversaria che voleva picchiarla – e su TikTok balla felice la musica che le piace (il country). Poi però Cunningham, come conseguenza del nuovo profilo così alto, con le scarpe subito esaurite nei negozi e on line, e vendute a prezzi da mercato nero su Internet, ha cominciato a parlare: dicendo cose in realtà banali ma che nell’America attuale, insanabilmente spaccata in due, hanno creato un caso politico, di costume, e che potrebbe anche finire in tribunale e mettere nei guai la Lega.
Nella Wnba non ci sono mai state giocatrici trans ma la Lega per motivi sui quali ognuno ha un’opinione diversa – correttezza politica? Senso di indipendenza? – non ha mai sottoscritto le regole Fiba che precisano l’impossibilità di ammettere giocatrici trans che abbiano vissuto l’adolescenza maschile. In questo quadro, vista anche la posizione fortissimamente pro-Lgbt della Wnba e di molte giocatrici, il mese scorso è esplosa una polemica che non si è ancora spenta per la seguente dichiarazione di Cunningham alla Espn. Parlando di giocatrici trans, ha precisato di voler «proteggere le ragazze negli spogliatoi, le ragazze nello sport: non dovrebbero giocare contro uomini biologici».
Ovvietà o transfobia? L’America, come ormai fa per tutto il resto, si è spaccata. Le avversarie insultano Cunningham (che incassa anche qualche fallaccio in più), i social le rinfacciano un certo tradizionalismo (dice di volersi sposare con un uomo credente e praticante come lei ma più alto di lei «altrimenti l’uomo sembrerei io», ama il country non il rap), alla sua coach pare diventata improvvisamente meno simpatica.
E così il successo di una Lega partita molto piano, con palazzetti spesso semivuoti e qualche spiritoso che gettava in campo dei sex toys, e poi diventata una grande risorsa dello sport americano, adesso è finito nel caos. Perché l’ex centro turco-americano della Nba Enes Kanter Freedom ha deciso di impiegare il suo tempo provocando (inutilmente, è chiaro che non può farcela) la Wnba. Kanter è un uomo di principi. Oppositore storico di Erdogan, che paragonò a Hitler (risultato: il presidente gli cancellò il passaporto e fece emettere un mandato di cattura per «terrorismo»), critico feroce di Xi Jinping e difensore degli uiguri, Kanter ha deciso di «trollare» la Wnba.
Visto che la Lega non dà una definizione chiara di «donna», Kanter ha detto di sentirsi donna, ha cambiato il suo pronome da maschile a femminile e si è dichiarato per il draft Wnba 2027 come donna autodefinita dal «self-id». Il 24 agosto Kanter è andato alla partita Chicago Sky-Indiana Fever, vicinissimo al campo e indossando una maglietta con stampata la definizione di «donna» del vocabolario («sostantivo, femmina di essere umano adulto») ha avuto un diverbio con la giocatrice Natasha Cloud. È stato espulso.
Sia Kanter sia Royce White, ex ala degli Houston Rockets, insistono per partecipare al draft (con l’ipotesi fare causa per discriminazione in caso contrario). Usa Today aveva però gelato i due amici citando una fonte anonima della Wnba secondo la quale la Lega «non darà ossigeno agli sforzi volti a ridicolizzarla o a usare questo argomento per sminuire o emarginare gli altri».
Così la Wnba è davvero al centro dell’attenzione: l’audience è ancora una frazione di quella dell’Nba, ma il divario si è ridotto sostanzialmente da quando è arrivata Caitlin Clark, e ora ancor di più grazie al circo provocato da Kanter. Che gode dell’appoggio di Trump: la portavoce (uscente) della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato che Trump segue le notizie su Cunningham ed «è d’accordo con lei». Secondo Leavitt, Cunningham «dice la verità»: gli uomini non dovrebbero praticare sport femminili. Trump l’anno scorso, a poche settimane dall’insediamento, ha firmato l’ordine esecutivo n.14201 dal titolo «Mantenere gli uomini fuori dagli sport femminili». Anche il vicepresidente JD Vance ha elogiato Cunningham (che, ormai inutilmente, ripete di «non essere una persona molto politica» e di stare «molto al centro»).