Corriere della Sera, 4 settembre 2026
Chi attrae più capitali esteri? L’Italia recupera posizioni
L’attrattività dell’Italia migliora, ma il mondo corre più velocemente. È forse questo il dato più interessante del Global Attractiveness Index 2026 di TEHA Group: il Paese resta 17° su 146 economie, ma lo score sale da 60,8 a 62,1. Dal 2022 ha recuperato cinque posizioni e negli ultimi tre anni, pur restando fermo nello stesso posto, ha guadagnato 7,3 punti. Intanto, però, cambia il baricentro della competizione mondiale.
Gli Stati Uniti restano primi con 100 punti, ma la Cina si avvicina, da 89,8 a 93,1. Singapore supera la Germania e sale sul podio, l’India guadagna quattro posizioni e raggiunge l’Irlanda al 15° posto. L’Italia recupera terreno su Germania, Francia e Regno Unito, ma lo perde rispetto a Cina, India, Singapore, Corea e Hong Kong. Una geografia che fotografa le diverse velocità di economie mature e nuovi poli di crescita.
Sta cambiando anche ciò che rende attrattivo un Paese. A capitale, infrastrutture e competenze si aggiungono sicurezza delle forniture, resilienza delle catene produttive e soprattutto energia. Le tensioni geopolitiche e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno riportato costo e disponibilità dell’energia tra le variabili decisive per localizzare un investimento. Per un’economia manifatturiera importatrice netta come l’Italia, il saldo energetico negativo torna così a essere un limite competitivo.
È in questo scenario che i numeri italiani sembrano contraddirsi. L’Italia è ottava nell’Innovazione e quarta per diversificazione geografica dell’export; nel 2025 le esportazioni sono aumentate del 3,3% al record di 643 miliardi di euro e quelle verso gli Stati Uniti del 7%, nonostante i dazi. L’occupazione ha superato 24,3 milioni, massimo storico. Ma alla capacità delle imprese italiane di competere sui mercati non corrisponde ancora una forza analoga nell’attrarre capitali.
In un 2025 segnato da una maggiore selettività degli investimenti internazionali, i flussi di investimenti diretti esteri in ingresso sono diminuiti del 27% in Italia. Non è un’anomalia soltanto italiana: il calo è stato del 36% in Francia e del 29% in Spagna, mentre la Germania è andata in controtendenza con un aumento del 24%.
Lo stesso scarto emerge dal lavoro. Crescono gli occupati mentre diminuisce la produttività totale dei fattori, che perde venti posizioni nel relativo indicatore; nel complesso, l’Italia scivola al 62° posto nell’Efficienza. Tra il 2021 e il 2025 i salari medi lordi sono aumentati del 9,9%, mentre i prezzi dei consumi delle famiglie sono saliti del 15,8%, erodendo il loro potere d’acquisto.
Per questo il dato più problematico del GAI non è forse il 17° posto, ma il 76° nell’Orientamento al futuro. Nel G7, inoltre, l’Italia resta ultima, a 14,1 punti dalla media. Tra le prime venti economie soltanto Italia e Spagna presentano un livello basso. Demografia, capitale umano e prospettive di crescita spiegano perché l’Italia possa avvicinarsi alle economie europee mature e insieme perdere terreno rispetto ai poli asiatici.
Il rapporto indica come priorità competenze, semplificazione, infrastrutture digitali, diversificazione commerciale e una politica industriale più selettiva. Sul lavoro il mismatch si è ampliato: nel 2025 il 47% delle assunzioni programmate è di difficile reperimento, contro il 26% nel 2019.
Il GAI è sostenuto da Amazon, Philip Morris Italia e Toyota Material Handling Italia, tre multinazionali che hanno investito nel Paese e che osservano sul campo quei fattori che determinano la scelta di continuare a farlo.